Altritaliani

Mediterraneo e Italia: una storia ancora da raccontare

mercoledì 4 novembre 2015 di Edoardo Natale

Occorre una rivoluzione dello sguardo, capire che in questi tempi di guerre e di profughi, il Mediterraneo non puo’ più essere considerato come la periferia dell’Europa. Il fatto di essere un mare piccolo ha favorito il commercio, l’incontro di civiltà e da questo incontro deriva il progresso culturale. La “mediterraneità” come “l’italianità” in questo contesto divengono risorse ed occasioni imperdibili, riscoprire la convivialità e i segni delle culture possono essere la risposta ai conflitti e all’odio.

Il concetto di “Mediterraneità”

Quando si parla di cultura del mediterraneo si corre il rischio, in questo periodo storico, di compiere un’operazione di assimilazione culturale di tipo coloniale, con la volontà di collocare insieme storie e vicende umane profondamente diverse. Questo rischio è molto presente quando si parla di studi sul Mediterraneo in chiave economica o diplomatica. Viceversa, è molto più affascinante rivisitare il concetto di “mediterraneità” alla luce di un approccio antropologico per capire quale sia il senso profondo dello “stare al mondo” presente in questa area culturale con l’intento di capire e di classificare le genti per i loro gesti.

Tale approccio sembra essere a cuore nei lavori del sociologo Franco Cassano che narra del Mediterraneo come di un luogo dove si tengono insieme una pluralità di culture con l’intento di conservare l’unità nella molteplicità.

Secondo Cassano, l’area culturale del Mediterraneo è caratterizzata dal gusto per l’incontro, la voglia di mescolarsi e di vivere in contatto con gli altri. La presenza di un mare facilmente percorribile ha consentito il commercio, la conoscenza reciproca, la scoperta dell’amicizia e della tolleranza. In molti momenti storici si è spesso guardato all’altra sponda del Mediterraneo con diffidenza e paura. Il Mediterraneo è un area culturale dove l’accettazione dell’altro è intesa come una ricchezza da riconoscere e valorizzare in sintonia con un pensiero che non coltiva astratti e pericolosi ideali di purezza, ma pratica la contaminazione, il mescolamento fra le genti, delle etnie, delle idee e delle tradizioni. Il mare ha abituato i suoi cittadini al mutamento e al movimento.

Malgrado un apparente “essenzialità” come stile di vita, nella società mediterranea convivono molti sistemi complessi come le relazioni famigliari, amicali, politiche e di vicinato. Il Mediterraneo fa della capacità di godere del proprio tempo un valore e pertanto, non risulta ossessionato dalla fretta. La pausa, l’intervallo, l’ozio non sono percepiti come dei crimini alla dea produttività. Cassano esprime il bisogno di sapere dilatare e gustare del proprio tempo con il classico esempio del caffè come esperienza di incontro, da gustare mentre la velocità reprime il senso di “vita presente che è in quella pausa caffè”. Il pensiero mediterraneo rappresenta un antidoto al fondamentalismo perché non crede né alla guerra santa, né alle quotazioni dei titoli di borsa. Per Cassano è fondamentale per l’Italia superare un’immagine del Mediterraneo come periferia povera e malata dell’Europa. Il compito dell’Italia puo’ essere quello di far diventare il “mare nostrum” un luogo di amicizia e non il serbatoio dell’odio e del risentimento oggi cosi presente nell’area sud di quel mare. Per compiere una tale missione occorre una rivoluzione dello sguardo che avrà bisogno di tempo e pazienza.

Lo star insieme come “ cibo” dell’anima

Il Mediterraneo si caratterizza come un’area geografica, in cui le luci, colori, profumi e modi di fare accompagnano il vivere quotidiano. Questa rappresentazione è oggi minacciata da un’operazione di orientalizzazione e di islamizzazione del suo versante meridionale teso ad incorporarlo con le popolazioni del nord africa e del Medio Oriente, allontanandolo dall’Europa e con il rischio di fare pagare costi molti elevati al bisogno d’identità di quelle popolazioni. La rappresentazione di tipo oleografica è il rischio sempre impellente in questo genere di operazioni culturali.

I mediterranei hanno bisogno di difendere la propria cultura, i propri costumi. Il tema del cibo rappresenta il modo di affrontare la socialità e la convivialità come tratti prevalenti dello “stare al mondo” nell’area culturale del mediterraneo. Questa ha un ruolo importante per l’uomo proveniente dal mediterraneo perché “mangiare alla stessa tavola, condividere lo stesso cibo implica forse la stessa idea di dipendenza tra i vari commensali”. Un altro momento di “convivialità” molto importante nella storia del mediterraneo è stato quello dei pranzi pubblici nella repubblica di Atene, i quali sono stati il motore della democrazia ateniese. Il cibo in Italia e in Francia è visto come un atto sociale come modo per “ re-incontrare” se stesso mentre nel Regno-Unito o negli Stati-Uniti è un atto spesso individualistico e medicalizzato. In Italia come nel resto del mediterraneo “ fare da mangiare” significa “ offrire da mangiare” agli ospiti soprattutto nei giorni di festa. In queste situazioni, il tempo è inteso come preparazione del cibo, consumo del cibo e condivisione del cibo.

Questa relazione del tempo con il cibo troverebbe sicuramente altre applicazioni nella vita delle persone come ad esempio nell’amicizia e lo star insieme. In Italia, la necessità di relazione è centrale per capire il rapporto con il cibo e con gli altri. Questo tratto trova la sua traduzione nella domanda: “Con chi hai mangiato?” piuttosto che “Cosa hai mangiato?”.

L’aver mangiato è sicuramente conferma di star bene ma l’aver mangiato insieme a qualcuno è conferma che non si è soli” e questo consente di avere sicurezza e tranquillità nella propria vita. Questo conferisce un senso di presenza o “esistenza” nella propria vita. Condividere il cibo significa fare nascere nuove relazioni per lottare contro la precarietà del vivere. Questa stessa precarietà ha creato una cultura dell’equilibrio nel mediterraneo come figlia delle ristrettezze conosciute da queste popolazioni. Sobrietà, semplicità e sacralità della vita sono le risposte offerte alla precarietà della vita nel contesto mediterraneo. Purtroppo i tempi moderni spesso impediscono questa socialità che rimane radicata nella mente delle persone italiane ma che non viene praticata nella realtà quotidiana. La funzione del cibo è vista da molti italiani come quella di curare le malattie, di far vivere più a lungo, di rendere allegri e di buon umore, invecchiare più tardi, essere attivi e dinamici.

Questi valori sembrano essere in dissonanza con il modello culturale dominante che vuole un consumo rapido ed anonimo del cibo come tutto ciò che avviene in modo “tecnico-funzionale”. La visione del cibo nella cultura mediterranea avrebbe come impatto quello di compiere una forma di riscoperta di sé e degli altri nella cornice di una cura della persona.

La convivialità rappresenta forse la migliore risposta per creare un’atmosfera serena, allegra ed aperta tra le persone. La cultura italiana come quella mediterranea sono culture al plurale perché i luoghi più importanti sono luoghi di incontro e scambio tra le persone come ad esempio: la strada, la piazza, il mercato, il luogo di culto, il caffè o l’osteria. Questi luoghi fisici di incontro con le altre persone rappresentano e popolano l’immaginario collettivo italiano. Il Mediterraneo per esempio è stato da sempre rappresentato come un “mercato” dove avveniva l’inclusione, la mescolanza e la curiosità come tratti distintivi di quelle comunità. Il mediterraneo, inteso come stile di vita, perde qualità perché il suo modello diventa meno “inclusivo” e sempre più “individualista”.

La convivialità deve rappresentare un quadro di riferimento operativo per la persona e la collettività come avviene nella tradizione dei popoli mediterranei. Questa cultura della convivialità e della relazione ha rappresentato un antidoto alle spinte ideologiche creando un contesto più amichevole, più umano, più sociale, più tollerante, più culturale, più amante della famiglia e dell’arte di vivere. Nel mediterraneo, questa cornice di “convivialità” è stata tramandata dalla tradizione intesa come la capacità di trasmettere il sapere tra le persone e le generazioni per evitare di ricominciare sempre tutto da zero.

L’area geografica del mediterraneo ha adoperato i rituali come espressioni dirette della cultura locale intesa come modo di “ essere e di fare le cose” peculiare. Così facendo il rituale ha consentito di unire storie individuali all’interno di una storia collettiva. Questi riti si introducono nella cornice più vasta di una “religiosità” da intendersi come un modo di approcciarsi alla realtà, al rispetto dei tempi e dei frutti della terra.

Questo star al mondo legato ai “riti” come attività individuale, in un mondo di fretta, consente di rimanere “agganciato” a delle radici culturali, etiche e morali tramite un’attitudine alla condivisione di gesti e momenti di vita quotidiana. Per esempio, nella cultura italiana il pranzo domenicale rappresenta il rito per antonomasia perché esula dal solo aspetto culinario ma è un momento di profonda comunicazione e di trasmissione del sapere e dei saperi tra i membri della famiglia. Il pranzo domenicale permette di dedicare tempo a se stesso e agli altri tramite il consumo del cibo. Il tempo trascorso con gli altri, in sintonia con il sentire della vita nel mediterraneo, non può essere vissuto e sentito con un senso di colpa come invece vorrebbe imporre il modello culturale di tipo produttivistico. Rispettare i tempi dell’uomo e della natura rappresenta un valore preciso inteso come il valore della memoria presente nelle tradizioni.

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Guttuso - La Vucciria

Il territorio come tratto dominante in Italia

Il territorio è probabilmente il tratto distintivo della cultura italiana in particolare. La definizione di territorio ci riporta al concetto di un’area protetta da individui e gruppi di persone dall’ingresso di individui estranei. Il territorio esprime spesso identità e senso di appartenenza associati ad un senso di difesa verso gli altri. Il territorio garantisce non solo la sussistenza fisica ma anche lo sviluppo sociale e culturale di una comunità. Il territorio conferisce identità alle persone tramite un territorio definibile e riconoscibile. Il territorio offre appartenenza, fare parte di un gruppo con il quale condividere comportamenti, modi di pensare e atteggiamenti.

Questo permette alle persone di riconoscere e di essere riconosciuti come membri di un gruppo. Possiamo dire che la Storia italiana fatta con le sue tante municipalità sia stata in linea con questa esperienza mediterranea. In Italia, come in molte altre parti del mediterraneo è di notevole importanza la varietà dei paesaggi, dei gusti e delle persone. Questa varietà rappresenta un tratto tipico dello spazio geografico del mediterraneo ma allo stesso tempo sarebbe al cuore della conoscenza umana dove il principio di differenza degli oggetti consente di capire l’essenza delle cose. Secondo Leibniz, le persone conoscono le cose non come enti ontologici ma tramite l’esistenza della varietà che differenzia gli oggetti tra di loro.

In sintesi possiamo dire che la “Mediterraneità” è un sillogismo che raccoglie una tradizione fatta di convivialità, rispetto per gli altri e un senso di misura nel proprio agire. I valori presenti nella tradizione mediterranea sembrano essere in ampia sintonia con il bisogno di ridurre le distanze sociali presenti nel paese e allo stesso tempo trovano una nuova “raison d’être” nella costruzione di un dialogo con l’altra sponda del Mediterraneo come unico rimedio per costruire relazioni benefiche tra le varie civiltà.

Edoardo Natale


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