Altritaliani

La sfacciataggine della vecchia sinistra italiana.

giovedì 2 ottobre 2014 di Veleno

« C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi d’antico… » (G. Pascoli)

E’ davvero incredibile la sfacciataggine della vecchia nomenclatura del PD (intendo quegli uomini e donne come D’Alema, Bindi, Bersani ed altri) che dopo aver devastato per venti anni e più il paese in complicità con Berlusconi (ma vi sono alcuni, già protagonisti da prima. Il baffino D’Alema per esempio, era il segretario della FIGC, giovani comunisti ben 42 anni fa).

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Alludo alla necessaria riforma del lavoro proposta da Renzi che accolta a larga maggioranza dalla direzione del partito, ampiamente rinnovata grazia al voto democratico delle primarie, rischia di avere vita difficile in un Parlamento che è sotto la guida della vecchia nomenclatura, trattandosi di nominati, all’epoca, da Bersani & soci, e che sembra non voler tenere in nessun conto la scelta della propria direzione, pronti a nuove pratiche ostruzionistiche per paralizzare Camera e Senato, impedendo cosi che la riforma si faccia, mantenendo cosi l’anacronistico e sostanzialmente inapplicato art. 18 della L. 300/70, ovvero lo Statuto dei lavoratori.

Un job già visto per la riforma del sistema elettorale e del Senato, dove i vecchi capoccia del circo, imposero, contro la stessa maggioranza del partito, con la complicità dei conservatori di SEL, un ritardo immane per l’approvazione delle riforme in prima lettura e poi dicono, ipocritamente, che il premier non rispetta il timing.

Una sinistra che è bene ricordarlo all’epoca osteggiò furiosamente lo statuto dei lavoratori, addirittura l’estrema sinistra inscenò scontri di piazza e le Brigate rosse addirittura ne gambizzarono il padre, il povero giuslavorista Gino Giugni. Oggi quella stessa sinistra lo difende a spada tratta in particolare innalzando a simbolo l’art.18, non dopo averlo modificato in modo indigeribile, appena due anni fa, con la Fornero con mille compromessi che, la premiata ditta del baffino e del bevitore solitario di birra, hanno reso intraducibile.

Certo, quello Statuto fu un grande passo avanti per la democrazia in anni in cui lo scontro di classe era fortissimo, si veniva dal più celebre “autunno caldo” che la storia ricordi, quello del 1969, ma oggi, alla luce del rapporto impresa lavoro, risulta assolutamente vecchio e fuori dal tempo.

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Il problema è che fuori dal tempo, chiusi nel loro compiaciuto mito della “sinistra, sinistra!”, sono anche quelli della vecchia guardia, capace anche di fare breccia in alcuni giovani come Fassina (Fassina chi?), Cuperlo ed altri conservatori, che si fanno piatti continuatori della sciagurata e perdente sinistra che fu quella che garanti venti anni di dominio di Berlusconi al governo o all’opposizione che fosse. Quella sinistra che annunciava e mai risolveva i conflitti d’interessi del Berlusca, che quando c’era ancora la crescita non era in grado di rilanciare una politica industriale.

E’ il caso di ricordare che il declino della destra e del cavaliere inizio’ nel 2004 una erosione di consensi continua e tuttavia quella sinistra, che è oggi minoranza nel partito, fu incapace di far crescere i suoi consensi. La destra arretrava e la sinistra restava in stallo. Con Renzi tutto ciò, può piacere o meno, è cambiato. Il PD ha fatto un salto di consensi incredibile, qualcosa che dovrebbe gratificare non solo tutti i suoi iscritti ma tutto il gruppo dirigente, cosi non è, ed ancora oggi la vecchia guardia cerca ogni occasione per far pagare a Renzi la rottamazione degli incapaci e di una classe politica segnata da un eterno insuccesso, che Nanni Moretti certifico’ con la famosa nascita dei girotondi quando disse ai vari D’Alema e Bersani: “Con questa classe dirigente non vinceremo mai”.

Eppure, occuparsi degli ultimi, come il nuovo PD cerca di fare, dovrebbe essere una cosa di sinistra. Ma sembra che l’altra sinistra, quella vecchia e gli attuali sindacati, non abbiano occhi per vedere e orecchie per intendere. Una nomenclatura che ha devastato con la sua vanità ed inettitudine il paese per decenni, lasciandolo prima in una stagnazione economica senza fine e poi facendolo precipitare in recessione.

Una sinistra che ancora due anni fa, reprimeva ogni tentativo di modernizzare il paese e che imponeva il voto unitario nel nome della disciplina di partito, che ha bruciato la possibilità di Prodi di diventare presidente della repubblica, che seppe finanche impedire a Monti di fare, in piena emergenza, il suo lavoro di tecnico. Una sinistra che è stata coprotagonista di una degenerazione politica attraverso meccanismi di corruttele come a Milano e altrove. Questa sinistra oggi vuole la rivincita dopo aver perso molti dei suoi azionisti di riferimento, classe operaia e disoccupati in primis, che di fatto sono stati traditi e poi abbandonati.

Oggi quella minoranza, che rappresenta e male solo se stesso, invoca l’autonomia parlamentare, le mani libere anche rispetto alle decisioni democratiche dei propri organismi direttivi che hanno deliberato liberamente e a grande maggioranza per il cambiamento.

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Una sinistra che, come in un incubo, continua a rappresentarsi un paese che non c’è, che si raffigura una lotta di classe che non esiste più, che diffida trucemente delle imprese, senza capire che le imprese sono vittime in solido con i lavoratori dell’attuale crisi economica, i cui motivi sono si finanziari, internazionali, complessi, esiste una responsabilità anche europea, ma stringi, stringi, esiste anche uno specifico italiano della crisi cha va rintracciato proprio in quelle mancate riforme, in quell’incapacità di cambiamento il cui peso non può non ricadere, in buona misura, anche su questa nomenclatura che non le fece e che oggi si picca di dire cose di sinistra. Ma si può essere più sfacciati di cosi?

Veleno


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