Altritaliani

Le mani della madre. La maternità responsabile e l’altra.

Gioie, fantasmi ed eredità del materno
mercoledì 24 giugno 2015 di Gaetanina Sicari Ruffo

L’ultimo libro di Massimo Recalcati è sulla maternità. S’intitola infatti: Le mani della madre (Feltrinelli 2015), che evocano protezione, amore e difesa dei figli secondo l’antica consuetudine e la più classica lezione del rapporto con la madre.

Un saggio pieno di tenerezza con ricordi dell’infanzia ed il rapporto esclusivo di affetto e di dedizione d’una madre che ama intensamente il figlio, sì da insegnargli per tutta la vita la libertà nell’agire!

Questa la classica immagine materna che è la più alta che ci sia stata trasmessa. Lo ribadisce l’antico libro Cuore di De Amicis e il racconto tra gli altri molto bello e toccante Dagli Appennini alle Ande, la storia del tredicenne Marco che va da solo a trovare la madre a Buenos Aires, trasferitasi per ragioni di lavoro e che non dava più sue notizie. Allora dopo il viaggio di un mese, la cerca da una città all’altra, stremato di forze e senza più soldi, mettendo a rischio la sua vita. Ma si potrebbe obiettare: - è solo letteratura-. Guardiamo invece alla realtà.

Che cos’è oggi la maternità? E’ la splendida avventura che guida una creatura appena nata verso il mondo e lo rassicura lungo il cammino. Si potrebbe rispondere, ma è solo una risposta tra tante altre che si possono dare. Ancora è il desiderio di aprirsi alla vita e di perpetuarla al di là del proprio essere, oppure il coronamento dell’amore che assomma nella maternità la fusione di due innamorati diventati una sola persona, oppure: è la consapevolezza di voler sperimentare il miracolo dell’amore che continua a vivere specularmente.

Massimo Recalcati, lo psicanalista lacaniano che insegna e scrive tra Milano e Pavia, di cui già prima ci eravamo occupati a proposito del suo libro : Il complesso di Telemaco (Feltrinelli 2013) (cfr. Altritaliani.net http://www.altritaliani.net/spip.ph...), dopo aver esplorato la funzione del padre, ora si occupa del versante materno e di quello che significa la sua presenza-assenza.

La madre rappresenta per il figlio il suo rifugio, la sua difesa. Ecco perchè egli evoca le mani materne come quelle protese per salvarlo dal vuoto, dal pericolo, dalla non-vita. E poi c’è il suo volto che scopre al piccolo il mondo, lo concilia con gli altri. Tutti i gesti della madre si stampano dentro di lui come il libro stesso della vita che lo attende, per cui un suo rimprovero lo getta nell’angoscia ed un suo incoraggiamento lo esalta e lo rende fiducioso. La madre più autentica e buona non è quella che s’identifica con il figlio e lo cannibalizza, nè quella che non si è conciliata con il suo essere donna e che pensa solo a sé in modo narcisistico : è invece quella che capisce che deve dare al figlio il dono della libertà, abituarlo anche alla sua assenza, per creare in lui una spiccata individualità, cosa di cui le si è infinitamente grati.

La maternità è un itinerario di difficile equilibrio tra essere e non essere, tra presenza ed assenza e ci vuole un grande amore come quello che sa dimenticare il proprio io latente fino a quando la missione è compiuta. Diciamo che questa, chiamiamola missione che è un votarsi ad un altro essere per il suo bene, non tramonta mai. Una serie di domande si sviluppano su questo tema in senso critico tanto da far dubitare che si possa realizzare un così alto imperativo morale che poi dev’essere una libera scelta.

Come infatti si possono spiegare le deviazioni come il complesso di Medea che per gelosia arriva ad uccidere i figli nati da Giasone ?
Anche oggi possiamo costatare che le cronache sono spesso occupate da impossibili figlicidi che non riusciamo a capire, non ultimi i casi di Anna Maria Franzoni e del suo Samuele a Cogne ed ancora oggetto di osservazione e di giudizio quello di Veronica Panarello e del suo Loris ad Agrigento, per parlare solo dell’Italia. Ma poi quanti sono i paesi al mondo nei quali si verificano abbandoni, traumi della povertà, dell’ignoranza o della vergogna, quando non sono lucidi e razionali atti inconsulti che si spiegano con la follia?

Si sa che l’essere umano può nascondere labirinti inconfessabili di solitudine e disperazione che spesso appaiono inspiegabili. Ma gli psichiatri sono lì apposta per dare spiegazioni ed alzare quel velo che sembra spesso e fitto. Parlano di casi patologici ed analizzano i particolari perché tutti possano capire la multiforme varietà dell’essere umano, la cui psiche può subire delle profonde metamorfosi. Ce lo ricordano films come quello di Xavies Dolan : Mommy (2014), incentrato sulla figura narcisistica della madre e Mammina cara (1981) di Frank Perry, tratto dall’autobiografia dell’attrice Joan Crawford, scritta dalla figlia adottiva, oppure il saggio di Vincenzo Maria Mastronardi e Matteo Villanova, edito dalla Newton Compton: Madri che uccidono, Roma, 2007.

Sono testimonianze incredibili di tanti modi di essere madri, ma certamente non quello proficuo per la prole e per il modello ideale di educazione che si ipotizza.

La lezione di Massimo Recalcati è principalmente finalizzata ad illustrare la maternità responsabile che esalta la vita e la rende feconda e degna di efficaci risultati.

Gaetanina Sicari Ruffo

Descrizione dell’editore:

A cosa servono le mani della madre? Da sempre, la madre accarezza, cura, accoglie. Non solo nelle favole edificanti, nella tradizione retriva, nei consolatori racconti dei mass media: anche la stessa psicoanalisi ha per molti versi mantenuto ferma questa impostazione. Riservandosi, semmai, di indicare il lato oscuro di questa immagine celestiale: quella della madre cattiva, anaffettiva, carnefice delle anime e del futuro dei propri figli. Massimo Recalcati, volge il suo sguardo al materno. E inizia sfatando la visione semplificata del materno come cura o come veleno. La madre, secondo Recalcati, è sempre una madre multiforme, dove convivono molte possibilità diverse: non solo la mamma angelo, ma anche la mamma coccodrillo, non solo la madre della sentenza inappellabile, ma anche la madre che sa perdere il proprio figlio, non solo l’accuditrice della prole, ma anche la moglie, l’amante, la donna. Recalcati ci guida allora con mano sicura lungo una galleria di figure del materno, tratte dalla sua esperienza clinica, dall’attualità ma anche dalla Bibbia, da libri e film e, in definitiva, dall’esperienza di tutti. Così ci aiuta a riconoscere nella grande varietà delle madri possibili il profilo di una madre reale, non ideale, in cui le possibilità convivono e lottano tra loro per il sopravvento. E, soprattutto, sottolinea l’importanza di non dimenticare mai, che si sia genitori o si sia figli, che una madre è innanzitutto una donna e che la sua femminilità non può che essere la base...

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Biografia

Massimo Recalcati

Massimo Recalcati, psicanalista lacaniano, è direttore scientifico dell’Irpa (Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata) e ideatore e fondatore di Jonas Onlus (Centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi). Dal 2005 è supervisore presso il reparto di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Scrive sulle pagine culturali per il quotidiano “la Repubblica”. Insegna Psicopatologia del comportamento alimentare presso l’Università di Pavia, e Clinica psicoanalitica dell’anoressia all’interno del Cepuspp (Centre d’Enseignement Post-Universitaire pour la Spécialisation en Psychiatrie et Psychothérapie) di Losanna. Ha pubblicato numerosi libri, tra cui L’uomo senza inconscio (2010), Cosa resta del padre? (2011), Ritratti del desiderio (2012) e Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa (2014), tutti editi da Cortina. Per Feltrinelli dirige la collana “Eredi”, e ha pubblicato Il complesso di Telemaco (2013).


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