Altritaliani
Origami letterari

Ada Adina, di Iride Cristina Carucci

Edizioni Pequod Italic, 2014.
lunedì 24 agosto 2015 di Carla Cristofoli

"Amo leggere testi di ’verità’ e per me la Scrittura è soprattutto un gesto d’affetto, una testimonianza delicata nei confronti della Vita e delle storie visibili ed invisibili che essa contiene. Quando un romanzo termina mi dispiace sempre un po’ e mi sembra impossibile che le sue creature, con le quali ho trascorso molto tempo e ho amato come vere, non esistano realmente in nessuna parte del mondo".

Animata da questo spirito Iride Cristina Carucci, nel suo ultimo romanzo, ci racconta Ada, ma per farlo parte da Adina. Verità nascoste, personaggi che si fanno veri, in virtù delle verità che trasportano.

"Eventi e persone non hanno riferimenti reali. Sono l’esclusivo prodotto della fantasia dell’autore, ispirati al mondo ma dotati di totale autonomia dalla realtà".
Con questa solenne bugia sempre iniziano le storie, come a metterti in guardia o a rassicurarti, a dirti non parliamo di te, della tua vicina di casa, di tua zia o di tua nonna. Però mentre leggi pensi a te stessa, alla tua vicina di casa, a tua zia e pure a tua nonna. A te bambina, a te bambina con tua nonna, a te bambina con tua madre, a tutte le volte che tua mamma non c’era e al posto suo c’era la nonna.

A tutti i modelli di donna che da bambina, da adolescente, da adulta ti hanno circondato, formato, plasmato, costruito donna. Tutte quelle donne che ti hanno insegnato a comportarti da donna, a vestirti da donna, a truccarti, un po’ troppo, cosi è troppo! Quella gonna è troppo lunga, accorcia! È troppo corta, allunga!

Allunga, accorcia, stira, tira a destra, a sinistra, aggiusta l’orlo, impara ad aggiustare l’orlo, pulisci, rassetta, cucina, sai cucinare? Taglia i capelli, lasciali crescere. Sei ingrassata! Sei troppo magra! Sai fare l’amore? Ti piace? Sì, ma non esagerare, un orgasmo garbato, non urlare, manifesta piacere quanto basta per dare soddisfazione a chi te lo procura, vero o simulato che sia, insomma, evita di disturbare i vicini di casa. Non ti piace? Sei troppo frustata! Avrai il ciclo, sarà il pre-mestruo, starai entrando in menopausa. Ti piacciono i bambini? E prova a dire di no, se ci riesci. Vorresti dei bambini? E prova a dire di no, se ne hai il coraggio. Non ne hai? Qui, risposta non ce n’è, c’è uno sguardo misto di sospetto e compassione, un giudizio che accusa egoismo.

Quale donna è davvero donna, se non è madre?

Modelli, costruzioni, sistemi di genere, come si usa dire oggi. Piano piano, aggiustando e mettendo insieme i pezzi dei buoni comportamenti, si costruisce la donna: bella, intelligente, capace, intraprendente, lavoratrice, buona padrona di casa, buona cuoca, moglie, madre, amante. Non necessariamente in quest’ordine, ma necessariamente tutto questo insieme. E poi? Come finisce la favola della bella principessina, che aspetta il suo principino azzurro col sorriso verde di foglia tenerella?

Poi un giorno Ada entra esasperata nella camera del figlio adolescente, odioso come solo un adolescente figlio di genitori appena separati, che prepara l’esame di maturità, può essere (incubo perfetto di ogni madre) e grida:
"Bastaaaa… basta… fattela finita, Berto… Bastaaaa", e siccome ormai la bolla è partita, la nostra Ada Adina continua il suo sfogo: "Basta, basta, tu e tuo padre, due mostri, tu e Mario mi avete sempre fregato, mi avete fregato la vita".

Et voilà ! Les jeux sont faits et rien ne va plus!

Ada è una donna appena separata, sui cinquanta. Giovanissima incontra il suo Mario, lo sposa, ci fa un figlio, Berto. Tutto ruota intorno a Mario e Berto, lavoro, casa, famiglia. Ci sono le faccende lasciate al marito, di cui Ada non sa nulla, ci sono le faccende lasciate ad Ada, di cui Mario non s’interessa per nulla. C’è il lavoro che Ada offre al marito per avviare l’azienda di famiglia, ma è dovere, non professione. Poi Mario incontra una giovane e graziosa fanciulla, dalle fattezze asiatiche, una dolce ’cinesina’, piccola paffuta morbida confortante, tutto quello di cui un uomo oltre i cinquantanni ha bisogno per sentirsi dieci anni di meno, anche quindici, và. È vero che molte donne si assopiscono nel loro essere mogli e madri, confortate dal normale e monotono ripetersi dei piccoli gesti quotidiani, così anche è vero che ci sono uomini che si risvegliano come da un incubo dal monotono ripetersi dei piccoli gesti quotidiani. Sono entrambi vittime di omologazioni: uomo versus donna e viceversa. Nasce lo scontro tra chi vuol restare e chi vuol partire.

Separazione, avvocati, valutazione monetaria di ciò che hai fatto, sei stato: quanto vale il tuo essere stato moglie e/o marito? Stabilito il valore, questo si dilaziona in comode rate: il mantenimento. Mi ha sempre fatto sorridere questa parola: ’il mantenimento’. Improvvisamente la moglie diventa una ’mantenuta’. Il marito una specie di ’Stato/Grecia’ con un debito abissale, che mai riuscirà a saldare.

Adina è una bambina nata fuori dal matrimonio, vive con la nonna, sua madre è assente, partita oltre oceano, promette di tornare e mai lo farà. Una madre giovane e bella, mitizzata, attesa fino a quando non annuncia che nel ’nuovo mondo’ si è ricostruita una ’nuova famiglia’, lì si esaurisce l’attesa, si rifiuta l’invito a raggiungerla. L’infanzia di Adina è vissuta in solitudine. La famiglia (Mario e Berto) rappresentano tutto ciò che Adina non ha mai avuto.

Al momento della separazione si riapre dunque un dialogo tra Ada e Adina, la donna stretta dal risentimento per la separazione subìta, lacerata dall’incapacità a dialogare con il figlio, ripercorre la sua esistenza passata, rintraccia i fili di queste assenze esistenziali, mentre cerca da un lato di capire cosa sia successo, dall’altro tenta di ricostruire un nuovo percorso esistenziale.

JPEG - 22.6 Kb
Iride Cristina Carucci

Con molta intelligenza e sensibilità Iride Carucci ricostruisce il percorso di formazione di Ada saltando tra passato e presente, ci propone l’infanzia di Adina per farci capire come quella bambina sia in qualche modo rimasta Ada e soprattutto ci mostra come la Ada disperata e sconvolta da questa nuova dolorosa perdita riesca in qualche modo a ricostruirsi. Ada è Adina, tutto è nella formazione della persona (attenzione, ho detto persona, eh! Non ho detto donna, soprattutto non ho detto uomo! State attenti! Che le parole sono importanti, sono quelle che fanno la differenza, anzi, le persone).

Nella sua semplicità questo personaggio ha qualcosa di grandioso, una forza interiore che non le permette di arrestarsi, se non a brevi tratti. Indugia sui ricordi, ma non si abbandona al dolore. È una donna silenziosa, che sa ascoltare, dialogare con se stessa, che non riempie i vuoti con parole vuote. Si lascia circondare da buone amiche che vivono, ognuna a modo proprio, la stessa esperienza e da loro si lascia consigliare, ma non guidare. Perché Ada/Adina lungo il uso percorso evolve, impara a scegliere e smette di accettare passivamente il mondo che la circonda.

Ha un grande talento questa donna dall’apparenza fragile, un grande coraggio: guardarsi con distacco, giudicarsi senza paure, valutare se stessa e riprendere, o se si preferisce, ricucire i pezzi che di lei sono rimasti. Si guarderà allo specchio e si dirà: ’In quella foto, anni dopo, quando molte cose saranno cambiate, mi vedrò estranea. Ancora quel sorriso sottomesso. Il desiderio totale di essere accettata dagli altri. Le mani bianche abbandonate in grembo’.

Ha una grande fragilità questo personaggio coraggioso, ha creduto e ha cercato per tutta la vità di dover essere una ’donna perfetta’ (bella, intelligente, capace, intraprendente, lavoratrice, buona padrona di casa, buona cuoca, moglie, madre, amante). È stata ed è tutte queste cose insieme, ma non con la perfezione illusoria che ci illudiamo di raggiungere tutte noi donne, alimentando la nostra piccola Adina interiore. Affannate ed esasperate alla ricerca di un mito irraggiungibile, che è cultura ed educazione, instillate lentamente fin dalla più tenera infanzia.

Accettarsi nei propri limiti è conquista difficile e comunque passa per processi dolorosi. Accettarsi come essere umano, amarsi con umanità e comprensione, smettere di inseguire ideali di genere femminile/maschile, essere, semplicemente, essere e dunque esistere: questo il processo che ha portato Adina a diventare Ada e che Iride Carucci ci racconta con il linguaggio semplice e accorato di questa donna semplice, eppure complessa nelle sue analisi interiori.

E poi arriva Karl, affascinante straniero, che rinverdisce i pensieri della nostra Ada, la innamora, la seduce, la riporta alla serenità. Mi sembrava dritto lo sguardo di Ada, bello teso verso il futuro, e ora se ne sta in terrazza con lo sguardo per aria a guardare il dito di Karl che le mostra il ’Grande carro’.

Lo confesso, ci sono rimasta male. Mi sono pure meravigliata, perché questo Karl sembra proprio il fratello gemello di Ada. Anche lui ha vissuto un’infanzia privata del padre, con una madre troppo impegnata a piangere l’assenza del marito. Una ex-moglie che indossava pellicce (e già solo per sto fatto mi sta antipatica) e che (come il Mario di Ada) una mattina se ne va. Senza tanti convenevoli.

L’anima gemella: non saprei. Ho sempre diffidato dalle imitazioni. L’idea che una donna non possa vivere ’sola’ ed essere comunque serena, completa in sé stessa, mi rattrista.

Ho chiesto all’autrice, perché io sono solo una lettrice, non so niente, se sapessi scriverei.

"In questo romanzo, molto diverso dai precedenti, mi è venuto spontaneo riservare alla protagonista dei doni e tra questi l’amore: l’incontro profondo con un altro essere umano nel lento e silenzioso giro dell’universo.
Per Ada è stato così, ma penso che un essere umano possa trovare il senso di armonia e di corrispondenza serena alla vita anche da solo, secondo il percorso interno che è riuscito e riesce a compiere e anche questa consapevolezza di sé è un ’incontro’ e un grande dono
".

Hemingway diceva che non si può scrivere senza prima aver vissuto. È senz’altro vero, come potrei contraddire Hemingway, mi viene da pensare che forse anche i personaggi di un romanzo devono aver vissuto per poter essere raccontati. È senz’altro il caso di Ada, che ha compiuto il suo ’giro dell’universo’ per potersi raccontare Adina, lasciarsela alle spalle e realizzare l’incontro ’con un altro essere umano’.

Carla Cristofoli

*****

Iride Cristina Carucci è nata e vive ad Ancona. Si è laureata in Lettere a Bologna e ha conseguito il perfezionamento in Storia dell’Arte a Urbino. Insegnante di Lettere, ha collaborato con riviste e quotidiani locali. Nel 2001, per la Editori Riuniti, pubblica Amalia a perdere, arrivato tra i dodici finalisti del Premio Strega. Del 2010 è Arturo della penombra (Pequod). Ada Adina è il suo ultimo lavoro.

*****

La rubrica "Origami letterari" (clicca sul link) desidera aprire uno spazio dedicato alla lettura e alla analisi di libri che sappiano raccontare la realtà italiana attuale. Il desiderio è quello di trovare, tra le pieghe di questo grande origami che è l’Italia di oggi, l’elemento ’letterario’ che ci aiuti a sbrogliare l’intricata matassa del nostro vivere quotidiano.....
Una rubrica a cura di Carla Cristofoli, fondatrice e direttrice di Un brin d’italien
Contatto per sottoporre ad Altritaliani un nuovo libro: carla@unbrinditalien.com


forum

Home | Contatti | Mappa del sito | | Statistiche del sito | Visitatori : 308 / 3988760

Monitorare l’attività del sito it  Monitorare l’attività del sito culture et CULTURE  Monitorare l’attività del sito Origami   ?

Sito realizzato con SPIP 3.0.21 + AHUNTSIC

-->