Altritaliani
Cinema

Tanti film italiani quest’anno a Venezia 72.

I film italiani presenti, le giurie e sezioni della Mostra 2015.
venerdì 28 agosto 2015 di Andrea Curcione

Un excursus sui film italiani più importanti della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (Lido, dal 2 al 12 settembre). In concorso Bellocchio, Guadagnino, Messina e Gaudino. Un evento speciale, il film postumo di Caligari e un appuntamento atteso dai suoi fan con Vasco Rossi. Una kermesse cinematografica che si preannuncia sulla carta per il cinema italiano molto interessante e che Altritaliani seguirà da vicino.

Saranno due pellicole d’ambientazione veneziana dirette da Orson Wells, “Otello” (1952) e “Il mercante di Venezia” a fare da evento di preapertura la sera del 1 settembre della 72. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (Lido, dal 2 al 12 settembre).

I due film, tratti dalle omonime tragedie shakespeariane, ebbero una realizzazione travagliata. “Otello”, che doveva essere presentato alla rassegna veneziana già nel 1951, venne ritirato all’ultimo momento per problemi tecnici. Ebbe poi una prima mondiale nel novembre dello stesso anno al cinema Barberini di Roma col doppiaggio in italiano (le voci erano di Gino Cervi-Otello e Rina Morelli-Desdemona) e in seguito venne mostrato al Festival di Cannes l’anno seguente. A Venezia si vedrà una copia ritrovata presso la CSC – Cineteca Nazionale, in un’edizione appositamente restaurata e più lunga (96 minuti) e con i dialoghi italiani supervisionati dallo stesso regista.

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Orson Welles

Sempre la Cineteca Nazionale ha restaurato il materiale considerato perduto de “Il mercante di Venezia”, del quale sono stati ritrovati 27 minuti. La proiezione sarà accompagnata dall’esecuzione dal vivo della partitura originale del Maestro Angelo Lavagnino composta appositamente per l’opera di Welles ed eseguita dall’Orchestra Classica di Alessandria.

Altre opere restaurate dalla Cineteca che passeranno per la sezione “Venezia Classici” della Mostra del Cinema saranno “Vogliamo i colonnelli” (1973) in occasione del centenario della nascita di Mario Monicelli e infine “Salò e le 120 giornate di Sodoma” (1975) nel quarantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini. Sempre per “Venezia Classici”, il regista francese Bertrand Tavernier (Lione, 25 aprile 1941) che quest’anno sarà premiato con il Leone d’Oro alla carriera, ha avuto il privilegio (“carte blanche”), in veste di “Guest Director” di selezionare 4 film da riscoprire e rivedere, che sono stati quindi restaurati. Egli ha scelto “La lupa” di Alberto Lattuada (1953), restauro in anteprima mondiale CSC-Cineteca Nazionale in collaborazione con Filmauro; “Pattes blanches” (Zampe bianche) di Jean Grémillon (Francia, 1949), restauro in anteprima mondiale, Gaumont; “Sonnenstrahl” (Viva la vita) di Pál Fejös (Germania/Austria, 1933), in collaborazione con Filmarchiv Austria; “A Matter of Life and Death” (Scala al paradiso) di Michael Powell ed Emeric Pressburger (Regno Unito, 1946), in collaborazione con Park Circus Limited. Tavernier presenterà personalmente al pubblico le pellicole che ha scelto prima delle proiezioni. Queste e altre storiche opere di rilevanza internazionale concorreranno alla terza edizione del premio per il miglior film e miglior documentario sul cinema restaurato di questa sezione e verranno scelti da una Giuria di studenti di cinema presieduta dal regista italiano Francesco Patierno.

Nel poster ufficiale di “Venezia 72”, realizzato anche quest’anno dal disegnatore e animatore Simone Massi, vi è in primo piano l’attrice Nastassja Kinski, icona del cinema d’Autore degli anni Ottanta. L’attrice di “Paris Texas” ha lo sguardo rivolto di lato, verso un punto laterale che noi non possiamo scoprire ma che desta curiosità. Sullo sfondo, vi è ancora il protagonista del manifesto precedente, ispirato invece dall’inquadratura finale de “I 400 colpi” di François Truffaut e del suo protagonista, Antoine Doinel / Jean-Pierre Léaud, quasi a stabilire una continuazione tra il passato e il presente.

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Alfonso Cuarón presidente di giuria alla Mostra di Venezia 2015

Le personalità chiamate a fare parte della Giuria del Concorso di “Venezia 72”, sono: il regista messicano Alfonso Cuarón (Presidente). E’ stato spesso presente alla Mostra di Venezia dove nel 2001 ha presentato “Y tu mamá también”, film che vince l’Osella per la migliore sceneggiatura e il Premio Marcello Mastroianni per i due attori protagonisti. Torna in concorso nel 2006 con “Children of Men” (I figli degli uomini) vincendo l’Osella per la miglior fotografia. Il film ottiene tre nomination agli Oscar. La sua ultima opera, “Gravity” (2013), è stata presentata in anteprima mondiale come film d’apertura della 70. Mostra di Venezia e ha vinto sette Oscar. Lo scrittore, sceneggiatore e regista francese Emmanuel Carrère, autore, tra le sue celebri opere di narrativa, dei bestseller “Limonov” (2011) e “Il regno” (2015); il regista turco Nuri Bilge Ceylan, Palma d’oro a Cannes nel 2014 con “Kis uykusu” (Il regno d’inverno); il regista polacco Pawel Pawlikowski, autore di “Ida”, premio Oscar per il miglior film straniero 2015; il regista italiano Francesco Munzi, in concorso alla 71. Mostra di Venezia 2014 con “Anime nere”, acclamato dalla critica e vincitore di 9 David di Donatello 2015; il regista taiwanese Hou Hsiao-hsien, Leone d’oro a Venezia 1989 con “Città dolente” e in concorso a Cannes 2015 con “Nie Yinniang” (The Assassin), premiato per la regia; l’attrice tedesca Diane Kruger, interprete, tra i molti suoi ruoli internazionali, del personaggio di Bridget von Hammersmark in “Bastardi senza gloria” (2009) di Quentin Tarantino; la regista e sceneggiatrice britannica Lynne Ramsay, acclamata dalla critica e nominata ai Golden Globe e ai Bafta per il film “…e ora parliamo di Kevin” (2011); l’attrice e regista statunitense Elizabeth Banks,interprete delle saghe di “Spiderman” e “Hunger Games” ed esordiente nella regia con la commedia di successo “Pitch Perfect 2”.

La Giuria di “Venezia 72” assegnerà ai lungometraggi in Concorso i seguenti premi ufficiali: Leone d’Oro per il miglior film, Leone d’Argento per la migliore regia, Gran Premio della Giuria, Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergenti, Premio per la migliore sceneggiatura, Premio Speciale della Giuria.

Per la sezione “Orizzonti”, quella più sperimentale, dedicata ai nuovi linguaggi artistici, la Giuria internazionale è composta dal regista statunitense Jonathan Demme (Presidente); dalla regista e sceneggiatrice francese Alix Delaporte, in concorso a Venezia nel 2014 con “Le dernier coup de marteau”, con cui il giovane attore Romain Paul vince il Premio "Marcello Mastroianni"; l’attrice spagnola Paz Vega, salita alla ribalta internazionale nel 2001 con “Lucia y el sexo” di Julio Medem, grazie al quale ottiene il premio Goya come miglior attrice esordiente; il regista di Hong Kong Fruit Chan, due volte in concorso a Venezia, con “Durian Durian” (2000) e “Hollywood, Hong Kong” (2001). Nel 2014 ha diretto il thriller-action “The Midnight After”, presentato al Festival di Berlino; l’attrice italiana Anita Caprioli, interprete, tra i molti suoi ruoli di successo, di “Immaturi” (2011) e di “Corpo celeste” (2011) di Alice Rohrwacher

Invece per il Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”- Leone del Futuro, la Giuria internazionale è così composta: il regista italiano Saverio Costanzo (Presidente); il produttore di Hong Kong Roger Garcia, direttore esecutivo dell’Hong Kong International Film Festival dal 2010 e pioniere della diffusione del cinema asiatico nel mondo; la critica e storica del cinema francese Natacha Laurent, direttrice della Cinémathèque de Toulouse per 10 anni fino a giugno 2015, esperta di cinema russo e sovietico; il regista statunitense Charles Burnett, uno dei maggiori cineasti indipendenti Usa, autore del cult To Sleep with Anger (1990), vincitore di tre Indipendent Spirit Awards; la giornalista messicana Daniela Michel, fondatrice edirettrice dal 2003 del Morelia Film Festival, principale trampolino di lancio per i giovani cineasti messicani.
La Giuria assegnerà senza possibilità di ex aequo, tra tutte le opere prime di lungometraggio nelle diverse sezioni competitive della Mostra (Selezione ufficiale e Sezioni Autonome e Parallele), il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”, e un premio di 100.000 dollari, messi a disposizione da Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis, che sarà suddiviso in parti uguali tra il regista e il produttore.

La 72. Mostra del Cinema di Venezia presenta 55 lungometraggi inediti, di cui 21 in Concorso, 16 Fuori Concorso e 18 nella sezione Orizzonti. 16 registi sono per la prima volta in concorso nelle varie sezioni, tre registi al loro esordio, la prima volta di una produzione Sudafricana e del Venezuela, e poi la presenza importante di della Francia (23 opere tra produzione e coproduzioni) e degli Stati Uniti (19), seguita dall’Italia (12). 45 sono i Paesi presenti alla Mostra: c’è anche la Città del Vaticano con il documentario fuori concorso “L’esercito più piccolo del mondo” di Gianfranco Pannone.

I FILM ITALIANI PRESENTI NELL’ EDIZIONE DI QUEST’ANNO

Quattro sono i film italiani in concorso in questa edizione. “Quattro film scelti sono indubbiamente un segnale forte e positivo. E d’altronde li abbiamo scelti perché li riteniamo belli, non certo per riempire delle caselle.” Così ha definito il direttore Alberto Barbera la presenza a Venezia 72 delle opere di Marco Bellocchio “Sangue del mio sangue”, “Per amor vostro” di Giuseppe M. Gaudino, “A bigger splash” di Luca Guadagnino e “L’attesa” di Piero Messina.

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Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio

Bellocchio ritorna a Venezia dopo la sua precedente partecipazione del 2012 (a Venezia 69 con “La bella addormentata”) per presentare “Sangue del mio sangue”, la drammatica storia di una nobile (Alba Rohrwacher) costretta a farsi suora che sedurrà prima un giovane uomo d’armi e poi il suo fratello gemello prete. Per questo motivo verrà condannata ad essere murata viva nelle antiche prigioni di Bobbio, località in Emilia Romagna molto amata dal regista. Nello stesso luogo, secoli dopo, tornerà un altro Federico (Roberto Herlitzka) sedicente ispettore ministeriale, che scoprirà che l’edificio è ancora abitato da un misterioso Conte, che vive solo di notte. Nel cast anche Pier Giorgio Bellocchio e Filippo Timi.

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Valeria Golino e Beppe Gaudino

Il regista Giuseppe Mario Gaudino (Pozzuoli, 1957) ritorna a anche lui in concorso a Venezia dopo diciotto anni dal lungometraggio “Giro di lune tra terra e mare” (1997) con la pellicola “Per amor vostro”. Protagonista è Anna (Valeria Golino) una donna sposata, con tre figli. La sua vita è così grigia che non vede più i colori, benché sul lavoro - fa la "suggeritrice" in uno studio televisivo - sia apprezzata e amata, e questo la riempia di orgoglio. Anna ha doti innate nell’aiutare gli altri, ma non le adopera per se stessa. Non trova mai le parole né l’occasione per darsi aiuto. Quando finalmente, dopo anni di precariato, riesce a ottenere un lavoro stabile, inizia il suo affrancamento da questo stato. Anche dal marito, del quale decide finalmente di liberarsi quando finalmente si rende conto della sua attività malavitosa. Nel cast Adriano Giannini e Massimiliano Gallo. Il film è interamente girato nei quartieri di Napoli.

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A Bigger Splash di Luca Guadagnino con Tilda Swinton

Altra presenza a Venezia è quello del regista, sceneggiatore e produttore Luca Guadagnino (Palermo, 1971). Autore de “I protagonisti” (1999), “Melissa P.” (2005) e “Io sono l’amore” (2009) è in concorso con la pellicola “A bigger splash”. Il film, girato sull’isola di Pantelleria, racconta la storia di una coppia in vacanza, Marianne (Tilda Swinton) celebre rock star e Paul (Matthias Schoenaerts) il suo fidanzato fotografo. La quiete verrà interrotta dall’arrivo nell’isola di Harry (Ralph Fiennes) - ex di Marianne e amico di Paul - con la giovane Penelope (Dakota Johnson), ritenuta la sua amante, mentre invece è sua figlia. Marianne si scopre nuovamente attratta da Harry; Penelope mette gli occhi su Paul; la tensione della passata intimità appesantisce l’aria. Paul e Marianne lottano per mantenere in piedi il loro fragile legame, ma un giorno, mentre Marianne trascorre il pomeriggio con Harry, Paul si ritrova da solo con Penelope. Col trascorrere delle ore diventa chiaro che i tradimenti che si sono consumati cambieranno la vita di tutti. “Remake” del film francese “La piscina” (1968) di Jacques Deray con Alain Delon, Paul Crauchet, Romy Schneider, Jane Birkin, Maurice Ronet, la pellicola è una sorta di thriller sentimentale che promette torbidi inganni e segreti.

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Juliette Binoche nel film di Piero Messina

Ultimo film italiano in concorso è “L’attesa”, opera prima del regista Piero Messina (Caltagirone, 30 aprile 1981). Dopo gli studi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, al cortometraggio “La Porta” (2009) presentato al 65. Festival di Cannes, fino a diventare assistente alla regia di Paolo Sorrentino per la lavorazione di “This Must Be The Place” e “La grande bellezza” e alcuni lavori per la televisione, Messina ha girato il suo primo lungometraggio prodotto da Indigo Film e Medusa. Ne “L’attesa” protagonista è l’attrice Juliette Binoche nella parte di Anna, una donna che vive da sola in un’antica villa nelle campagne del ragusano. Un giorno si presenta Jeanne (Lou de Laâge) dicendo di essere la fidanzata di suo figlio Giuseppe (Giovanni Anzaldo) invitata da lui per trascorrere insieme la Pasqua. I due caratteri si incontreranno e si scontreranno in attesa che il figlio faccia ritorno per partecipare insieme alla processione che si terrà in paese.

Nella sezione Orizzonti invece troviamo il film italiano “Pecore in erba”, opera prima di Alberto Caviglia, già assistente alla regia di Ferzan Őzpetek. Caviglia realizza un ironico “falso documentario” (mockumentary), genere insolito per il cinema italiano, su un tema drammatico quale l’antisemitismo, letto in chiave surreale. Una commedia tutta ambientata nel quartiere romano di Trastevere, per le sue strade e tra gli abitanti che lo animano.
Ed ancora il drammatico “Italian gangster” di Renato De Maria. Trent’anni di storie violente consacrate dalla cronaca e dal cinema raccontati con testimonianze e filmati d’epoca dell’Istituto Luce e di Home Movies. Dalla banda Cavallero, a Ezio Barbieri, Paolo Casaroli “il Dillinger bolognese”, Luciano De Maria, Horst Fantazzini, Luciano Lutring definito dalla stampa dell’epoca “il solista del mitra”. Nomi echeggianti e roboanti nella memoria e nell’oblio collettivo. E poi i film di genere: da Di Leo a Bava e Deodato, ma anche con autori come Petri e Bellocchio; il tutto accompagnato dalle parole e dalle interviste che dedicarono loro i giornalisti/scrittori come Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Indro Montanelli. I tragici fatti della nostra cronaca nera italiana del dopoguerra.

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Alba Rohrwacher

Passando alle sezioni collaterali invece, nelle Giornate degli Autori sotto la guida del Direttore Giorgio Gosetti, troviamo tre pellicole italiane. “Viva la sposa” di Ascanio Celestini, con una serie di personaggi che “tirano a campare”: da quello che passa il tempo a bere e finge di smettere; ad un truffatore di assicurazioni; ad un giovane che non sa di chi è figlio; a una ragazza che dice ai genitori di scappare in Spagna con la sua migliore amica e poi non lo fa; ad un tizio che fa parcheggiatore notturno per fine con una giovane americana che gira l’Italia vestita da sposa. Personaggi surreali, ma mica tanto. Tra gli interpreti anche Alba Rohrwacher.

Secondo film è “Arianna” di Carlo Lavagna. Arianna (l’attrice Ondina Quadri) ha diciannove anni, ma non è ancora donna. All’inizio dell’estate, nel casale sul lago di Bolsena dove era cresciuta fino all’età di tre anni e in cui torna con i genitori, ritrova antiche memorie che la convincono a restare anche da sola. Arianna comincia a indagare sul proprio corpo e sul proprio passato; l’incontro con la giovane cugina Celeste (Blu Yoshimi) - così diversa e femminile rispetto a lei - e la perdita della verginità con un ragazzo della sua età, la spingono a confrontarsi definitivamente con la sua vera natura. Ma è con se stessa e nel rapporto coi la famiglia, nodo irrisolto fin dall’infanzia, che Arianna deve trovare se stessa. La giovane Ondina Quadri potrebbe essere, secondo Gosetti, la rivelazione di quest’anno a Venezia.

Una storia di paternità e di scontro fra culture è il tema de “La prima luce” del napoletano Vincenzo Marra (tra le sue pellicole precedenti citiamo “Tornando a casa”, “L’udienza è aperta”, “L’ora di punta”). Riccardo Scamarcio è Marco un giovane e spietato avvocato, che convive con Martina (Daniela Ramirez) una ragazza sudamericana e il loro figlio Martin di 8 anni. I tre vivono a Bari. In seguito a dissidi irrimediabili con il suo compagno e sentendosi braccata dalla legge, Martina decide di scappare. Riesce a tornare nel suo paese d’origine, insieme al bambino e far perdere le sue tracce. Marco senza il suo piccolo non riesce a stare, a vivere. Dopo aver fatto una serie di buchi nell’acqua nell’invano tentativo di ritrovarli, decide di partire per l’America Latina.

Per gli eventi fuori concorso troviamo il documentario di Davide Barletti e Jacopo Quadri “Il paese dove gli alberi volano” che racconta il cinquantenario della fondazione della compagnia di ricerca Odin Teatret, voluta dal visionario Eugenio Barba in Scandinavia;
e ancora il film d’animazione “Bangland” del pescarese Lorenzo Berghella che immagina in un futuro distopico una cittadina di un’America dove Steven Spielberg, eletto presidente, ha dichiarato guerra al Mahaba, uno staterello africano, dando il via a una propaganda del terrore, secondo la quale chiunque non è bianco è un potenziale terrorista. Il ventiquattrenne regista d’animazione debutta con questo lungometraggio dopo i premi ottenuti con il suo primo corto “Too Bad”.
E ancora il documentario “Milano 2015” a firma del collettivo Elio, Bolle, Capotondi, Veltroni, Diritti e Soldini e infine
“Harry’s Bar” di Carlotta Cerquetti, che racconterà la storia del mitico locale veneziano fondato da Arrigo Cipriani e frequentato, tra i molti vip, anche da Hemingway.

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Antonio Capuano

Nel 1991 la Settimana della Critica fu vinta dal film di Antonio Capuano “Vito e gli altri”. A distanza di 24 anni e con una filmografia che testimonia un percorso di cinema personale e indipendente, il regista napoletano presenta il suo ultimo film di finzione, “Bagnoli Jungle”, ennesimo esempio di libertà espressiva e di coraggio. Un film che mette a confronto tre generazioni, attraverso storie che si incastrano l’una nell’altra, che si muovono in un territorio difficile, spesso degradato ma estremamente vitale come la periferia nord di Napoli che si sviluppa attorno all’ex stabilimento siderurgico di Bagnoli.
Secondo film in concorso nella rassegna Sic curata da Francesco Di Pace è “Banat” di Adriano Valerio. Dalla Puglia in Romania, secondo un percorso di emigrazione al contrario, due giovani incrociano le loro traiettorie in fuga da un presente privo di prospettive di lavoro o da un amore finito male. L’agronomo Ivo (un convincente Edoardo Gabriellini) trascina con sé il destino della restauratrice Clara (una intensa Elena Radonicich). Un film che rivela il sicuro talento di un regista già vincitore del David di Donatello e di una menzione speciale a Cannes con un suo corto.

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Claudio Caligari e Valerio Mastrandrea

E’ un omaggio al regista “outsider” Claudio Caligari (Arona, Novara, 7 febbraio 1948, Roma 26 maggio 2015) autore di “Amore tossico” e “L’odore della notte”, prematuramente scomparso, la presentazione fuori concorso del suo ultimo lavoro, “Non essere cattivo”. Ambientato nella Osta e nella periferia romana degli anni Novanta, negli stessi luoghi dove Pasolini faceva vivere, girovagare, amare e soffrire i personaggi dei suoi film troviamo Vittorio (Alessandro Borghi) e Cesare (Luca Marinelli). “Essi sono due giovani ventenni, “fratelli di vita”, ma una vita fatta d eccessi. Un mondo in cui soldi, macchine potenti, locali notturni, droghe sintetiche e cocaina "girano facili". Ed è in questo mondo che i due amici si muovono in cerca della loro affermazione. L’iniziazione all’esistenza ha però un costo altissimo: Vittorio, per salvarsi, prende le distanze da Cesare, che invece sprofonda inesorabilmente. Il loro forte legame, però, farà sì che Vittorio non abbandonerà mai veramente il suo amico, sperando sempre in un futuro migliore. Insieme. L’attore Valerio Mastandrea, amico del regista, con il quale aveva lavorato in “L’odore della notte”, ha aiutato Caligari, già gravato dalla malattia, a trovare i soldi per realizzare questo suo ultimo film. Quando è morto ha finito il montaggio, ed è riuscito a portarlo a Venezia.

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L’atteso Vasco Rossi

Per concludere questo excursus sui film italiani più importanti presenti a Venezia 72, segnaliamo infine il documentario “Il decalogo di Vasco” di Fabio Masi in programma l’11 settembre in sala Darsena. Vita e successi del rocker di Zocca raccontati per immagini, questa volta con un evento in più: la presenza del cantante al Lido. La prima proiezione delle ore 21 sarà preceduta dall’incontro, condotto dal giornalista Vincenzo Mollica, con Vasco e il regista del documentario. I 2.800 biglietti messi a disposizione online per il pubblico dal 25 agosto sono andati tutti esauriti in cento minuti. Vasco Rossi aveva promesso ai suoi fan che sarebbe ritornato a Venezia dal momento che nel 2011, quando fu presentato durante la 68 Mostra del Cinema l’altro documentario a lui dedicato “Questa storia qua” di Alessandro Paris e Sybille Righetti, fu costretto a dare forfait a causa delle sue condizioni di salute che lo avevano obbligato ad un forzato riposo dalle scene.

Sicuramente la presenza di Vasco Rossi quasi a fine Mostra, segnerà la degna conclusione di una kermesse cinematografica che si preannuncia sulla carta per il cinema italiano molto interessante.

Andrea Curcione
Da Venezia


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