Altritaliani

Saviano, Pisani e il gomorrismo

In discussione finanche la necessità della scorta a Roberto Saviano.
domenica 18 ottobre 2009 di Francesco Raiola

Il capo della mobile di Napoli Pisani, polemizza sulla necessità della scorta all’autore di Gomorra. Si eleva alta la critica di istituzioni, politici, del mondo della cultura e di semplici cittadini. La necessità di tenere sempre alta la guardia contro le mafie. Stranezza italiana: a chi sostiene i valori sani di giustizia e legalità, viene rimproverato il successo, ad altri, portatori di disvalori, attacchi alle istituzioni democratiche, quando non alla pubblica morale, questo successo non è rimproverato, anzi gli capita di crescere nei sondaggi.

Ovviamente le parole di Pisani non potevano non scatenare reazioni. Al silenzio dello scrittore rispondono gli stessi colleghi di Pisani, come il capo della Polizia Manganelli che dice: “sono state confermate le misure di protezione già in atto e disposte misure ulteriori delle persone esposte al pericolo di azioni violente da parte delle organizzazioni criminali, a cominciare dallo scrittore”, piuttosto che quelle del procuratore aggiunto di Napoli, Federico Cafiero de Raho: “Saviano è enormemente esposto. Ha smosso le coscienze e diffuso una conoscenza che era di pochi, diventando un emblema della lotta alla camorra. Colpire lui significa depotenziarlo. È il testimone di una battaglia civile in cui tanti si riconoscono. C’è un prima e un dopo Gomorra, in Italia”.

L’accusa di Pisani era stata forte: “A noi della Mobile fu data la delega per riscontrare quel che Saviano aveva raccontato a proposito delle minacce ricevute. Dopo gli accertamenti demmo parere negativo sull’assegnazione della scorta”, ma quello che ha lasciato abbastanza perplessi è il passaggio in cui Pisani sottolinea come le cose raccontate da Saviano erano cose che gli inquirenti già sapevano, mettendosi nel solco di coloro che accusano lo scrittore campano di avere scritto un libro su cose che “tutti sapevano”. Un passaggio strano, soprattutto se viene da un uomo delle istituzioni che è sicuramente cosciente del fatto che il libro non aveva come target le forze dell’ordine, ma le migliaia, milioni di persone che di questi affari non ne sapevano nulla, nonostante il lavoro di tanti giornalisti e scrittori. Cosa deve scontare Saviano? La sua popolarità, ovvio.

Le affermazioni di Pisani, comunque, sono assolutamente da tenere in considerazione, anche perché il capo della Mobile è un personaggio stimato e di risultati. Il fatto, però, che l’Ucis (un comitato interforze che comprende vertici di Arma e Finanza, Prefetti e Questori) abbia valutato la situazione di Saviano e ritenuto giusto dargli la scorta dovrebbero far riflettere. Insomma queste dichiarazioni di Pisani potrebbero anche sembrare un attacco ai colleghi della Difesa.

Come mai, allora, si è deciso di dare la scorta a Saviano quando questi non era ancora il Saviano che conosciamo oggi? Quale tornaconto avrebbero avuto coloro che gli hanno dato la scorta? È forse la Mondadori che ha il potere di fare assegnare o meno la scorta? A essere dietrologi si potrebbe pensare a un gran complotto della più grande casa editrice d’Italia, che è riuscita a elaborare un progetto di marketing perfetto. Ma la dietrologia, in questo caso, ci sembra esagerata.

Saviano da sempre sembra creare una spaccatura, tra coloro che lo osannano, quasi fosse un dio e coloro che lo criticano aspramente, manco fosse il diavolo. Ma c’è un’opinione pubblica, neanche tanto nascosta che prende le cose per quelle che sono. Saviano ha scritto un libro, Gomorra, sui fatti di cui tantissime persone ormai sono a conoscenza. Saviano ha pubblicato con Mondadori, che, in quanto casa editrice e quindi azienda che deve vendere, e ha fatto operazioni di marketing come fa con tutti i suoi libri (ma da qui al pensare a una grande manovra che ha portato un ragazzo di 26 anni a vivere scortato per tutta la vita, ce ne vuole). Anche perchè è bene ricordare che la prima tiratura di Gomorra era di 5 mila copie, ovverio molto poco, ed è stato solo successivamente che si è messo in moto l’ufficio stampa Mondadori, facendo il proprio lavoro.

Alcune cose scritte nel libro di Saviano, i giornalisti campani, e qualcuno non campano le sapeva, e le scriveva sulle testate locali e in qualche libro. Ma Saviano è stato “notato”, più di altri, anche grazie al sito Nazione Indiana, una delle migliori riviste letterarie italiane. Insomma non s’è stracciato le vesti, facendo lo sciopero della fame fuori i cancelli della casa editrice milanese, ma ha scritto su Manifesto, Corriere del mezzogiorno, Sole 24 Ore etc...

Saviano ha cominciato a raccontare in pubblico quello che sapeva. Ma lo faceva anche prima, solo che non aveva pubblicato con Mondadori. Sbaglia a farsi vedere in tv? Sbaglia a scrivere pezzi per Repubblica? Sbaglia ad andare in giro a raccontare quello che sa (e che probabilmente sanno anche altri giornalisti)? Può essere, ma è una scelta sua che si può tranquillamente contestare. Va dalla Bignardi o da Fazio? Insomma basta non guardare quelle tre quattro cinque trasmissioni all’anno in cui Saviano è ospite. Siete all’estero? Non fatevi accreditare o saltate le interviste, sono solo un paio di pagine.

Insomma Saviano non deve essere un mito. Sicuramente ormai è un simbolo, per aver fatto conoscere a tante persone che non hanno accesso ai quotidiani locali il fenomeno camorristico, ma questo non giustifica né l’osannazione divina, ma neanche, mi sembra, il linciaggio a cui a volte è vittima. È ancora possibile non inserirsi in questa querelle del “O con me o contro di me”? È possibile, oggi, in quest’Italia che non conosce mezze misure, nell’Italia degli schieramenti estremi (dal quale non si è sottratta neanche la stessa Repubblica con un titolo che grida vendetta, e con la richiesta - forse esagerata - di dimissioni al capo della Mobile) ragionare con calma di qualcosa?

Infine mi domando: di chi è la “colpa” se l’autore di Gomorra ha la scorta e altre persone no? E di chi è la colpa del gomorrismo, termine rilanciato da Tano Grasso in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno? È veramente di Saviano?

Francesco Raiola

Questo articolo del nostro redattore F. Raiola è pubblicato anche sul sito www.agoravox.it


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