Altritaliani

I tragici fatti di Parigi e l’insegnamento della Storia

mercoledì 18 novembre 2015 di Raffaele Bussi

I tragici fatti di Parigi impongono al mondo occidentale una riflessione seria, e non più stereotipata, sull’ennesimo fatto di sangue che ha inondato questa volta le strade della capitale dei Lumi. Un avvenimento che è stato etichettato dai mass media di tutto il mondo come l’11 settembre dell’Europa, dopo quello americano.

Se è vero che la Storia è quella che si fa, come affermava Croce, e se è vero che la logica matematica c’insegna che cambiando l’ordine degli addenti il prodotto non cambia, forse l’insegnamento del passato potrà aiutarci a capire meglio il presente. Ma quale passato rievocare per interpretare i fatti tragici di Parigi? Mi riporto a un tempo non tanto lontano, al periodo della Guerra d’Algeria attraverso un passaggio tratto dalle varie corrispondenze che Michele Tito, tra i grandi giornalisti della seconda metà del Novecento, inviato de Il Messaggero nella capitale francese, ci affidava allo scoppio della rivolta algerina:

“I ribelli veri non rimproveravano ai francesi la miseria dell’Algeria e la mancanza di luce, strade, scuole, rimproveravano ai francesi esattamente il contrario, di imporre una civiltà che distruggeva le tradizioni islamiche, di aprire strade turbando il ritmo di vita patriarcale che consentiva ai pochi musulmani capaci di leggere e scrivere di vivere da parassiti sulle masse contadine, di moltiplicare le scuole ove si insegnava la storia della civiltà occidentale. L’amministrazione francese poggiava su questi parassiti credendoli semplicisticamente amici, mentre erano nemici per il fatto stesso che temevano il progresso. Le cronache quotidiane, gli episodi d’ogni giorno, sembravano fatti apposta per impedire una visione d’insieme e un po’ distaccata della questione algerina. Eppure se per poco si levavano gli occhi dalle bombe che esplodevano e dagli scontri che si verificavano tra forze dell’ordine e bande ribelli, emergevano elementi di grande interesse fin dove era forte e dove invece cominciava la sua debolezza e cosa la stesse rodendo [...]. Era incredibile che una grande potenza europea, nel momento stesso in cui si accingeva a sconvolgere un sistema riformandolo in senso progressista, non avesse avvertito la necessità di entrare in contatto con i veri interessati alla realizzazione delle riforme, appoggiandosi invece sui notabili che avevano ogni ragione di opporsi alle riforme […]. La presenza francese nei centri dell’aristocrazia fondiaria significava il laicismo, significava soprattutto la fine della lunga e feroce resistenza, materiale e ideologica dell’aristocrazia fondiaria islamica nel mare del disordine algerino.”

Mi si chiederà cosa c’entra la guerra d’Algeria con i tristi fatti odierni di Parigi. C’entra e non poco. E’ la dimostrazione di quanta incapacità ci sia stata nell’approccio dell’Occidente europeo nei confronti del mondo islamico. A partire dall’Algeria e fino alla Siria, nell’arco di sessant’anni e più, l’Europa ha mostrato limiti enormi nell’approccio con i paesi africani (e non solo) che affacciano sul Mediterraneo per sdoganarli da un mondo tribale, per affidarli alla modernità. Da Algeri, a Tunisi, alla Libia, all’Egitto, all’Irak fino alla Palestina ed alla Siria, ad oggi si continua solo ad accumulare macerie, che hanno prodotto a distanza di decenni esodi biblici alla fuga da fame e guerre. Miopia politica nel confrontarsi con un mondo che doveva essere affidato alla modernità e che al contrario è stato definitivamente ricacciato nell’aspetto più deteriore del Medioevo. Mi si dirà che la democrazia in paesi afflitti da regimi autoritari non può essere calata dall’alto e che devono essere le popolazioni interessate a conquistarla, ma è pur vero che l’Occidente poco ha fatto per facilitare tale impresa.

“La Francia è in guerra!” - ha dichiarato il presidente Hollande. La verità è che la guerra è scoppiata da svariati anni e pare che nessuno se ne sia reso conto, per il solo fatto che distava lontano dalle contrade europee. Oggi che ci coinvolge in prima persona, prendiamo atto dell’amara realtà. L’aspetto più feroce della guerra in atto sta interessando il mondo islamico, coinvolgendo da una parte chi vuole ancorare la civiltà dell’Islam ad un mondo arcaico e chi dall’altra parte (è il caso della Tunisia) ritiene che questi paesi siano affidati alla modernità ed alla civile convivenza del mondo occidentale. La guerra fratricida in queste zone rappresenta proprio tale assunto e gli stessi esodi verso l’Europa ne sono la dimostrazione.

Ed allora perché colpire la Francia, gli Stati Uniti, la Spagna e l’Inghilterra? Che le vittime dell’aereo russo fatto esplodere nel Sinai o quelle di Beirut non meritano la stessa dignità di quelle parigine? L’Occidente diventa obiettivo dei terroristi proprio perché è entrato a piedi uniti contro pratiche che impediscono l’affermazione di una concezione oscurantista del mondo, a favore della civiltà e del benessere collettivo, a favore di masse che vanno tenute in stato di eterno bisogno dai loro stessi (si fa per dire) confratelli. Quale allora lo strumento per mettere in pratica tale strategia? Il Corano! La falsa interpretazione di un testo letto a proprio uso e consumo per riaffermare la barbarie e l’oscurantismo.

E’ arrivato il momento che il Vecchio Continente si ravveda dagli errori compiuti nel secolo scorso, che rifletta su guerre e dittature che lasciano ancora il segno, prima di segnare terre d’oltre confine con interessi che sconfinano nel puro interesse economico.

Pietro il Grande aveva voluto San Pietroburgo capitale dell’Impero proprio per avvicinare la Russia all’Europa. Ci hanno insegnato sui banchi di scuola che i confini dell’Europa andavano dall’Atlantico agli Urali. Anche su quest’aspetto andrebbe fatta una seria riflessione. La Guerra Fredda, dettata da determinati aspetti economici e politici, è assurdo protrarla all’infinito.

“La Francia è in guerra”! Sono d’accordo, ma prima d’entrare in guerra è necessario che l’Europa legga dentro sé stessa, per capire, una volta per tutte, quale abito indossare all’inizio del Terzo Millennio, se ricercare realmente il sogno degli Stati Uniti d’Europa, oppure al contrario tenere i cordoni d’una borsa che contiene solo pratiche di natura economica. La riflessione è tutta raccolta qui! Il dolore per il vile attentato di Parigi ha segnato il mondo civile perché è stato colpito uno dei simboli che si è battuto nei secoli per l’affermazione di principi basilari dell’impagabile convivenza civile e democratica.

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Foto di Henri Cartier-Bresson

Parigi! Quell’angolo stupendo del pianeta che rappresenta l’inizio dell’attraversamento dei ricordi più suggestivi, l’immaginario che prende corpo. Parigi! Il sogno che diventa realtà, dove l’inseguirsi per cercarsi, il perdersi per poi ritrovarsi assumono le varie gradazioni della tavolozza dei maestri del colore di tutti i tempi. Parigi! La capitale. Un romanzo che racconta un viaggio spirituale a cielo aperto con le sue memorie, le visioni e le storie scritte nel marmo che si protendono a toccare il cielo. Parigi! Un amore senza tempo, dove da Montmartre alla Senna alla Tour Eiffel giochi di sguardi e passioni s’intrecciano, tra luci e colori dell’autunno. Parigi! Lo specchio di Voltaire, Hugo, Balzac, Rimbaud, Prévert e tanti altri... , e poi quello straordinario artista che è stato Henry Cartier-Bresson che ha provato la gioia d’immortalarla con la sua Leica, un obiettivo che ha materializzato baleni d’incanto. Da quel legame sono nate immagini rubate a volo, in un attimo: di strade, vicoli, degli angoli più nascosti, dove il linguaggio dei volti parla senza parole, dove risalendo boulevard Saint-Germain soprattutto in primavera per catturare uno spiraglio di sole nel cuore della Rive gauche è possibile fare dono di briciole ai passeri che ti circondano in cambio della possibilità di accendere la fantasia che galoppa senza freno.

E’ questa la Parigi della cultura e della libertà che i barbari e vigliacchi attentati terroristi non hanno cancellato e che mai potranno cancellare.

Raffaele Bussi


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