Altritaliani
Cinema. Uscita nazionale in Francia il 10 dicembre 2014.

I nostri ragazzi (Nos enfants) di Ivano De Matteo. La complessità di essere genitori.

venerdì 12 dicembre 2014 di Andrea Curcione

Esce sugli schermi francesi “Nos enfants”, un film di Ivano de Matteo (distribuzione Bellissima Films) presentato in concorso all’ultima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (2014). Un dramma famigliare di grande sensibilità, profondo, da non perdere. Ci tocca tutti da vicino, genitori e figli. Vi proponiamo due interpretazioni a confronto e il trailer del film.

Ecco un film che fa riflettere. “I nostri ragazzi” (dal titolo francese Nos enfants) con la regia di Ivano De Matteo che, da attore di cinema in film e note serie tv italiane, è passato dietro la macchina da presa nel 2005 con il film “Codice a sbarre” e poi nel 2012 con l’interessante “Gli equilibristi”.

Liberamente ispirato al romanzo di successo “La cena” dello scrittore Herman Koch (Ed. Neri Pozza), De Matteo trasporta a Roma la vicenda che vede protagonisti due fratelli, molto diversi fra loro per carattere e stili di vita: c’è Paolo (Luigi Lo Cascio) un chirurgo pediatrico, molto umano e legato a sua moglie Clara (Giovanna Mezzogiorno) e a suo figlio Michele (Jacopo Olmo Antinori), studente di liceo.

E poi c’è Massimo (Alessandro Gassmann), importante avvocato, molto benestante, che vive con la sua compagna Sofia (Barbara Bobulova) e ai suoi due figli, in particolare a Benedetta “Benny” (Rosabell Laurenti Sellars) avuta da un precedente matrimonio.

I due cugini, Benny e Michele frequentano, oltre allo stesso liceo, anche gli stessi amici. Un giorno le due famiglie verranno sconvolte da una bravata commessa dai rispettivi figli.

Di ritorno di notte da una festa, i due giovani provocheranno la morte di una barbona dopo essersi accaniti su di lei con calci e pugni. La scena verrà però ripresa da alcune telecamere di sicurezza che saranno poi messe in onda in una puntata della trasmissione “Chi l’ha visto” per cercare qualche testimone del fatto. Sarà Clara a riconoscere suo figlio dagli abiti indossati (e di conseguenza anche sua nipote) ma farà di tutto per discolpare il ragazzo davanti al marito.

Ciò aprirà un drammatico confronto fra le due famiglie, durante una cena in un ristorante “chic”. Le due coppie avranno pensieri divergenti sul modo di risolvere questa tragica situazione, prima che qualcuno si presenti alla polizia.

“I nostri ragazzi” è un film che colpisce per la realtà del comportamento di alcuni genitori di oggi e sull’incomprensione dei propri figli. Mondi a parte che raramente dialogano e si confrontano, e che tendono a isolarsi nei loro interessi. Fino a quando il dramma non li tocca da vicino.

Ivano De Matteo lavora sulle caratteristiche dei personaggi, sulle loro vite, sulle loro convinzioni, sul loro modo di comportarsi nel lavoro e in famiglia. Ottimi tutti gli interpreti, che si sentono effettivamente coinvolti in una storia che potrebbe accadere in qualsiasi famiglia. Assolutamente da vedere.

Andrea Curcione, di Venezia, per Altritaliani

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I nostri ragazzi : il dramma di Alessandro Gassman

«Papà, parla con zio. Non può denunciarci e rovinarci la vita solo perché una vecchia barbona ci ha aggredito, è assurdo».

L’indifferenza con cui Benedetta, 16 anni, parla al padre dell’orrendo delitto appena compiuto insieme al cugino, implorandolo di aiutarla a farla franca, manda ogni granitica certezza di Massimo in frantumi. Lui, il cinico avvocato che difende gli assassini in nome della Legge (“tutti hanno diritto a essere difesi”), che non giudica nessuno, tantomeno i colpevoli (perché “non sono mica Dio”), davanti a quella confessione folle e spensierata di omicidio va in crisi, muove il labbro, sorride ma con lo sguardo vacilla. A rappresentare la confusione di un padre davanti alla figlia che non (ri)conosce più è il fascinoso Alessandro Gassman, protagonista insieme a Luigi Lo Cascio, Giovanna Mezzogiorno e Barbara Bobulova del film I nostri ragazzi di Ivano de Matteo.

Dopo La bella gente e Gli equilibristi, il regista ci conduce nuovamente negli ambienti minimal dell’alta borghesia romana, aprendo le porte delle sue fredde abitazioni con gli interni di design. Case abitate da famiglie ricche e talvolta sfuggenti, eppure non urlanti e anaffettive come siamo abituate a vederle attraverso un certo cinema. Massimo, sposato in seconde nozze con l’appariscente, ma non snob, Sofia (Bobulova), è un avvocato di successo che non si fa troppi scrupoli mentre il pediatra Paolo (Lo Cascio), marito della più sobria e altezzosa Clara (Mezzogiorno), è il fratello «più basso» ma con un alto senso della morale. Non potrebbero esserci famiglie con valori e stile più agli antipodi. A unirle irrimediabilmente in un malaugurato destino saranno i due figli, i (loro) ragazzi Benedetta e Michele, due cugini legatissimi eppure diversi tra loro – uno timido e impacciato, l’altra spigliata e già «di mondo» - che una notte picchiano selvaggiamente una senza tetto riducendola in fin di vita. Un fattaccio che nessuno viene a sapere finché Federica Sciarelli, durante una puntata del programma preferito di Clara, Chi l’ha visto, trasmette un filmato ripreso da una telecamera di sicurezza in cui si vedono «due ragazzi bianchi, un maschio e una femmina, prendere a calci e pugni una mendicante e abbandonarla sul ciglio della strada, per poi scappare su una macchinetta 50, il che fa supporre che siano minorenni».

Davanti alla crudezza di quelle immagini, Clara non riesce a credere che quella sagoma in felpa a lei così familiare sia davvero quella di Michele, suo figlio. «Sei stato tu?», domanderà, accogliendo l’inevitabile menzogna del ragazzo come una rassicurante verità. Ma la verità, quella dei fatti, si farà presto strada da sola, sgominando tutti i sospetti.

La tragedia mette subito i due fratelli davanti al più insostenibile dei dilemmi, ossia scegliere tra l’etica o l’amore. E le reazioni che scaturiranno non saranno così scontate. Massimo è colui che per primo prende coscienza di ciò che sia (più) giusto fare, mentre Paolo chiede di temporeggiare, ha bisogno di pensarci, anche se in cuor suo lo sa già, “cosa si deve fare”, consapevole che ormai, qualsiasi cosa accada, “è finito tutto”.

Le situazioni si ribaltano, i personaggi cambiano, e se per alcuni questo mutamento è più naturale, per altri risulta troppo improvviso, e porta a un finale troppo repentino. Peccato per quegli ultimi dieci minuti: con un epilogo diverso, I nostri ragazzi avrebbe avuto tutte le carte per guadagnarsi il titolo di sorpresa di questo Festival, a partire dalla bella performance di Alessandro Gassman, il cui sguardo racconta già da solo tutto il dramma della genitorialità minata.

Raffaella Serini per Vanityfair.it, Festival di Venezia (settembre 2014)


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