Altritaliani
Lettera aperta sull’Italia innanzi all’esodo di emigranti.

Mediterraneo: L’esodo di massa invade l’Italia. E l’Europa?

sabato 20 giugno 2015 di Daniele Bertozzi

Intere popolazioni fuggono da situazioni belliche e di miseria cercando una possibilità di vita migliore. L’Italia non unita sulla solidarietà fa quello che puo’ mentre l’Europa resta colpevolmente sorda e se non incalzata dal governo italiano anche muta.

Ho aperto la testata di “La Repubblica.it” e ho estratto i seguenti titoli di prima pagina: “Renzi e Bagnasco: non istigare alla paura”, “Papa: “Assistiamoli - Medici a Milano Centrale”, “Zaia ai prefetti: allontanare i migranti dai luoghi turistici”, “Emergenza stazioni: Caos a Milano - Tensioni a Roma”, “Francia blinda valico”.

L’argomento in oggetto è l’arrivo in massa di migranti, siano essi profughi, richiedenti asilo o anche clandestini intenzionati a trarre vantaggio dalla situazione di asilo. Un problema mondiale che trova l’Italia meno preparata delle altre nazioni e mette in confusione la stessa politica sociale già piena dei suoi problemi nazionali.

Ma il male peggiore lo creano i politici stessi che non hanno le idee chiare sulla gravità del problema e delle possibili soluzioni da prendere. C’è chi ne approfitta per attirare proseliti al proprio partito, chi azzarda soluzioni impossibili e disumane e chi, in nome di ideologie senza un senso pratico, invoca la misericordia e l’incondizionato accoglimento.

E poi, a completare il quadro, ci sono le organizzazioni criminali che, approfittando della debolezza del complicato sistema legale e istituzionale italiano, pieno di regole incomprensibili e ambigue, ne traggono vantaggio creando dei veri e propri commerci, speculando e vanificando le elargizioni economiche che lo Stato investe per gestire il problema.

Come tutte le persone attente alla politica italiana, ho guardato con attenzione i telegiornali TV, ho letto diversi articoli giornalistici di destra e di sinistra, ho ascoltato il parere di politici di riguardo aspettandomi che qualcuno avesse una soluzione logica e possibile al fenomeno per dare una spiegazione a me stesso di come l’Italia (mia terra d’origine) potesse far fronte alla situazione con onore e sobrietà.

Purtroppo non sono riuscito a trovare nessuno che abbia delle proposte razionali e concrete, ma molti che declamano una quantità di sproloqui assurdi e irrealizzabili. Mi trattengo dal citarli perché si tratta di personalità di rilievo e non credo che il metterli in evidenza faccia bene alla loro dignità e all’Italia stessa. D’altra parte trattandosi di dichiarazioni pubbliche apparse su diversi “media”, ognuno potrà giudicarle da se stesso.

L’insolito e straordinario esodo di massa è un fenomeno inarrestabile, a meno che non si voglia compiere un genocidio, e quindi bisogna prenderne atto e gestirlo con umanità pur proteggendo la popolazione residente delle nazioni verso le quali questi migranti mirano andare. Non dimentichiamo la storia che è maestra di vita per tutti gli uomini.

Anche noi italiani siamo stati emigranti, più degli altri popoli europei e lo siamo tutt’oggi. Pertanto dovremmo conoscere meglio di molti altri le cause e i disagi dell’emigrazione. Ricordiamoci come ci siamo guadagnati il rispetto delle popolazioni che in certi casi sono state costrette ad accoglierci. Inoltre, anche se vogliamo nascondercelo, siamo stati anche noi colonialisti e del disagio delle masse che oggi sbarcano sui nostri lidi ne siamo in qualche misura responsabili. Così come lo sono stati i nostri fratelli europei che hanno invaso terre d’oltremare solo per sfruttarle per il proprio tornaconto. Cosa abbiamo dato in cambio dell’occupazione forzata di terre che erano la patria di altre genti? Il nostro Duce e il nostro Re, come si diceva nel ventennio famoso.

Oggi queste genti ci ricambiano la visita, ma fortunatamente arrivano disarmate con l’illusione di trovare una civiltà evoluta, capace di risolvere per loro tutti i disagi. Affrontano sacrifici enormi fino a rischiare la loro stessa vita. La loro mèta è Roma, nome di civiltà ancora presente nella loro mitologia. Certamente non sanno cosa li aspetta e quelli che pur sapendolo non esitano a rischiare, sicuramente lo fanno per fuggire da persecuzioni e guerre sanguinose. Hanno nell’immaginario collettivo il sogno di una società superiore che purtroppo non esiste. Chiedono di poter andare dai loro parenti che vivono nelle nazioni europee ex colonialiste, ma spesso si tratta solo di un lontano legame tribale.

È la storia dell’umanità che si ripete e ci trova impreparati.

È un male latente che l’Europa ha creato nel periodo del colonialismo. Oggi non si può fare altro che prenderne atto e gestire il fenomeno con umanità, pur difendendo la sicurezza della nostra società e il nostro modus vivendi.

Occorre un programma ben definito e stabilito a maggioranza dal governo in carica con l’accordo di massima dell’opposizione. A mio modo di vedere non c’è molto da discutere e non capisco perché non si cessino i proclami inutili e dannosi che spesso si ripercuotono negativamente sulla sicurezza della popolazione e si analizzi con razionalità il problema mettendo in atto quanto necessario. Personalità politiche molto più preparate dello scrivente dovrebbero avere la lucidità mentale e la capacità di affrontare e controllare razionalmente il fenomeno dopo averlo analizzato.

Mi permetto solo di accennare il mio punto di vista con la speranza di sollecitare un’analisi più competente a chi ha il dovere e il potere di farlo. Innanzi tutto comincerei con lo stabilire che l’immigrazione non è un “diritto” a sé stante. Inoltre ad ogni diritto che viene concesso dovrebbe corrispondere un dovere il cui adempimento deve essere assolutamente fattibile. Inutile chiedere l’impossibile.

Non possiamo comunque ignorare il dovere morale, di solidarietà umana che ci chiama ad aiutare ed accogliere le persone in condizione di bisogno. Questo dovere deve essere esercitato nei limiti realisticamente possibili, assicurando che l’accoglienza offerta sia dignitosa, e non interferisca negativamente nel rispetto del bene comune della società ospitante. Non si può dire: “venite, e poi andate dove volete e arrangiatevi. Di più non possiamo fare”.

Bisogna invece imporre a chi entra nel nostro territorio una disciplina che deve impegnare tutti al rispetto e al controllo delle regole e di ciò che avviene. Ogni migrante deve lasciarsi identificare collaborando con le autorità preposte prima di potere uscire dai campi di prima accoglienza. E, quando non è in possesso di un documento facilmente controllabile, bisogna creargliene uno provvisto di fotografia e di impronte digitali. Tutti debbono riferire i propri spostamenti alle autorità competenti, pena il decadimento degli eventuali aiuti concessi. A coloro che rifiutano tale obbligo l’accoglienza può esse negata e quindi possono essere respinti e accompagnati al paese di provenienza quando ciò sia possibile o trattenuti in arresto nel campo di prima accoglienza.

Per tutti gli emigranti identificati si dovrebbe istituire una banca-dati collegata con il documento di identità per facilitarne il controllo in tutta Europa. Vietare assolutamente di accamparsi in luoghi pubblici e di costruire vergognose bidonville alle periferie delle città.

Lo Stato dovrebbe incaricare tutte le municipalità italiane a costruire o adattare vecchi e capienti edifici in case comuni provviste degli essenziali servizi igienici ove poter ospitare temporaneamente i senzatetto, nazionali e immigrati. Da notare che in tale modo si eviterebbe anche di creare ghetti per etnie che possono provocare l’ostilità della popolazione. Siccome le municipalità in Italia sono numerosissime, ciascuna dovrebbe provvedere ad una piccola quantità di posti di asilo in relazione alla popolazione residente. In tale modo anche i discussi campi rom potrebbero essere eliminati.

Queste sistemazioni dovrebbero fornire soltanto alloggi temporanei in attesa che gli ospiti trovino una loro definitiva collocazione. La gestione edilizia di questi piccoli e medi centri dovrebbe essere affidata ai comuni mentre lo Stato dovrebbe controllare che tutto proceda secondo le disposizioni e decidere l’assegnazione delle risorse di conseguenza. Oltre all’asilo si dovrebbe provvedere ad aiutare gli emigranti con tutta l’assistenza necessaria per l’inserimento nella società. Dovrebbe anche essere considerato il trasferimento degli ospiti in municipalità diverse più adatte all’integrazione sociale degli stessi.

Per principi umanitari dobbiamo accogliere gli immigrati, ma dobbiamo chiedere anche la collaborazione dell’Europa intera co-responsabile del tragico esodo in atto. Le nazioni europee dovrebbero dare la prima accoglienza almeno a quegli immigrati che chiedono di entrare in ciascuna specifica nazione, poiché il fatto che siano arrivati prima in Italia è perché l’Italia è la sponda più vicina dal loro punto di partenza, ma non la mèta della loro emigrazione. Gli stessi principi umanitari valgono per tutti e non solo per gli italiani. Se questo non è riconosciuto mi domando perché l’Italia deve restare nell’Unione Europea e pagare il relativo contributo?

Riporto di seguito uno stralcio del trattato dal sito Web European Union: “..... a small percentage of gross national income (usually around 0.7%) contributed by all EU countries - the largest source of budget revenue. The underlying principles are solidarity and ability to pay – though the amount may be adjusted to avoid over-burdening particular countries. a small percentage of each EU country’s standardised value-added tax revenue, usually around 0.3%”.

Ciò premesso è implicito che l’Italia deve ottemperare a tutti i suoi doveri e applicare rigorosamente la legge nel sistema di ordine pubblico interno e non lasciare le cose affidate al caso chiudendo gli occhi di fronte alla confusione, alla corruzione e alla disobbedienza. L’Italia deve dimostrare fermezza e affidabilità di fronte agli altri Stati per ottenere l’aiuto e la collaborazione delle nazioni dell’Unione.

Poi c’è il discorso di dover curare il male alla radice. E questo è ancora più complicato a causa della situazione di conflittualità in troppe nazioni dell’Africa settentrionale e nel medio oriente. Forse abbiamo perso troppo tempo prezioso che ci avrebbe permesso di evitare in buona parte il disastroso esodo in atto.

Comunque credo che non sia mai troppo tardi e prima si comincerà a fare qualcosa in merito e meglio sarà per noi. Ci sono ancora alcuni spazi dove si può fare qualcosa e il successo di operazioni di ristabilizzazione economica in quelle aree sicuramente mitigherebbe il problema dell’esodo di massa, provocando forse anche qualche ritorno. Mi auguro che chi ha la competenza e il compito di gestire la politica italiana, raccolga questo modesto invito e produca, possibilmente, anche qualcosa di meglio di quanto espresso in questo articolo.

Daniele Bertozzi
Da Melbourne (Australia)

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