Altritaliani

I compagni e fratelli che sbagliano.

domenica 18 gennaio 2015 di Veleno

Io me li ricordo. Io mi ricordo quando Giorgio Bocca diceva: “Le brigate rosse non esistono” e poi aggiungeva con faccia saputa, pace all’anima sua, sono agenti della NATO. Me la ricordo la Cederna che dopo aver riempito, ingiustamente, il povero Leone, presidente dalle mille gaffe, di fango fino a spingerlo alle dimissioni, che diceva: “Ma quali Brigate Rosse….questi sono pezzi deviati dello Stato. Vedrete un giorno la storia dirà che erano esponenti del SISMI, dei servizi di “sicurezza” del paese”.

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L’assassinio di Guido Rossa

Io me li ricordo i compagni di Lotta Continua o di Avanguardia Operaia, che ad ogni funerale di servitori dello Stato, si rifiutavano di intonare l’inno italiano. Come se cantare quell’inno fosse una vergogna, e magari dicevano che la terrorista Mara Cagol era un eroe. Quell’inno non lo cantavano no, perché era un simbolo dello Stato borghese che “si abbatte e non si cambia” come recitava uno dei loro più riusciti slogan. Un inno fascista, a prescindere, dalla sua storia e di quello che aveva rappresentato per tanti giovani che per quell’inno e quell’idea, bene o male erano morti.

Io me li ricordo quelli del PCI che dovevano in ogni occasione subire gli insulti, perché si opponevano al terrorismo rosso. Me le ricordo le assemblee al liceo o all’Università, quando i tanti che oggi si commuovono per il film di Veltroni su Berlinguer, erano in prima fila ad offendere i “revisionisti” , quando si diceva che “Berlinguer era un venduto agli americani”, “un fascista”, “un servo del potere”.

In quelle infuocate assemblee, dove i brigatisti, quelli di Prima Linea, i nappisti (quelli dei NAP – Nuclei Armati Proletari), erano visti con ammirazione e nella peggiore delle ipotesi, venivano indicati come “Compagni che sbagliano”. Ma che in fondo poi bisogna capire, sono l’espressione di un proletariato sofferente, il frutto dell’ingiustizia sociale e che i colpevoli non sono loro ma lo Stato e i suoi alleati, tra cui naturalmente “quegli sporchi revisionisti del PCI”.

E mano a mano che l’orrore cresceva e che diventava difficile giustificare crimini, come l’uccisione di giornalisti, il ferimento di intellettuali, la posizione di quegli estremisti diventava sempre più insostenibile. Non era più il “lacchè del padrone” il servo dell’industria e del capitalismo che veniva sequestrato, ferito, ammazzato, ma persone come Tobagi che avevano la solo colpa di non essere giustificazionisti, erano magistrati che pagavano il fio di servire uno Stato che andava abbattuto. Ed allora, arrivò l’Autonomia Operaia, serbatoio in molti casi di quel terrorismo, che diceva con fierezza: “Né con lo Stato, né con le Brigate Rosse”.

E no!? Noi che non potevamo essere agnostici? Una scelta bisognava farla e cosi si arrivò a Guido Rossa, operaio e sindacalista, il quale va a denunciare i fiancheggiatori del terrorismo che operano nella sua fabbrica. Io me lo ricordo, come tanti operai, specie quelli più “puri e duri”, davano a Rossa della spia, del venduto. Gli fecero il vuoto intorno, fu oggetto di un vero ostracismo e finanche i suoi amici temevano di essergli affianco.

Io me li ricordo. Quando Guido, un vero eroe, fu ammazzato come un cane dai compagni che sbagliano. Mi ricordo il suo funerale e le lacrime di tanti coccodrilli che dicevano: “Non avremmo dovuto lasciarlo solo”.

Di li a poco l’incubo dei terroristi rossi fini. Oggi si avvicina un nuovo terrorismo, feroce che affonda le sue motivazioni nella falsa interpretazione di precetti religiosi. E’ un terrorismo che uccide che propugna idee, blasfeme o stupide, non so! E già si sente quella estrema sinistra dire, ma bisogna capirli le periferie delle città sono abominevoli, esiste del razzismo verso di loro. Tutte cose sacrosante, ma che non possono giustificare alcunché. In nome della storia evitiamo di dire, tra un po’, quando del nostro sangue ne sarà colato abbastanza, che in fondo si tratta di “fratelli che sbagliano”. Perché tra questi fratelli ci sono sgozzatori di volontari che sono andati nei teatri di guerra del Medioriente per aiutare i tanti musulmani che soffrono per delle guerre infinite, perché tra questi fratelli ci sono certi che imbottiscono bambine di tritolo e le fanno esplodere nei mercati, tra la gente, vi sono padri che educano i bambini ad uccidere con pistole, prigionieri inermi.

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L’assassinio di Walter Tobagi

Quindi teniamo scisse le cose. Nelle nostre comunità vi sono tanti musulmani per bene, pieni di problemi che le nostre società devono aiutare a risolvere, poi ci sono criminali, vili e feroci, verso i quali non può esserci alcuna comprensione. Quindi niente “fratelli che sbagliano” perché mio fratello non andrebbe mai ad ammazzare dei disegnatori.

Veleno


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