Altritaliani

L’Italicum e il futuro dei partiti.

lunedì 11 maggio 2015 di Emidio Diodato

Il Presidente della Repubblica ha firmato la nuova legge elettorale, l’Italicum, e non ha rilevato difetti sotto il profilo costituzionale nel testo uscito dal Parlamento il 4 maggio scorso. Sergio Mattarella è l’autore della legge elettorale con la quale si è votato dal 1994 al 2001, il cosiddetto Mattarellum, ed era giudice della Corte costituzionale quando quest’ultima bocciò nel dicembre 2013 il cosiddetto Porcellum, ossia la legge elettorale approvata nel 2005. I dubbi sulla legittimità costituzionale dell’Italicum (sollevati da più parti) potrebbero a questo punto essere superati… e dovrebbe convincersene anche chi non ritiene sufficienti l’introduzione di una soglia per attribuire il premio di maggioranza e la possibilità di esprimere due preferenze (due punti critici sollevati dalla Consulta).

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Il presidente Mattarella

Dal luglio 2016 sarà possibile votare con la nuova legge, salvo soprese (si devono ancora risolvere il nodo del Senato e l’eventualità del Referendum), ed è lecito auspicare che ciò avvenga senza strascichi polemici su legittimità costituzionale e modalità politiche di scrittura delle regole del gioco elettorale (la legge è stata approvata dalla sola maggioranza e con il voto di fiducia). Del resto, tra le tre leggi elettorali della cosiddetta ‘seconda fase repubblicana’ c’è un filo rosso: riequilibrio tra rappresentanza e governabilità (a favore della seconda), alternanza politica (elogio del bipolarismo del sistema), indicazione diretta del capo del Governo (tendenza al premierato). Piuttosto che un ‘Porcellum con le ali’ (secondo la colorita espressione di Pippo Civati), pare di vedere dietro la nuova legge l’ombra di un Premier Italicum (secondo la brillante espressione di Ilvo Diamanti) che cerca di mostrarsi da circa un ventennio celando le sue parti più impresentabili. Insomma: reso necessario dalla Consulta, l’Italicum migliora il Porcellum, rafforzando il percorso avviato già con il Mattarellum: fare scegliere agli italiani il capo del Governo, possibilmente tra due opzioni.

In un precedente intervento su Altritaliani mi sono soffermato sul filo rosso della seconda fase repubblicana, e su come si siano prodotti solo effetti immaginati (ombre più corte o più lunghe). Nell’ultimo ventennio non vi è stata maggiore stabilità politica in Italia, e ciò che ha segnato questa fase repubblicana sono stati i continui passaggi tra gruppi di parlamentari. Governabilità, alternanza e indicazione diretta del premier sono stati veri e propri miti politici del sistema maggioritario in Italia. Al contrario, vi sono stati effetti reali sul sistema dei partiti politici (il loro indebolimento) e su quello istituzionale (un indebolimento del Parlamento cui non ha corrisposto un rafforzamento dell’azione di Governo). Stando così le cose, l’Italicum non mi convince perché insegue un mito oramai invecchiato insistendo solo sugli effetti immaginati, e non affrontando quelli reali o corporei.

Ma, a ben vedere, una legge elettorale potrebbe produrre effetti non solo sulla forma di Governo (al netto tra i due effetti, immaginati e reali), ma anche direttamente sul sistema dei partiti. Si potrebbe anzi affermare che una legge elettorale dovrebbe tener conto non solo dell’equilibrio tra rappresentatività e governabilità (da cui derivano alternanza tra maggioranze e possibilità di premierato), ma anche di come promuovere la partecipazione politica, ovviamente in specifici contesti storici e culturali. Detto in modo più semplice: l’Italicum porrà un freno all’indebolimento dei partiti politici in Italia, oppure no? Soprattutto: inciderà sulla ristrutturazione del sistema partitico-politico che, ad oggi, sembra segnato da un nuovo centro-sinistra (il partito di Renzi), nuovi centri-destra (post-berlusconiani) e un nuovo movimento a-polare ma non di centro (il populismo di Grillo)?

È noto che la scelta per il proporzionale nella prima fase repubblicana ha corrisposto all’esigenza di consolidare i partiti di massa nella nascente democrazia italiana. Non credo che vi sia del conservatorismo nel mio domandarmi che impatto avrà l’Italicum sulla riconfigurazione del sistema dei partiti. Non considero affatto conservatore, infatti, il considerare i partiti politici tuttora rilevanti per il buon funzionamento di un sistema democratico. Occorre riconoscere che, con l’avvio della seconda fase repubblicana, si è voluto rispondere all’esigenza di accelerare il processo decisionale e semplificare il quadro politico (spostando l’attenzione verso la governabilità, l’alternanza e il premierato). Ma ciò è avvenuto a scapito del sistema dei partiti e del potere del Parlamento, senza il rafforzamento dell’azione di Governo, quindi con l’effetto complessivo di un indebolimento del sistema politico italiano. Ciò è avvenuto a vantaggio dei poteri forti dell’economia e soprattutto della troika, con un ruolo particolarmente intenso dalla Germania. Non vedo alternative, per risollevare le sorti del sistema politico, che rafforzare i partiti politici, quali organizzatori della partecipazione e traduttori di interessi e identità politiche.

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Difficile è definire quale sarà l’impatto dell’Italicum sul sistema dei partiti, ma possiamo comunque provare a dire qualcosa. A sinistra del Partito democratico di Renzi, la nuova legge elettorale non mi pare possa favorire l’aggregazione di forze con una vocazione di governo, semmai le orienta verso la frammentazione politica. Potrebbe addirittura apparire ai loro interpreti (la sinistra radicale è piena di nuovi imprenditori politici, si pensi al ‘caso Ingroia’) più favorevole un ballottaggio (l’Italicum lo prevede per attribuire il premio di maggioranza nel caso del non superamento della soglia prevista al primo turno) tra il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle. Appoggiando quest’ultimo, le sinistre potrebbero sperare di contribuire all’elezione delle principali cariche istituzionali e di partecipare a una coalizione oversized, cioè fatta da un numero di partiti più alto rispetto a quanto necessario. A destra del Partito democratico di Renzi la nuova legge elettorale interviene in una vasta prateria aperta dal post-berlusconismo. Il premio di maggioranza attribuito alla lista e non alla coalizione dovrebbe agire come forza-centripeta verso un listone, ma la possibilità per i partitini di entrare facilmente in Parlamento e un certo grado d’incertezza introdotto dalle preferenze agiscono in senso contrario, ossia centrifugo. Su questo sfondo si gioca, è vero, una partita politica su un nuovo cleavage, ossia la divisione a destra tra forze pro o anti UE (così come emersa anche altrove nelle ultime elezioni per il Parlamento europeo, soprattutto in Francia). Ma la gabbia dell’Italicum non favorisce una soluzione ragionata, capace di attivare processi di partecipazione politica. Più probabile è che saranno pochi capicorrente, condizionati magari dai risultati delle prossime elezioni regionali, a orientare i centri-destra verso un esito centrifugo o centripeto. Naturalmente potranno esserci colpi di scena, soprattutto se si pensa a come Grillo può giocare sull’imprevedibilità della web legitimacy, ma il risultato sarebbe ancora più grave, poiché prodotto da una frammentazione culturale oltreché politica.

Insomma, nonostante l’Italicum superi alcune debolezze del Mattarellum, ponendo la lista di un partito dove prima c’era un potenziale di coalizione e di ricatto dei partiti minori (e spesso più litigiosi), non mi sembra che ciò sia sufficiente a garantire un rafforzamento dei partiti maggiori (anche nella loro forma di partiti personali) con vocazione al governo (tanto meno sulla base di un progetto-programma politico chiaro e riconoscibile). Non mi pare che il doppio turno di lista possa favorire questo processo o questo esito. Ma forse è troppo presto per dirlo.

Emidio Diodato
Professore associato di Politica internazionale
Università per stranieri di Perugia.


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