Altritaliani

L’Attente di Piero Messina al cinema da Venezia a Parigi.

domenica 20 dicembre 2015 di Fabrizio Botta

Arrivato nelle sale cinematografiche francesi: “L’Attente” (L’Attesa) che fu in concorso nell’ultimo festival di Venezia. Film d’esordio di Piero Messina è un’opera dolente ed enigmatica nella sua atemporalità e nell’assenza di spazi definiti. Giocato su due personaggi femminili Juliette Binoche e Lou de Laâge (una madre ed una giovane) in attesa di un figlio e di un amore che non potrà più tornare. L’opera è sorretta da splendide musiche ed una magica fotografia.

Il film “L’attesa” di Piero Messina racconta la triste storia di un lutto vissuto come una tragedia. Juliette Binoche (Anna), una bella donna di origini francesi installatasi in Sicilia per amore, ha appena perso il giovane figlio Giuseppe, l’unico vero amore della sua vita. Il film inizia quindi con una stupefacente fotografia che descrive l’atmosfera di cordoglio per questa scomparsa: grandi sale vuote, silenzi opprimenti, volti provati dal dolore e simboli religiosi di bianca freddezza. Il regista tenta quindi di descrivere nei primi minuti una solitudine non solo spirituale ma anche fisica.

Nel frattempo entra in scena quello che è il secondo ruolo principale della storia. La fidanzata di Giuseppe, la giovane e bella Lou de Laâge (Jeanne); è arrivata dalla Francia per trascorrere qualche giorno con il suo amato. Perplessa e stupita di non trovarlo a casa, cerca di capire attraverso i dialoghi con la madre di lui il motivo dell’assenza di Giuseppe. Inizia quindi una magistrale messa in scena, nella quale la madre, negando ad essa stessa la verità dei fatti, non vuole dire alla fidanzata come stanno in realtà le cose. Inizia quindi tra le due protagoniste una malsana amicizia, fatta da una parte di intima complicità femminile e dall’altra da pietas materna.

Le scene del film si alternano tra angoli di natura incontaminata e discussioni profonde nel vuoto casale. In un susseguirsi di menzogne che raggiungono il loro climax con l’invenzione della madre di Giuseppe di una fuga del figlio troppo sofferente per un presunto tradimento della giovane, il film converge cosi verso un finale di mistica introspezione. Per lei il dolore è troppo forte e decide quindi di proteggere la fidanzata del figlio, affinché non viva la stessa sofferenza che lei sta vivendo. L’attesa di un improbabile ritorno del figlio diventa inoltre una scusa che le permette di lenire la sua sofferenza.

I punti forti di questo film sono sicuramente i ritratti di queste due splendide donne, dai quali emergono gli occhi pieni di vita della giovane e gli occhi tristi senza speranza della mamma. Pregevoli le musiche, che toccano l’apice con il pezzo “Waiting for the Miracle” di Leonard Cohen. La madre trova rifugio nella religione nascondendosi tra la folla di una processione. Importante è anche la scelta del regista di non dare riferimenti spazio temporali, permettendo di non identificare la storia con un luogo o un periodo, ma potenziando il soggetto (il dolore per la scomparsa di una persona amata).

Bellissimo il finale, nel quale la Binoche fugge dalla dura realtà nel fiume umano che celebra la Passione di Cristo durante la Pasqua in una cittadina siciliana. Il vortice di luci e colori sono il ribollire dell’anima della mamma che sembrano dal basso riportarla verso la dura realtà superficiale.

Per essere d’esordio, l’opera di Piero Messina è sicuramente da vedere. La descrizione di un sentimento cosi’ doloroso per l’essere umano è trattato con la giusta profondità, con una prevalenza di colori scuri volutamente opprimenti ed una elegante colonna sonora. L’attesa, presentato all’ultima Mostra di Venezia, è stato giudicato come “freddo” (Mereghetti) e troppo asettico da molti critici, ma forse l’unico punto debole è una costruzione narrativa che sembra a tratti inverosimile, anche volendo credere profondamente alla “naïveté” della giovane Jeanne.

Fabrizio Botta


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