Altritaliani
Al M.A.R. di Ravenna fino al 10 Gennaio 2016

Divina Commedia. Le visioni di Doré, Scaramuzza, Nattini.

sabato 2 gennaio 2016 di Maria Cristina Nascosi Sandri

Una mostra di nicchia, ma preziosa come uno scrigno a tre ante e che vale una gita fuori porta in questo scorcio di fine/inizio d’anno è quella ancora visibile a Ravenna, al MAR, il Museo d’Arte della città, intitolata “DIVINA COMMEDIA nelle visioni di Doré, Scaramuzza, Nattini” che partecipa alle manifestazioni in onore di Dante Alighieri nell’anno, che ormai volge al termine, delle celebrazioni del 750° anniversario della nascita del Sommo Poeta.

È realizzata in collaborazione con la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo ed è stata curata da Stefano Roffi. Dopo l’esposizione a Mamiano, nel 2012, è stata riproposta a Ravenna nell’ allestimento integrale, ricca di circa 500 opere.

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Dante che incontra Matelda, l’opera di Amos Nattini scelta per promuovere la mostra sulla Divina Commedia e che figura sulla locandina

Com’è universalmente noto, la Divina Commedia è stata ed è un’illuminazione culturale in grado di agire profondamente sull’immaginario collettivo, sia popolare che più squisitamente aulico.

Nel corso dei secoli non ha mai smesso di esercitare una profonda influenza sugli artisti, soggiogati dal fascino e dalla forza delle immagini scaturite dal poema dantesco.

Il linguaggio dell’Alighieri si è sempre posto come ’visivo’, per eccellenza, di straordinaria modernità, tanto da poter esser definito tranquillamente un classico.

Perché, in fondo, What’s a classic? / Cos’è un classico?

Per dirla appunto con T.S. Eliot, un ’dantista’ convinto, è un ’Qualcuno’ che pur col passare dei secoli, esercita sempre la sua influenza, affermando Cose che comprendono valori eterni ed universali.

Ecco perché Dante ha mantenuto la sua potenza descrittiva e visuale, come si diceva più sopra, soprattutto nel corso dell’Ottocento e del Novecento.

E per questo, le serie illustrative di Francesco Scaramuzza, Amos Nattini e Gustave Doré possono essere considerate le più importanti (ed indimenticabili) realizzazioni di questo tipo in Italia, per compiutezza ed estensione del progetto.

Ma son tutti e tre sulle spalle di un gigante come il Sommo Poeta - come ispiratore princeps - ma pure su quelle di altri artisti che li han preceduti, se si consentono paragoni da visivo fruitore.

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Amos Nattini – Divina Commedia, Inferno canto XVII, Gerione

Nella prima parte della mostra si trovano le illustrazioni di Amos Nattini (Genova 1892 – Parma 1985). A differenza di Scaramuzza, il suo grandioso progetto di trasporre in cento tavole il poema dantesco non incontrò ostacoli ed ottenne da subito un grandissimo successo. Una delle ragioni di tale successo fu nella stima e nel sostegno ricevuti da Gabriele D’Annunzio che nel 1919 lo incoraggiò ad intraprendere questa colossale impresa. Nella sua casa-studio ad Oppiano di Gaiano (Parma), Nattini si occupò di Dante per vent’anni, - la maggior parte dei quali alla prima Cantica, l’INFERNO, fino a quando, nel 1939, le sue illustrazioni confluirono in una lussuosa edizione della Commedia, a tiratura limitata.

E l’Inferno è forse quella che meglio gli riuscì: certo i critici ’facilmente’ e giustamente han paragonato la sua visionarietà a quella, sempre binariamente dantesca, di un William Blake, ma non possiamo certo dimenticare la ’lezione’ , e cromatica e stilistica, del grande Ferrarese Gaetano Previati, molto ’ricordato’ da Nattini per entrambe le cifre, anche se non ci si può nemmeno allontanare troppo da Luca Signorelli, né dal sommo Michelangelo - come punto di partenza.

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Francesco Scaramuzza – Divina Commedia, Purgatorio canto IX, Dante sogna di essere afferrato da un’aquila

Meno ’creativo’ e forse più pedissequo Scaramuzza (Sissa 1803 – Parma 1886) cui è dedicata la notevolissima seconda sezione del percorso con l’esposizione integrale delle sue illustrazioni risalenti agli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento, poste in dialogo, a volte un tantino ’frenante’ per il visivo fruitore, con le coeve opere di Gustave Doré.

Raffinatissime e piene di simbolistico pathos le sue operette, più minute, certo, ma quanto più pregnanti nel loro definitivo, genialmente visionario impianto che si rifa, a tratti, alla creazione del mondo spirituale ed ultraterreno, ad un tempo.

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Gustave Doré, Dante e la Divina Commedia

Il ricco catalogo, che diviene, a sua volta un ’classico’ da consultare ogni qual volta si voglia tornare a rimirar le stelle dantesche, presenta un saggio di Emanuele Bardazzi e Francesco Parisi sul tema “L’illustrazione della Divina Commedia attraverso i secoli” e testi di Mauro Carrera, Anna Mavilla, Cinzia Cassinari, Stefano Roffi dedicati alle tre ’corone illustrative dantesche, Nattini, Scaramuzza e Doré, i protagonisti della mostra.

Maria Cristina Nascosi Sandri
Da Ferrara

Per info pratiche:

MAR - Ravenna Art Museum - via di Roma, 13

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