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La grande scommessa (Big Short) di Adam McKay

venerdì 29 gennaio 2016 di Armando Lostaglio

Il titolo originale è “Big Short” ossia: il grande scoperto, ma anche “the big bubble”, la grande bolla. E’ quanto ha vissuto il mondo intero nell’ultimo decennio, dal 2005 ad oggi, con una crisi finanziaria che ancora ci attornia, paragonabile solo alla Grande Depressione risalente agli anni Venti del secolo scorso.

Solo un decennio fa, dunque, il mercato immobiliare americano sembrava solido ed in continuo rialzo come mai prima di allora. I mutui richiesti dalle famiglie a tassi variabili per acquistare la casa tanto sognata venivano elargiti senza molte garanzie creditizie. Il protagonista del film Michael Burry, gestore di un Fondo, si presenta in diverse banche per scommettere contro il trend del mercato avendo scoperto che quest’ultimo è basato su Mutui sub-prime, pertanto instabile. Nessuna banca ovviamente gli negò tale acquisto poiché tutte credevano nella solidità del mercato immobiliare, giudicando M.B. un visionario! Gli stessi suoi investitori dubitarono della sua lucidità mentale cercando di bloccare i suoi acquisti considerati folli, eppure egli aveva previsto quanto poteva irrimediabilmente accadere: una pericolosa bolla che poteva scoppiare e coinvolgere l’intero sistema finanziario. Decise pertanto di continuare ad acquistare CDS (credit-default-swap), contratti di tipo derivato che si opponevano al trend di mercato.

L’ingente richiesta di immobili, grazie alla facilità di accesso al credito, ha fatto alzare i prezzi delle case e con il crescere dei tassi d’interesse la società si è ritrovata ad avere debiti più alti rispetto al valore stesso degli immobili acquistati. Ciò ha determinato una successiva e repentina diminuzione dei prezzi degli immobili, la famosa "bolla", destinata a scoppiare un paio d’anni dopo con effetti deflagranti in tutto il mondo.

C’è incredulità all’uscita di questo film, recitato in maniera sublime (da Oscar), ricco di grafici, obbligazioni, derivati (CDS), manovrati da speculatori finanziari ai limiti della sopravvivenza, cui il mondo ha affidato le sorti finanziarie. Nelle mani di chi siamo? Risposte e critiche sono già venute dal cinema americano negli anni scorsi, da Oliver Stone (con “Wall Street” dell’87) e nel 2013 da Scorsese con “The Wolf of Wall Street”. La capitale dell’economia mondiale messa a soqquadro da cineasti che scrutano e documentano (con cast straordinari, qui Christian Bale, Ryan Goslin da Oscar, e Brad Pitt che lo ha pure coprodotto); la bolla finanziaria determinata da persone che vivono solo in funzione di freddi numeri, che badano solo a fare soldi senza pregiudizi e valori di sorta.

Noi, minuscoli spettatori, ignoriamo quel mondo dal basso della nostra suprema ignoranza. Il sistema finanziario lascia per strada milioni di persone e licenzia impiegati e funzionari, perché i “sicurissimi” istituti di credito gestiscono i propri affari trascurando gli interessi dei risparmiatori. In questa logica-illogica stratosfera, il regista Adam McKay cerca di conciliare spettacolo cinematografico nel mondo finanziario preso da termini finanziari da brivido per i soli “addetti ai lavori “ come CDO, CDS, IRS, Rating.

Il film trae ispirazione dal libro di Michael Lewis. Viene girato in maniera compulsiva e tratteggiato da alcune trovate geniali (interviste con sguardo in macchina, irridenti alla Woody Allen) come la scelta di lasciare le spiegazioni “tecniche” con un linguaggio elementare a Margot Robbie o Selena Gomez e ambientato in lussuose sale da gioco. Una scelta intelligente per capire meglio acronimi e sigle che alla lunga distraggono lo spettatore comune.

L’altro protagonista del film è un impiegato di Deutsche Bank che, venendo a conoscenza dell’operato di Burry, si rende conto come le sue previsioni siano veritiere. Decide pertanto di investire la propria quota nel mercato dei CDS convincendo anche un suo amico trader a fare lo stesso.

I due scoprono che il crollo del sistema immobiliare si sarebbe perpetuato in tutto il mondo per la vendita di CDO (obbligazioni di debito collateralizzato) cioè dei gruppi di prestiti poveri (con rating inferiore a tripla A) inseriti nello stesso pacchetto finanziario di quelli migliori “tripla A” in accordo con le agenzie di rating, che svolgono la loro attività senza una corretta analisi, vendendosi al maggior offerente.

Quando lo stesso Banny partecipa all’American Securities Forum di Las Vegas si rende conto che la catena di scommesse sui prestiti difettosi era enorme e avrebbe provocato un crollo dell’economia mondiale, mettendo in ginocchio le più grandi Banche d’Affari compreso il suo datore di lavoro “Morgan Stanley”.

I terzi protagonisti del film sono due giovani investitori Charie e Janie, alle prime esperienze nel mondo finanziario. Anche loro intuiscono il futuro default ma inesperti del sistema chiedono aiuto ad un vecchio amico bancario in pensione Ben Rickert. I due sono in procinto di realizzare enormi profitti grazie al collasso economico imminente e ai consigli dell’amico.

Dopo il crollo della Bolla nessuno dei banchieri coinvolti nella creazione di CDO viene arrestato.

I CDO tornano ad essere venduti come se non fosse successo nulla. Sono insiti in molti portafogli di investimento di Società di Gestione del Risparmio (SGR). L’investitore comune non potrà mai avere certezze effettive di come sono strutturati i portafogli dei loro risparmi affidati agli intermediari finanziari; così la storia si potrebbe ripetere in altri settori non solo in quello immobiliare dove ancora oggi le perdite sono ingenti.

Fino a quando le Autority di riferimento in ogni paese non attuino dovuti controlli sugli istituti di credito non si potranno mai prevenire certi Crack nel sistema finanziario.

Da investitori dobbiamo sempre sperare di trovare operatori professionisti che ci sappiano indicare strumenti finanziari non rischiosi, altrimenti i risparmi accumulati di una vita di sacrifici potrebbero essere in pericolo…

Dunque, concilieranno mai numeri e senso etico?

Di Barbara D’Andrea e Armando Lostaglio

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