Altritaliani

Il presepe napoletano, un tesoro da salvare. Dal ’700 ai giorni nostri.

lunedì 15 dicembre 2014 di Mario Carillo

Natale 2014. A San Gregorio Armeno sembra che il tempo si sia fermato a due secoli fa, quando con l’arrivo di Carlo III di Borbone, il presepe prosperò e si diffuse fin nei borghi più lontani. Il percorso per la visita alle botteghe e bancarelle ridondanti di pastori e scenografie quest’anno parte dalla piazzetta del Nilo Giacente che ha ritrovato la sfinge di marmo sottratta al Corpo di Napoli, alla fine degli anni cinquanta.

La statua che appariva acefala, risale a circa duemila anni fa. I mercanti alessandrini che in questa zona della città greco-romana avevano le loro sedi, la fecero erigere - come spiega l’iscrizione settecentesca - in onore del dio egiziano Nilo. Questa statua rappresenta il fiume sacro semisdraiato e con una cornucopia (simbolo di ricchezza e produttività), circondata da puttini e dalla testa di sfinge recuperata dai carabinieri in Austria presso un collezionista pentito.

La tradizione del presepe napoletano è citata in molti scritti e ha fatto il giro del mondo. Nel libro Viaggio in Italia del 1787, Johann Wolfgang von Goethe, ospite di Gaetano Filangieri, giurista e pensatore, voce riformatrice dell’Illuminismo, scrive: “il presepe per i napoletani è una passione, una delle antiche e connaturate passioni del popolo napoletano. Al presepe, infatti, si dedicano il Re e la Regina, la cameriera e il letterato, il Vescovo e il miscredente, tutti travolti da una misteriosa e contagiosa aficion come quella che spinge lo spagnolo nella Plaza de Toros”.

Altra autorevole citazione sulla rappresentazione natalizia partenopea si deve al prof. Raffaello Causa, autore di numerose pubblicazioni sulla storia della città: “Il presepe è manifestazione effimera, ciclica, al ricordo annuale che si avvale come costante fissa di figurine di piccolo formato di regola riferito, per la parte modellata o intagliata, alle personalità più note della scultura del tempo”.

“Natale in casa Cupiello” è invece la commedia teatrale di Eduardo De Filippo del 1931 che alla fine fa dire a Tommasino che si avvicina al letto del padre il quale torna a porre la domanda: “te piace o presepe?” e, sorpresa, stavolta Nennillo, dopo molte titubanze, risponde timidamente si.

Infine l’anno scorso, Luciano De Crescenzo, ha presentato il suo ultimo libro “Gesù è nato a Napoli. La mia storia del presepe” (Mondadori, 2013). Come accennato in un nostro precedente scritto, De Crescenzo racconta: “La suddivisione tra quelli a cui piace l’albero di Natale e quelli a cui piace il presepe, tra alberisti e presepisti, è tanto importante che dovrebbe comparire sui documenti di identità. Il primo tiene in gran conto la Forma, il Denaro e il Potere, il secondo invece pone ai primi posti l’Amore e la Poesia.” [...]
“I pastori devono essere quelli di creta, fatti un poco brutti e soprattutto nati a San Gregorio Armeno e non quelli di plastica che vendono al supermercato e che sembrano finti - continua l’ingegnere-regista-scrittore – i pastori devono essere quelli degli anni precedenti e non fa niente se sono quasi tutti scassati, importante è che il capofamiglia li conosca per nome uno per uno e sappia raccontare per ogni pastore nu bello fattariello”.

Predisposto in anticipo il senso unico pedonale nei decumani e nei cardi tra folklore, chiese, palazzi e monumenti con musiche spirituali in sottofondo e luci d’Artista ad illuminare il fantasmagorico mondo di figurine che s’ispirano ai modelli classici del Settecento.

Scenografie e regie presepiali, bambinelli rosei, pastori e pastorelle, suonatori, esotici personaggi, re magi, mucche, pecore e capre “taberne”, lavandaie, attirano l’attenzione disincantata dei numerosi visitatori italiani e stranieri. Scomparse le imitazioni cinesi, ricompaiono in laboratori artistici manichini con l’anima di ferro ricoperta di stoppa con testa, mani e piedi scolpiti in legno o terracotta.

L’arte presepiale napoletana ha una sua peculiarità che l’ha resa famosa e apprezzata ovunque sin dal XVII secolo. Il “Presepio” napoletano – ha dichiarato Gabriele Casillo, presidente dell’Associazione Corpo di Napoli che ha organizzato una mostra simbolo di tolleranza e integrazione nella Sala del Lazzaretto del Complesso rinascimentale di Santa Maria della Pace - si differenzia per la ricchezza dei suoi contenuti, non solo artistici, che la impregnano di valori, simboli, allegorie che rimandano tutti al tema della ricerca della redenzione e della pacifica convivenza di tutti i popoli.

Intanto due artisti napoletani Antonio Cantone e la moglie Maria Costabile esporranno una riproduzione dello “scoglio” donato a Papa Francesco l’anno scorso, al Knights of Columbus Museum di New Haven. Centocinquanta personaggi, più animali e scene della natività.

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Arte presepiale Antonio Cantone e Maria Costabile a New Haeven

Pastori autentici del 700, firmati da Giuseppe Sanmartino, Lorenzo Vaccaro, Matteo Bottiglieri, Michele Perrone, si possono trovare al Museo di San Martino, con il presepe Cuciniello. La collezione del Banco di Napoli, esposta nella Cappella del Museo di Palazzo Reale con 210 figurine, a San Lorenzo Maggiore (via dei Tribunali), un esemplare ligneo del 1654, e in molte chiese cittadine del centro storico. Vale poi la pena di uscire di qualche chilometro dai confini di Napoli per ammirare il Presepe Borbonico, custodito nella Reggia di Caserta.

Mario Carillo

LINK INTERNO:
Il presepe: una festa di muschio e di stelle
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