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L’America quale vorrebbe essere, ma non è.

giovedì 19 marzo 2015 di Gaetanina Sicari Ruffo

A Selma come cinquant’anni fa la marcia per i diritti civili. Una marcia che come ha detto Obama non è finita. Di prossima uscita per Il Mulino un libro di Pasquale Annicchino che affronta il tema della società e della libertà religiosa. Un tema caldo di questi tempi quando lo scontro tra laicità, religione e religioni si fa sempre più aspro.

Nel ricordo di Martin Luther King nel 1965, la nuova marcia svoltasi a Selma (Alabama), a distanza di cinquanta anni, capeggiata da Obama, ha inteso ribadire che la lotta in difesa dei diritti umani contro il razzismo non è terminata, ma continua con una determinazione maggiore per raggiungere finalmente l’integrazione umana paritaria.

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Barack Obama a Selma: la marcia per i diritti non è finita

Ma ancora episodi recenti sanguinosi, riguardanti uomini di colore, deboli ed indifesi, fanno capire che continua ad esistere l’apartheid, anche se non lascia indifferenti come per il passato, suscitando una grande indignazione. E’ questa la diversità tra l’ieri e l’oggi, ma quanto alla risoluzione del problema il cammino è molto lungo. La sensibilità certo è cresciuta e non tutto è rimasto immobile. Passi importanti sono stati fatti e s’intravvede il traguardo, ma ora bisogna correre perché il tempo incalza e le nuove generazioni devono trovarsi preparate a fare il salto di qualità e garantire a tutti i cittadini, nessuno escluso, la libertà che è un diritto indiscutibile.

Il discorso di Obama

Ma il discorso, tenuto dal Presidente degli Stati Uniti, non ha solo condensato il senso di una commemorazione in fieri, bensì ha suscitato speranze forse oltre misura. Ha riassunto la difesa d’una nazione che spera di continuare a raggiungere il traguardo agognato, confermando l’energia d’un popolo che non s’è lasciato mai piegare e distruggere, pur nelle occasioni pericolose e nelle trappole ordite da avversari agguerriti.
Obama ha dimostrato tutto l’orgoglio dello spirito americano, rinsaldato dall’apporto degli immigrati, irrobustito dalle difficilissime guerre combattute non per sete di conquista, ma a difesa della libertà. Quel suo Yes We Can, risuonato per la sua elezione, è tornato ad esaltare tutta la forza invincibile dell’unità nella molteplicità d’una democrazia autentica che non può essere mai perfetta, ma protesa a realizzarsi pur nelle tensioni e nei contrasti. Il Presidente americano in fondo ha celebrato l’apporto delle minoranze un tempo reiette e perseguitate che hanno fatto breccia nella maggioranza sicura ed altera. Ha inteso parlare di sé e dei suoi afroamaericani, quando ha ricordato che gli stessi hanno costruito prima la Casa Bianca nella condizione di schiavi e poi l’hanno abitata con l’aiuto di Dio e della sua assistenza.
Ha riconosciuto nelle parole del profeta Isaia la verità che guida la storia del progresso: Quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano.

Un misto di umiltà e di riconoscenza per le azioni eroiche fuse insieme nella sintesi storica di un ’America giovane e gagliarda, un inno al suo coraggio ed alla sua vitalità!

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Martin Luther King durante la marcia, a Selma, il 7 marzo 1965.

Ma l’America di oggi non è più quella del mito. E’ vulnerabile specie dopo la tragedia della distruzione delle due torri gemelle. Ha commesso errori che potevano essere evitati, non solo nell’economia che poi ha contagiato l’Europa, ma pure nella gestione di tanti altri problemi sociali. Ma ha sempre tenuto alla sua libertà anche religiosa e fin dal 1998 il Congresso approvò l’International Religious Freedom Act, un obiettivo prioritario della politica estera americana, mettendo a disposizione denaro, uomini, uffici.

Un libro di prossima pubblicazione sarà edito dal Mulino, scritto da Pasquale Annicchino, studioso dell’Istituto universitario europeo di Firenze. Esportare la libertà religiosa. Il modello americano nell’arena globale, discute la portata ed i limiti di questa esportazione. Fa parte d’un progetto di ricerca Religio West, diretto da Olivier Roy. Ma non tutti sono d’accordo sull’opportunità d’intervenire per la questione della libertà religiosa, perchè ne potrebbe nascere una conflagrazione bellica generale ed uno scontro pericoloso di civiltà, specie oggi in cui voci di odio e di terrore, promesse e fatti di distruzione e di morte hanno reso precari territori tristemente occupati.

Sono i due volti di una umanità non riconciliata per cui l’integrazione sarà lungamente difficile, se mai ci sarà. La lotta per la riappacificazione delle popolazioni ad est ed Owest del pianeta terra ora non s’appunta solo sulla diversità delle razze, come nel recente passato, ma nel contrasto delle credenze e delle fedi e nella pretesa, attraverso di esse, di poter dominare il mondo.

Gaetanina Sicari Ruffo


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