Altritaliani

Perché ha vinto Marine Le Pen.

martedì 15 dicembre 2015 di Nicola Guarino

In Francia Le Pen vince, ma ai ballottaggi prevalgono socialisti e repubblicani. Un risultato utile a chi temeva la conquista lepenista delle regioni, ma non bisogna illudersi. Esiste una questione Front national prodotta da una politica incapace d’interpretare le tensioni e gli umori della gente. Un problema che si sta diffondendo in modo preoccupante in tutta Europa e in Italia. Alla politica si chiede maggiore pragmatismo e consapevolezza che il modello occidentale è oggi un riferimento per i popoli in marcia che cercano da noi una vita da loro impossibile. La politica dovrebbe trasmettere questa fierezza della propria cultura e della propria storia, senza buonismi e senza ipocrisie. Il confronto con le altre culture deve partire dall’affermazione della nostra identità.

Mi urge fare tre premesse per evitare equivoci e fraintendimenti.
La prima è che le elezioni in concreto le hanno vinte i partiti tradizionali (socialisti e gli ex UMP) che di fatto vanno a governare le regioni dopo questa tornata elettorale; sarebbe tuttavia un errore non ricordarsi del primo turno, del segnale di scontentezza dei francesi verso quei partiti, un segnale che ha fatto volare al primo posto il FN di Le Pen. Giustamente, sia i socialisti che i repubblicani che conquistano, fra l’altro la regione di Parigi, non si sono lasciati andare al trionfalismo, dopo questo secondo turno “riparatore”. La realtà è che il popolo della Le Pen è ormai ben radicato e non si puo’ parlare di semplice voto di protesta. Si tratta di un popolo che guarda a lei con speranza già sognando il successo alle prossime presidenziali. Per i due partiti storici occorre una profonda riflessione a cui deve seguire un’importante cambio di linea.

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Marine Le Pen

La seconda riguarda il tema dell’integrazione in Francia, ma per molti versi il tema è proponibile per tutte le società occidentali. Pertanto, non bisogna cadere nella semplicistica equazione per cui i musulmani sono tutti fondamentalisti e reazionari, cioè nemici della modernità e del progresso. Sono ben consapevole che tra loro ci sono persone che si sono battute per i diritti umani, rischiando nei loro paesi fustigazioni e prigione, come le donne che infrangono il divieto di guidare l’auto (come avviene in Arabia Saudita). Ed è evidente che molti musulmani si sono integrati perfettamente, eccellendo nel mondo (anche occidentale) nelle arti, mestieri e professioni.

La terza è che: Non bisogna confondere la storie e la politica con l’etica o la morale. Sono concetti che non si coniugano insieme. La prima cosa che ci insegnavano alla facoltà di giurisprudenza era che il diritto e la morale non coincidono. D’altra parte uno stato etico sarebbe proprio l’Isis, ovvero il nostro nemico principale. Da troppo tempo una certa sinistra (anche in Italia) si sta confondendo con missioni francescane o cose simili, attività degne ma non politiche e che dire del populismo di certi movimenti come i Cinquestelle che in Italia confondono lo Stato di diritto con lo Stato etico (alla Savonarola) pretendendo a volte dimissioni per il solo fatto di avere un parente chiacchierato in società. Una follia pericolosissima e totalmente illiberale.

Fatte queste tre premesse andiamo a capire il perché del successo di Marine Le Pen e del FN francese che costituiscono un campanello d’allarme per l’Europa, ma anche per l’Italia. Molti se ne sono meravigliati, specie all’estero, un po’ meno in Francia dove, già da prima degli attentati del 13 novembre, l’estrema destra francese era ampiamenti in testa, sia sui socialisti, che sui repubblicani (l’ex UMP di Sarkozy, per intenderci). Ed infatti, sarebbe un errore gigantesco credere che il successo della destra sia semplicemente il risultato del risentimento e della paura verso i fondamentalisti. Le ragioni sono più profonde e la questione musulmana ne costituisce un motivo ma non necessariamente la sola causa.

Personalmente non comprendo l’isterismo espresso specialmente in Europa dalle sinistre più estreme. Le Pen non è fascista (i fascisti come i comunisti non esistono più), forse è una populista, una reazionaria, ma liquidare il fenomeno lepenista semplicemente come “fascista” è il modo più utile per far ottenere nuovi successi al FN. Il che non toglie che la “blu Marina” sia pericolosa per la Francia e per l’Europa: è pericolosa perché politicamente inesperta, perché è il nulla assoluto per conoscenza dell’economia, ed oggi avere conoscenze economiche è un prerequisito per essere un buon governante (da qui, ad esempio, il mio terrore dei grillini in Italia), è una nemica dell’Unione europea, e in tal senso ancora più pericolosa, perché se è vero che l’Europa deve cambiare al più presto verso, sburocratizzandosi, cercando di volare alto, con progetti di effettiva unità dei paesi, facendo crescere i tratti dell’identità culturale europea, è certo che una Francia (come un’Italia) senza Europa non è nulla, divenendo terreno di colonizzazione dei paesi economicamente più forti. Piaccia o no, l’Europa, a mio avviso, resta un’idea da cui non si puo’ prescindere specie innanzi alle sfide della globalizzazione.

Tornando alle elezioni regionali in Francia, la realtà è un’altra, ed è che la Le Pen, gretta politicamente ed inetta in economia, ha capito una cosa semplice, ovvero quali erano i desideri e le aspirazioni della gente, specialmente della gente comune, quella che è stanca di un paese che non decolla, stanca di due partiti (repubblicano e socialista) che non ascoltano nulla e che si parlano addosso, alternandosi vanamente da decenni al potere senza concludere granché. Due partiti che peraltro sono costretti ad allearsi per arginare FN, un fatto tremendo e che accentua l’immagine di una destra francese unica alternativa al sistema.

Del resto per capire cosa pensa la gente non ci vuole molto; basta passeggiare per les rues de Paris, o fermarsi ad una brasserie o salire su un metro per cogliere gli umori della piazza. Parliamo di Parigi, altrove (tra le campagne profonde, nel deindustrializzato nord, tra le rinomate località turistiche del sud) la collera è ben più aspra. In una sommaria sintesi si potrebbe dire che ormai vi è un euroscetticismo che è all’acme, una domanda di rinnovamento della classe politica interna, che arriva alla soglia della disperazione; un rancore verso un sistema che in decenni non ha coltivato, nel dovuto modo, i valori, le tradizioni e l’identità culturale occidentale di cui la Francia dovrebbe essere guida (un modello che storicamente ha influenzato le costituzioni, ma direi il modo di vivere delle società europee ed americane), in un processo storico lungo e di cui occorrerebbe essere fieri. Viceversa negli ultimi anni la politica francese sembra aver smarrito la propria laicità (che n’è l’orgoglio), aver perso la propria grandeur (che n’era un tratto inconfondibile del carattere). Appare avvilita da sensi di colpa anacronistici, pronta a fustigarsi, una pratica di analisi politica, solita nella estrema sinistra ma che oggi sembra minare tutti i partiti tradizionali del panorama politico transalpino, appare colpito da tanta “faiblesse” finanche quello che fu il partito gollista.

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Halal in Italia

Oltre che per insoddisfazione per le condizioni economiche, per la crisi industriale e di occupazione, la gente fatica a riconoscersi con la politica degli ultimi anni, che sembra aver rinunciato a qualsivoglia orgoglio per la propria storia e la propria identità culturale. In giro, dicevamo, si sentono discorsi del tipo: “Vicino casa mia c’è una moschea, il venerdi sono impedita ad uscire, occupano le strade pubbliche per le loro preghiere”; “i terroristi sono conosciuti eppure nessuno fa niente…”, “quand’ero giovane Parigi era dei francesi, ora noi dobbiamo stare anche attenti a come parliamo…” Una mia amica di Lille, mi ha finanche raccontato che il sindaco socialista Martine Aubry, autorevole ex segretaria del PS, dagli indubbi trascorsi femministi, ha creato piscine pubbliche separate tra maschi e femmine, perché i musulmani si lamentavano con lei sostenendo che non desideravano entrare nelle acque contaminate dalle donne. Un’altra mia amica francese, che abitava in periferia, mi ha confidato che a causa del suo stile di vita occidentale, aveva paura di uscire, era oggetto continuo di “attenzioni poco gentili” dei musulmani maschi, e che in crisi di nervi era costretta a camminare sempre a testa china per non incrociare gli sguardi degli altri.

Per quieto vivere, per paura, per convenienza clientelare, per mero buonismo “catto-comunista”, i musulmani sono, rispetto ad altri gruppi sociali e culturali, spesso favoriti, avvantaggiati. Come a Château Rouge dove abbiamo documentato qualche anno fa con foto, come le strade pubbliche fossero bloccate, con tutti i disagi del caso, da migliaia di fedeli per la preghiera del venerdi, nei pressi della moschea di Al Fath. Dovemmo fare con preoccupazione il reportage fotografico dal balcone di casa di un socialista, che ci giurava che alle prossime elezioni avrebbe votato Le Pen, mentre qualche turista che fotografava, da strada, veniva allontanato a spintoni sotto gli occhi di una polizia immobile, depressa e repressa.

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Il venerdi a Parigi Chateau Rouge

Un po’ come in Italia, dove sorgono moschee in spazi che non hanno quella destinazione, magari affianco a chiese, nel silenzio dei media; moschee incontrollate, frutto di pseudo-associazioni, con finanziamenti occulti, con immam improvvisati e spesso tutt’altro che integrati o desiderosi d’integrarsi nella nostra società.

La Francia è laica o forse lo era, come ricorda con il suo inquietante romanzo: “Soumission” lo scrittore transalpino Houellebecq (in Italia: Sottomissione – edito da Bompiani). Di fatto esistono tanti casi ed occasioni in cui le autorità francesi sembrano abdicare alle proprie regole, alle convinzioni di secoli di storia, come per le macellazione delle carni e la vendita. Là dove gli ecologisti erano riusciti ad ottenere regole che limitassero al massimo le sofferenze delle bestie, oggi non si è voluto impedire la pratica cruenta della macellazione halal cara ai musulmani.

Sul terrorismo, ormai ricorrente in Francia, i cittadini avvertono un profondo senso d’insicurezza che non nasce da ora. Non si tratta solo di Charlie Hebdo o del Bataclan. Che dire di episodi meno noti in Italia ma sintomatici come quello di Fofana che sevizio’ per giorni un giovane ebreo prima di ammazzarlo, che dire di Merah che se ne andava in giro per il sud della Francia uccidendo soldati ed inermi bambini ebrei? Che dire delle continue vessazioni subite dalla comunità ebraica al punto da spingere il premier Netanyau a chiedere agli ebrei francesi di lasciare il paese e venire in Israele?

Per carità, si ha ben presente, quante vittime dell’odio dei daesh siano musulmane, ma è possibile che ad oggi, con tanti attentati nel mondo, non ci sia stato un musulmano che abbia segnalato un pericolo, che abbia avvisato la polizia di qualche suo conoscente che predica la violenza? Che abbia confessato un proprio sospetto? Si dirà che esiste l’omertà, la paura, ma finanche in Sicilia con la mafia qualcuno, sia pure in segreto, ha detto qualcosa. Moltissimi musulmani non amano i daesh, ma purtroppo sono anche moltissimi quelli che non amano le società occidentali, che pretendono di vivere da generazioni, con le regole loro in paesi che hanno regole diverse ed il tutto è stato facilitato dalla rassegnazione dei governanti francesi, che hanno cercato di far finta di nulla, di non vedere, limitandosi spesso a costruire ghetti intorno a questi gruppi, salvo poi a parole parlare d’impegno per l’integrazione. Un approccio sbagliato specie considerando che la comunità islamica ha delle sue peculiarità che la distinguono da altre comunità.

Insisto, perché a Parigi non ci sono eclatanti contrasti con la comunità ebraica, quella cinese o con la numerosa comunità caraibica o dell’Africa profonda non islamica, mentre insorgono problemi essenzialmente con quella musulmana. E’ suscitare guerra di civiltà sostenere che non tutti i musulmani sono terroristi, ma che certamente negli ultimi venti anni il terrorismo è stato sempre di matrice islamica? Questo dato di fatto qualcosa significherà o no?

Io penso che in Europa le donne si vestono con la minigonna, i pantaloni e che il velo non è certo segno d’integrazione con noi occidentali. Gli italiani che emigravano in America (certo non amatissimi) pensavano all’Italia ma volevano essere (giustamente) americani. Capisco che ci sono uomini (forse anche donne) che impongono il velo, ma allora perché vivere in una città cosi piacevolmente libertina come Parigi? Se non si puo’ rinunciare al proprio modus vivendi, alle proprie arcaiche tradizioni, non è meglio andare nello Yemen oppure l’Arabia Saudita (che non sono paesi poveri) dove di veli se ne possono mettere sette e farsi pure la danza? Emigrare è una scelta, spesso dolorosa, ma chi la compie sa che dovrà cambiare stile di vita. Questo vale per l’emigrante ma anche per i suoi figli e i figli dei figli.

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Periferia di Parigi

Vi assicuro che il malessere, verso una parte del mondo musulmano francese, è assolutamente trasversale. Tanti intellettuali, parlando con me, vicino ad una tazza di caffè, finiscono per ammettere che non ne possono più. La classe operaia, i senza tetto (spesso francesi “doc”) oggi, anche per questo, hanno abbandonato la “gauche” per votare Le Pen. Inevitabilmente, in una lotta tra poveri, gli immigrati e gli stessi musulmani francesi da generazioni, sono percepiti come avversari. Nella laica Francia appare impossibile impedire la pratica antifemminista del velo e finanche del burka che sulla carte è vietato, ma la polizia rischia grosso se ferma una di queste donne celate. Non sono mancati scontri e momenti di tensione per controlli come questi.

La realtà è che la sinistra, ma in parte anche i repubblicani, faticano ad ammettere una cosa che a me sembra ovvia, e questo per buonismo, per ipocrisia politica, magari per timore di rivolte, e cioè che le società occidentali sono superiori ai modelli arabi o dei paesi in cui è culto l’Islam. Una superiorità che non è nel merito storico o nei valori di arte o di cultura in senso lato, ma nella qualità e nel modo di vivere. Personalmente non conosco barconi di italiani e francesi che vanno in Libia sognando di vivere nel Mali o in Siria, piuttosto che nel Ciad, mi sembra che avvenga il contrario, qualcosa vorrà dire.

L’ipocrisia catto-comunista di dire che le civiltà sono tutte uguali è falsa e fondata su un auspicio etico (ma come detto l’etica non c’entra né con la politica, né con la storia), specie in tempi di globalizzazione. Noi occidentali siamo la patria della democrazia, abbiamo lottato per essere laici, vivremmo in pace e siamo rispettosi delle minoranze (almeno come principio), siamo per l’eguaglianza uomo-donna, il sogno americano permette ad un venditore di noccioline di diventare presidente. Queste cose ed altre avvengono solo da noi, ma non dobbiamo vergognarcene, anzi.

Tutto questo la Le Pen l’ha capito; ed ha capito che i francesi come il resto degli occidentali sognano questo, cioè rinsaldare la nostra identità culturale che negli anni è stata resa fragile. In Italia Renzi, che è stato ed è un innovatore politico, deve fare presto a ridare fiato all’orgoglio della cultura occidentale (in vero lui, come Valls con più fatica in Francia, cerca di farlo parlando spesso di orgoglio dell’essere italiano).

L’occidente si flagella per colpe storiche ormai insussistenti, ripetendosi fino alla noia che siamo cattivi e colonizzatori, viceversa il nostro modello di benessere, di democrazia, di pace è riconosciuto da tutti, sognato da molti in fuga dalla fame, dalla povertà, dalla guerra. Il nostro è il luogo di una storia inestimabile in cui sono nati buona parte della filosofia, il diritto, l’economia moderna; vi sono inestimabili tesori di arte e cultura; noi siamo Omero, Dante, Virgilio, Leonardo, Michelangelo, Voltaire; in ogni paese dell’UE ci sono stati scrittori, scultori, poeti, pittori e poi scienziati; qui è nato l’illuminismo e la democrazia, da qui è partita la rivoluzione industriale, si è evoluto il pensiero socialista e liberale, vi pare che una cosa simile non finisse per colonizzare paesi deboli ma ricchi di materie prime? Confondere etica e politica o ricercare nei processi storici un’etica francescana è per usare un eufemismo un’ingenuità che farebbe rivoltare nella tomba il povero Machiavelli.

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Per strada in attesa della preghiera.

Del resto lo stesso mondo arabo quando ne ebbe la forza e la cultura ando’ a colonizzare l’occidente (come era inevitabile che fosse) lasciando splendidi capolavori in tante citta specie della Spagna ma anche in generale nel sud Europa e finanche nell’Italia meridionale, spingendosi fino alle porte di Vienna. Voler mettere oggi su un piano di parità il mondo occidentale e quello musulmano e arabo in particolare è un’ipocrisia paragonabile a quella di certi comunisti che negli anni settanta sostenevano che la civiltà della Germania Ovest non era diversa (e migliore) di quella della Germania Est della Stasi.

Cosa ci vuole a capire che il mondo arabo e musulmano sono da tempo in lotta, in una guerra che sta facendo regredire quelle società a condizioni tribali che appartenevano al loro medioevo, e che viceversa noi siamo il centro del benessere, della modernizzazione con ancora vive prospettive di nuovo sviluppo?

Molte persone che vengono da quel mondo, si dicono sorprese del nostro atteggiamento autolesionista, del nostro continuo scusarci perché un secolo fa eravamo coloni, sono sorpresi, forse anche memori che le colonie offrivano a loro condizioni di vita certamente superiori di quelle attuali, dove spesso la stessa vita non è un bene al sicuro, sorprese del fatto che noi vogliamo rinunciare alle nostre tradizioni, per non “urtare la sensibilità degli altri”, che poi stringi, stringi, gli altri sono sempre i musulmani.

Si sente dire che in Italia si vuole rinunciare al presepe nelle scuole, in Francia non sono ammessi simboli religiosi, ma conosco numerose eccezioni o omissioni verso chi porta il velo. E cosi l’Europa nel nome di un malinteso “quieto vivere”, rinunciare al presepe, al crocifisso, alle piscine comuni, perché le donne sono impure, e del resto i musulmani più ortodossi si rifiutano di stringerle persino la mano.

Dietro la vittoria di Le Pen vi è la sensazione che l’Europa e la Francia stiano rinunciando alla propria storia, alla propria tradizione, pronti a subire passivamente quelle che vengono dal mondo musulmano più intransigente. Credo che solo cosi si possa spiegare il successo della Le Pen. Credo che una sinistra nuova, come in Italia quella di Renzi o in Francia Valls (liberato da Hollande possibilmente), possano riaccendere, come in parte cercano di fare, una fierezza di essere italiani o francesi, ma direi di essere europei. Proprio l’Europa chiusa nelle sue miserie burocratiche, appare sempre più lontana da quelle aspirazioni che erano state a presupposto dello suo stesso progetto politico.

Anche su questo terreno facilmente Le Pen ha raccolto voti e ne raccoglierà anche Salvini e finanche Grillo, che gli è accomunato dal sentimento antieuropeista e che mantiene equivoche posizioni sull’immigrazione (un anno fa predicava la chiusura delle frontiere).

La vittoria della Le Pen si è costruita su un malcontento semplice e semplicista, ma su alcune verità che appaiono oggi lapalissiane, sulla mancanza di coraggio e sull’opportunismo di una certa politica (buona parte dei francesi di origine musulmana vota, si tratta di quasi sette milioni di persone, hanno finanche dato vita ad un proprio partito), la sinistra deve avere il coraggio di uscire dalle ipocrisie, di mantenere saldi alcuni principi della modernità e della propria storia, a partire dalla parità dei sessi e dal rispetto delle regole sociali e delle leggi. Da paese laico tutta la politica francese deve pretendere che le religioni (inclusa quella islamica) facciano un passo indietro innanzi alla legge e all’interesse nazionale. Il che vuol dire tolleranza zero nei confronti di figure di immam più che equivoche e che avvelenano i nostri giovani con propositi di morte, vuol dire che la pratica della poligamia esistente e taciuta, va perseguita perché semplicemente contraria alla legge, come certe orrende pratiche tribali operate sui genitali delle bambine. Non ci puo’ essere integrazione se si dà nelle scuole ai bambini musulmani un menù differenziato secondo le tradizioni islamiche, non mi pare che si facciano menù differenziati per i bambini di altre comunità.

Bisogna avere il coraggio di dire a chi emigra in Francia e a chi vi è da generazioni che in Francia si vive alla francese. Tutto qui. Va chiarito senza dubbi, a chi sogna di vivere in Europa, in Italia, in Francia, che si vive solo con le nostre regole e a chi non conviene…prego andare.

Bisogna riscoprire la fierezza della nostra civiltà che puo’ e, a mio avviso, deve essere ancora modello per la democrazia, per il rispetto, per la cura dell’arte e delle nostre culture. Solo a queste condizioni ci si potrà aprire al confronto con culture nuove e diverse. Solo allora si potrà arrivare anche a forme di contaminazione culturale, che possono essere una ricchezza per la convivenza e la comprensione, ma non si puo’ e non si deve partire dalla rinuncia alla propria identità.

Nicola Guarino


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