Altritaliani

Rinasce in Calabria la tradizione dell’Opera dei pupi

lunedì 15 febbraio 2016 di Carmelina Sicari

In maniera straordinaria a Reggio Calabria rinasce l’opera dei pupi, un carnevale particolare, suggerito dall’Opera dei pupi di siciliana memoria cui si collega l’epopea francese di Orlando e la canzone di gesta Aspromonte, ad opera del gruppo teatrale guidato da Antonia Festini.

“Tutti pupi”: così proclamava, indicando i primi posti a teatro, sporgendosi dal palcoscenico, l’indimenticabile Salvo Randone per Il Berretto a sonagli di Pirandello. In effetti così era, almeno secondo la tremenda pupazzata dello scrittore siciliano, premio Nobel nel ’36 per la letteratura.

Quasi a suo ricordo viene rappresentata a Reggio Calabria una riduzione in dialetto della Canzone di gesta Aspromonte. La riduzione in dialetto è opera di Domenico Pietropaolo e vi sono affiancate le musiche del coro diretto da Maurizio Bascià ed addirittura nella scena del matrimonio di Gallicella, appare la tarantella, il ballo popolare.

Rinasce perchè, per quanto minoritaria rispetto a quella siciliana, l’opera dei pupi aveva in città una sua nobile e prolungata tradizione.

Si narra, ed il racconto ha ormai attraversato più generazioni, che in città operasse un puparo celebre, Don Natale, che enfatizzava le imprese del nobile conte Orlando, attribuendogli mille o più nemici caduti sotto la sua spada, la magica Durlindana.
Il pubblico, quando annunciava l’eccidio, interferiva con grandi risate e gli suggeriva di ’calare’, di abbassare il numero dei morti.
Cala, don Natale, era divenuto poi quasi uno slogan usato soprattutto nel sermo familiaris, nel dire comune, quando l’interlocutore esagerava un tantino.

Ma questo per dire la resistenza di una tradizione da noi forte che costituiva un elemento importante di identità, così come la scelta del dialetto, risponde ad un discorso popolare, alla necessità di avvicinare al popolo la tradizione dell’epopea di origine francese, alta e sublime, per renderne partecipe tutti.

Popolare è anche la costruzione dell’opera dei pupi che, in Sicilia, ha trovato veri e propri non solo cultori ma quasi sacerdoti, nei Cuticchio, Mancuso ed in Antonio Pasqualino a cui si deve anche una storia dei pupi.

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Pupi siciliani della famiglia Mancuso

L’elemento simbolico della grande pupazzata di Pirandello non viene perduto ma sta in secondo piano rispetto alla tradizione, alla storia locale. L’uomo si scopre eterodiretto ed è una tragedia. È come, dice Luigi Pirandello, se la tela sul capo della marionetta che sta recitando, si spaccasse e quella, scoprendo il cielo di carta, capisse di essere una marionetta.

Ma c’è un elemento molto importante nella edizione di oggi in dialetto di Aspromonte, l’epopea normanna sorta a Sud. Riguarda appunto il rifacimento.

Da quando da I reali di Francia e precisamente dal libro VII di Andrea da Barberino alla fine del 1300, furono tratte le storie di Aspromonte, infiniti furono i rifacimenti dell’opera fino al poemetto in ottave del ’400, vero antenato dell’Orlando Furioso e fino al ’600 con Ludovico Dolce.

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Il paladino Orlando

Ariosto nei confronti di questa tradizione si propone come continuatore a somiglianza degli antichi cantastorie. Attribuisce la Durlindana da Orlando, strappata al nemico proprio in Aspromonte, ad Almonte, riprende la storia della donna guerriera, Gallicella, e degli amori tra nemici proprio dal poemetto ed addirittura fa risalire la casa estense ai due gemelli figli di Gallicella, Ruggiero e Bradamante.

Ma, dicevamo, dal 1600 non c’erano stati più rifacimenti perchè la vittoria cristiana del 1571 di Lepanto aveva quasi cancellato il rischio degli infedeli che invadevano le coste della cristianità.

Questa versione in dialetto si può tuttavia considerare una sorta di rifacimento. Dei tre elementi che la compongono, l’elemento simbolico, esaltato da Pirandello, aveva segnato una notevole discontinuità, perchè nei continui rifacimenti era implicita un’idea, un progetto pedagogico-politico dell’unità dell’Europa, necessaria per far da barriera al nemico invasore. C’è poi l’altra idea del Cristianesimo che viene ad innestarsi come unità fisica e morale e sviluppo d’una genesi.

Che segno è questa inopinata apparizione dei rifacimenti dell’Aspromonte? Solo culturale o contiene in embrione quasi una profezia?

Carmelina Sicari
Direttrice di Calabria Sconosciuta


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