Altritaliani

Chiara Giustiniani

sabato 26 settembre 2009

ESCI DENTRO : LA NOSTRA MOSTRA VIRTUALE.
Chiara Giustiniani, classe 1978, dopo una laurea in Conservazione dei Beni Culturali nel 2004, ha conseguito nel 2007 il diploma presso l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma. Da un anno vive e lavora a Parigi. Ha esposto nel 2007 al Museo delle Arti e Tradizioni Popolari dell’Eur e nel 2008 ha presentato una personale (“di Passaggio”) al circolo Mario Mieli.

Nelle sue fotografie, gli spazi dismessi delle metropoli contemporanee, i rituali sacri e profani della terra di Barbagiasono osservati attraverso uno sguardo discreto, lucido e teso alla comprensione di queste diverse realtà. Al momento, pur lavorando nella fotografia di corporate, prosegue la sua ricerca sempre volta allo studio antropologico e al rapporto uomo-ambiente.

Il progetto: Le fotografie qui presentate costituiscono alcune tappe di una lunga riflessione condotta da Chiara Giustiniani intorno al tema della città e della vivibilità degli spazi che ogni giorno l’uomo abita non sempre sentendosi al proprio posto.

Queste immagini rappresentano un bilancio di alcuni anni di osservazione dello spazio circostante, attraverso uno sguardo attento alle realtà di volta in volta vissute e sentite dall’autrice.

Come un pendolare dell’anima, Chiara si divide tra Roma e Parigi, città nelle quale si muove sia come fotografa che come cittadina, scoprendo e riscoprendo la bellezza in luoghi insospettati, dove il tempo, il degrado, l’abbandono hanno preso il sopravvento sulla grazia e l’armonia. Cosi, mentre gli spazi di vivibilità si assottigliano, tra prevaricazione degli oggetti sui soggetti, lo sguardo dell’artista si aggira tra le pieghe della pelle della città, come un Marcovaldo redivivo, in cerca di quella poesia del quotidiano di cui tutti noi abbiamo disperatamente bisogno. E a sopresa, scopriamo una commovente componente poetica nei paesaggi industriali del quartiere Ostiense di Roma, luoghi in sospensione, abbandonati dal tempo, senza folla nè traffico, dove l’abbandono e il degrado diventano un teatro fantastico che ha per palco il Tevere, mentre il gazometro diventa un gigantesco rudere della civiltà moderna in attesa d’essere perduto per sempre.
E poi Parigi, con le sue multiple sfaccettature di metropoli multietnica, capace di nascondere tra i cartelloni pubblicitari e i cartoni sulla Senna, il desiderio umano di un luogo di accoglienza.
Luoghi rari dove è ancora possibile trovare un silenzio e una solitudine paradossalmente "naturali".

Barbara Musetti

© Chiara Giustiniani - www.chiaragiustiniani.com


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