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Letteratura

Le splendide miniature dell’Officiolum di Francesco da Barberino per la Divina Commedia di Dante Alighieri.

domenica 7 febbraio 2016 di Gaetanina Sicari Ruffo

Un importante avvenimento culturale s’è verificato al termine dell’anno 2015 nel 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri: presentato al Senato di Roma, il 23 novembre, l’“Officiolum” ritrovato di Francesco da Barberino con le prime immagini della “Divina Commedia”.

Il ritrovamento, già annunziato durante il Convegno internazionale del centro Pio Rajna, tenutosi a Roma, dal 28 settembre al 1° ottobre 2015, per i 750 anni della nascita di Dante, è ora una realtà compiuta. Era già noto prima, ma si pensava fosse andato perduto.
Si tratta d’un piccolo manoscritto pergamenaceo in velluto rosso(mm. 134x100), redatto tra il 1304 ed il 1309, noto come “libro delle ore” che, come si sa, serviva nell’antichità come vademecum della giornata, a scandire preghiere ed argomenti diversi, quasi una specie di breviarium da tenere con sé nelle ore della giornata. Questo è il più antico che si conosca.

Il suo ritrovamento, avvenuto in modo avventuroso, in un’asta di Christie’s, è stato assicurato da un italiano di Milano che ha voluto farlo conoscere in fac simile agli appassionati, per la ricorrenza dei 750 anni della nascita del poeta fiorentino.

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Nel codice dantesco che si riteneva perduto, due circolari con facce di dannati e del Limbo

La sua rarità sta nella sua datazione che consente d’apprendere che già, nel 1304, circolavano le notizie sull’Inferno di Dante, prima dell’effettiva pubblicazione. Poi contiene ben 67 miniature, spesso a tutta pagina, vergate in gotica testuale italiana, di squisita fattura che fanno pensare ad una bottega artigianale giottesca in quel di Padova, dove fu realizzato. Potrebbero essere le più antiche illustrazioni della I cantica dell’Inferno.

Il suo autore è Francesco da Barberino, figlio del ghibellino Neri di Ranuccio, nato a Val d’Elsa il 1264, un anno prima di Dante, e come lui esule in Veneto, a Padova e a Treviso, di professione notaio, forse al servizio del Podestà Corso Donati. Soggiornò in Provenza ed in Francia. Al ritorno in Italia, si trattenne ancora a Venezia ed in altre città settentrionali prima di rientrare a Firenze verso il 1318 dove si dedicò all’attività notarile. Nel 1345, fu insieme al figlio Filippo, consigliere della Repubblica e nominato console del collegio dei giudici e notai, successivamente Priore, prima di morire di peste nel 1348.

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Presentazione al tempio e il cosmo con la senilità

I suoi esordi furono di poeta vicino al gruppo degli stilnovisti, ma niente ci resta della sua espressione poetica. Scrisse il suo capolavoro: Documenti d’Amore, iniziati prima del 1309 e poi finiti in Provenza nel 1313, seguiti da Reggimento e costumi di donna, una sorta di galateo, negli anni 1318-1320.

Era evidentemente informato dell’attività del poeta fiorentino di cui doveva essere amico, perchè dimostra di conoscere bene le argomentazioni dell’Inferno. Le due immagini qui riproposte sono nei fogli rispettivamente 59 e 156. Rappresentano in spazi circolari fasce del mondo dei dannati, il Limbo con il girone degli “spiriti magni” e i dannati attorno ad una testa bestiale con diavoli e mostri infernali.

In una nota si legge: Dante Alighieri in una sua opera che s’intitola “Commedia” tratta, tra molte altre, di cose infernali e presenta Virgilio come proprio maestro. Prosegue dicendo che Dante sia maturato proprio studiando il poeta latino. Nella parte finale un Salve regina, ed un’allegoria figurata della Speranza. Tutta un’arte da studiare e raffrontare!

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Allegoria di Francesco con la Speranza

Il discorso delle miniature dell’Italia tosco-emiliana e veneta alla fine del XIII e all’inizio del XIV, che sono d’impronta giottesca per i colori pallidi e gli echi degli affreschi della cappella degli Scrovegni, promettono un approfondimento speciale e testimoniano un momento culturale italiano di grande impegno. Richiamano l’iconografia cosmologica dell’Età della Donna e dell’Eclissi del Palazzo della Ragione, andati distrutti nel 1420.

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L’eclissi

Il ritrovamento del piccolo Officiolum fu annunziato dagli studiosi Fabio Bertolo e Teresa Nocita nel 2007. Essi apprestarono una loro relazione sulla Rivista “Filologia e critica” della Salerno editrice, ma si deve soprattutto all’appassionata attività del prof. Enrico Malato e del Centro, da lui diretto, Pio Rajna, tutto l’apparato di sistemazione, divulgazione e successiva presentazione al pubblico ed alle autorità delle novità sul Sommo Poeta fiorentino. La presentazione è avvenuta nella Sala Zuccari con l’intervento del Presidente Pietro Grasso.

Gaetanina Sicari Ruffo

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La riproduzione in facsimile dell’Officiolo, fedelissima all’originale, offre una preziosa documentazione, aperta alla fruizione del grande pubblico, della piú spettacolare invenzione iconografica nell’arte della miniatura italiana fra Due e Trecento.
VEDI SALERNOEDITRICE

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Libro aperto. Riproduzione in facsimile

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