Altritaliani
Giornata della Memoria: 27 gennaio

L’esempio e la resistenza di Charlotte Delbo sopravvissuta ai Lager

mercoledì 27 gennaio 2016 di Gaetanina Sicari Ruffo

Dopo una mostra itinerante in Francia e Italia – “Una memoria, mille voci” –, l’ISREC di Bergamo ricorda la scrittrice Charlotte Delbo, partigiana francese di origine italiana deportata ad Auschwitz, con una nuova traduzione della sua opera più importante “Nessuno di noi tornerà” (ed. Filo d’Arianna) e una mostra a lei dedicata che verrà inaugurata per il Giorno della Memoria.

Si rinnova ogni 27 Gennaio la memoria dolorosa della Deportazione e della Shoah. È bene ricordare per sempre la terribile tragedia che ha violato tutti i diritti civili ed umani.

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Charlotte Delbo

Quando è stata rivelata, dopo lungo silenzio, alla coscienza degli uomini sensibili è apparsa subito come impossibile a credersi. Chi potrà mai dire lo stupore ed il dolore d’una costatazione che tutti stentavano a concretizzare senza le immagini, quelle immagini terribili di denutrizione, di maltrattamenti ?

Quest’anno, tra le molte iniziative in Italia, viene ricordata una scrittrice francese, figlia di immigrati italiani, Charlotte Delbo.

L’Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, ISREC, presieduto da Angelo Bendotti e diretto da Elisabetta Ruffini, ha deciso infatti di compiere un passo ulteriore verso la riscoperta della figura e dell’opera di questa donna coraggiosa, carismatica e intensa.

Dopo una mostra itinerante – Una memoria, mille voci – che dal 2013 al 2015 ha toccato varie località significative in Francia e in Italia, accompagnata da un catalogo ricco di documenti d’archivio, ecco la pubblicazione di Nessuno di noi ritornerà  [1], tradotto e curato da Elisabetta Ruffini per i caratteri de Il filo d’Arianna, associazione editoriale ormai nota sul territorio e specializzata in ricerche storiche, condotte spesso in collaborazione con l’ISREC di Bergamo.

Non era ebrea, ma partigiana in Francia durante l’occupazione nazista, Charlotte Delbo. Aveva sposato Georges Dudach, con cui aveva svolto un’intensa attività clandestina, fino a quando nel ’42 furono entrambi catturati. Lui fu fucilato, mentre lei, dopo un breve periodo di carcere, fu deportata con 229 donne ad Auschwitz e Rawensbrük.

Se Levi fu la voce maschile per eccellenza di tale orrore, lei si può considerare la voce femminile commossa e turbata, al punto da pensare che non sarebbe mai sopravvissuta. Invece le fu concesso di tornare e, come testimone, raccontare il lungo incubo d’una vita passata in uno squallido campo:

Se il nostro convoglio, ha scritto, ha avuto un così alto numero di sopravvissute (per Birkenau 57 su 229), nel ’43 è un dato eccezionale, unico nella storia del campo, è perché ci conoscevamo già, perchè noi formavamo, dentro un grande gruppo compatto, piccoli gruppi strettamente legati, ci aiutavamo in tutte le maniere: darsi il braccio per camminare, sorreggersi, curarsi, anche il solo parlarsi. La parola era difesa, riconforto, speranza. Parlando di ciò che eravamo prima, conservavamo la nostra realtà. Ciascuna delle sopravvissute sa che senza le altre non sarebbe ritornata”.

È commovente questa confessione che rivela il grande sentimento della solidarietà e dell’unità che hanno infuso la forza della resistenza. La Delbo resistette sempre, prima e dopo, al di là d’ogni sua aspettativa. Lo rivelò in una sua conferenza, tenuta a NewYork fin dal ’72 ad un gruppo di studenti universitari, innestando la sua esperienza ad un tipo di storia della Shoah che ritornava insistente. Ora questa sua voce s’è dilatata ed è divenuta il centro d’un progetto che ha percorso in Francia, Rouen, Paris, Vigneux, Poitier, Tour ed altre località, sostenuta dal Centre de l’Histoire de la Résistance et de la Déportation, e in Italia Torino, Genova, Macerata.

Il Filo d’Arianna, ancora grazie alla traduzione di Elisabetta Ruffini, ha già pubblicato nel 2013 Spettri, miei compagni; nel 2014 Donne ad Auschwitz, in cui la Delbo si sofferma su ciascuna delle sue compagne di prigionia, sulle loro azioni di coraggio e sul loro contributo in termini di resistenza; nel medesimo anno Kalavryta dalle mille Antigoni e nel 2015 Nessuno di noi ritornerà, adesso presentato e accompagnato dalle immagini pittoriche di Italo Chiodi, che, create per l’occasione, danno vita alla mostra Come se il ghiaccio. L’evento sarà inaugurato il 26 gennaio presso il Salone dell’ex-Ateneo, Bergamo, Città Alta.

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Sintesi artistica della deportazione secondo Italo Chiodi, mostra "Come se il ghiaccio".

Il centenario della nascita della scrittrice (1913-1985) ha permesso di perfezionare il suo alto messaggio di umano coraggio e di forte sopportazione, fare sentire la sua incrollabile voglia di vivere al servizio d’un grande ideale.
Sarà sicuramente condiviso e non mancherà di ridestare quei sentimenti di fratellanza e di pietà per chi ha tanto sofferto nel tunnel della perfidia, riuscendo a conservare intatto l’amore per la vita.

Gaetanina Sicari Ruffo

Per informazioni sull’associazione Il filo d’Arianna e per acquistare i volumi di Charlotte Delbo: info@filodiarianna.eu
http://www.isrecbg.it/web/?page_id=2687

Per informazioni sull’ISREC, sulle sue attività e sulle sue iniziative:
http://www.isrecbg.it/web/

Per informazioni sull’artista Italo Chiodi:
http://www.italochiodi.net/

[1In Francia: Aucun de nous ne reviendra, Les Editions de minuit


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