Altritaliani
Cinema

Ettore Scola ora divertirà gli angeli.

giovedì 21 gennaio 2016 di Armando Lostaglio

E’ inevitabile, prima o poi vanno via. Ma di quelli che lasciano il segno si ricorderà per sempre una battuta, un quadro, uno scritto, una scena e il suo modo di rappresentarla. Di Ettore Scola che ci ha appena lasciati (84 anni, irpino di origine, romano per sempre) resteranno i suoi film e le sceneggiature, mai banali, ricchi di una ironia graffiante, la rilettura della Storia come una Commedia.

La terrazza (1980), La famiglia (1987), Maccheroni (1985), e i film degli anni ’70: C’eravamo tanto amati (1974), Brutti sporchi e cattivi (1976), La più bella serata della mia vita (1972); già, gli anni Settanta, ora con Scola sono davvero finiti. Perché è in quel decennio che il regista realizzerà quelle pagine fra le più ardenti nella storia del Cinema, che dire italiano appare persino riduttivo.

Una giornata particolare (1977) lo conduce di diritto nel gotha dei dieci/cento film più belli di sempre. Non vi è mai una sequenza di troppo, in questo come in altri suoi film. Ma è qui che Scola sfiora l’apoteosi. Il ricordo di ciascun film ci riconduce alla nitidezza narrativa, misurata, col suo impegno civile che si fa Politica allo stato puro, elementare.

Brutti, sporchi e cattivi rimane il manifesto sociale più drammaturgicamente veritiero: i borgatari un po’ zingari e un po’ anarcoidi resi epici, ben prima che lo facesse Kusturica (anni ’90), esaltandone l’ironia un po’ stracciona, in compendio alla lettura poetica e corsara che qualche anno prima ne faceva Pasolini. Il poeta avrebbe infatti dovuto girare un documentario quale prologo al film, ma venne ucciso poco prima.

E’ Scola, dunque, l’essenza esaltante di un cinema che però, senza quell’Olimpo di attori non avrebbe avuto l’identico superlativo esito. Da Manfredi a Sordi, da Gassman a Mastroianni e Tognazzi, dalla Loren alla Vitti, Giannini e Sandrelli, Setta Flores e Fabrizi: le vette sono state toccate; il cinema a venire raccoglierà un testimone difficile da eguagliare.

Grazie Ettore, anche per l’intervista a volo nella hall dell’Excelsior in quella lontana Mostra di Venezia (presentava Romanzo di un giovane povero, 1995, con Sordi e Ravello): poche battute e il richiamo al nostro comune Sud.

Ora in Cielo ti attende l’amico di sempre, Federico Fellini, per ricomporre gli schizzi da pubblicare Sul Marc’Aurelio come facevate da ragazzi. Ora, lassù, divertirete anche gli angeli.

Armando Lostaglio


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