Altritaliani
New York – ONU, 31 Ottobre 2014

Corrado Beguinot e la Città del Terzo Millennio

lunedì 1 dicembre 2014 di Raffaele Bussi

Manifesto-Concorso della Fondazione Della Rocca per affrontare la crisi della Città e la promozione di una risoluzione planetaria sul diritto alla Città per tutti, nell’ambito della Risoluzione sui “Diritti Umani”, emanata dalle Nazioni Unite nel 1948.

La Fondazione Aldo Della Rocca - Ente Morale per gli Studi di Urbanistica - manda in vetrina il volume “Un Manifesto–Un Concorso, The Right to the City for All” (Il diritto alla città per tutti) per i tipi dell’Editore Giannini, compendio della relazione che il suo Presidente Corrado Beguinot ha tenuto all’ONU lo scorso mese di ottobre, a conclusione di anni di ricerca per favorire il dialogo con le diversità, nell’egida del rispetto delle differenze, perché queste non producano conflittualità ma risorse civili, etiche, umane e culturali.

E’ questa la maggiore sfida, a parere dell’autorevole urbanista napoletano, della Città contemporanea, ma anche il convincimento che muove la comunità scientifica afferente alla Fondazione Aldo Della Rocca e che s’inserisce nel più ampio contesto dei tanti problemi che affliggono l’odierna Città. Una Città dove imperano questioni sociali, economiche, ambientali, di sicurezza, di salute, di terrorismo internazionale, di criminalità organizzata, di solitudine e di abbandono.

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Città del Messico

Il percorso illustrato da Beguinot alle Nazioni Unite è la risposta al drammatico tema della crisi della città multietnica e multiculturale, una questione che ha occupato lunghi anni di studi da parte della Fondazione, di tentativi, di speranze, tutti sorretti dall’impegno e dall’entusiasmo collettivi. Il volume odierno, il 34°, rappresenta una sintesi dei precedenti che, attraverso una risoluzione sul diritto alla città per tutti, rappresenta la risposta, unica possibile e decisa, per fronteggiare la crisi urbana nel più ampio quadro dei diritti umani. Visto che l’inadeguatezza della risposta delle istituzioni a fronte della complessità del tema non ha permesso finora di sortire gli effetti sperati, la Fondazione ha ritenuto coinvolgere, a livello planetario, tutti coloro che hanno a cuore il futuro della città con un Manifesto-Concorso, il cui obiettivo è stimolare un movimento di opinione e sensibilizzare al drammatico problema comune i 192 Paese afferenti all’ONU.

L’utilità etica e culturale di quanto in anni di studi si è cercato di raccogliere suggerire e divulgare, fondano sulla speranza che multietnia e multiculturalismo possano tradursi in interetnia e interculturalismo, all’interno di una Città rinnovata, dove scambio e condivisione fra differenti, diventino protagonisti.

Corrado Beguinot, urbanista di fama internazionale, presidente della Fondazione Aldo Della Rocca, sollecitato sul tema circa gli elementi e le motivazioni essenziali del Progetto, è stato esplicito sulle conseguenze negative che provengono da un assetto urbanistico superato delle Città.

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Times Square Manhattan, New York

Anzitutto bisogna tener presente la grave condizione, ancorché variegata, in cui versano le Città del Pianeta e dimostrare la necessità di coinvolgere l’ONU, unico organismo in grado di innescare il processo di partecipazione di tutti i Paesi, attraverso la proclamazione di una Risoluzione sul Diritto alla Citta per Tutti. Solo così sarà possibile aprire le porte alla Sperimentazione Progettuale. Ed infatti, oggi la Città contemporanea è diventata una gabbia angusta, all’interno della quale si consumano i più atroci delitti. L’uomo in cattività perde la sua natura e diffonde la sua più recondita violenza. La gran parte degli esseri umani vi è imprigionata, attratta dall’idea di una vita serena. La concentrazione di disparate funzioni in ambito urbano induce a pensare che la Città sia il contenitore ideale per ottenere lavoro, per divertirsi, per confrontarsi, per sviluppare conoscenza, per vivere agiatamente. E invece, le ambite funzioni si traducono in disfunzioni, dilatando i tempi di ottenimento di qualsiasi servizio e generando nervosismo crescente che si esterna in ognuno in forme differenti, dalla depressione all’aggressività, dalla mortificazione all’odio, dalla sopportazione al crimine. Come per qualsiasi essere in gabbia, la Città produce disperazione, alienazione, sofferenza, avendo smarrito ogni suo significato.

Potremmo dire di trovarci di fronte a cittadini senza cittadinanza, privati di diritti per i quali pur contribuiscono finanziariamente, una sorte di apolidia che sta investendo le comunità soprattutto nelle megalopoli che forgiano cittadini senza terra al di fuori di ogni contesto sociale.

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Foto Giacomo Costa

Certamente il fenomeno è universale. E cresce in modo inversamente proporzionale all’attenzione che Stati e Istituzioni gli riservano. Ormai da tempo, un disperato grido di allarme si alza dalle aree urbane e nessuno, a partire dalle Istituzioni, sembra rendersene conto. Alienato, l’uomo sovverte ogni possibile ragionevolezza: le menti si offuscano e affiorano manifestazioni copiose dell’intimo disagio. Le regole del buon vivere sociale sono disconosciute, oppure mai conosciute, laddove nessuna Costituzione può sopperire all’esperienza concreta di vita. La Città, dunque, è in crisi profonda e taluni dei relativi effetti sembrerebbero avere raggiunto elementi di irreversibilità. Le Istituzioni, i Governi, con coscienza e sacrificio, dovrebbero comprendere e correre ai rimedi, non potendo solo deplorare qualsiasi esternazione di crudeltà, derivata dal perseverare del sopruso. In questo contesto – conclude Beguinot – l’immigrazione, invece di tradursi in risorsa, si configura come un problema gravissimo.

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Hong Kong, foto Michael Wolf

La ricetta del buon vivere è tutta raccolta qui, nelle dichiarazioni di un intellettuale prima che urbanista tra i più autorevoli del nuovo Millennio, il cui limite consiste nel non voler ricadere sotto il cono di luce dell’apparire della mediaticità a tutti i costi, come i venditori ed imbonitori di prodotti inutili che hanno portato solo degrado ed approssimazione del buon vivere all’Umanità. I Governi e le Istituzione, dichiara senza mezzi termini Corrado Beguinot, non sono in grado di leggere il futuro dell’Uomo, per il quale le statistiche di disumanità hanno raggiunto livelli insopportabili. Il tutto condito da una sana ricetta per ristabilire la certezza del diritto e della pena, per non continuare a far galleggiare nel mare dell’impunità reati che meriterebbero miglior sorte sotto il profilo della punizione.

Le conseguenze nel non ricorrere ai ripari, e nell’immediato, sono facilmente immaginabili, pena l’ulteriore radicamento del fenomeno nel tessuto sociale.

Raffaele Bussi


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