Altritaliani
Altritaliani a Venezia 2014.

Commento ai film premiati della 71a Mostra di Cinema di Venezia.

martedì 9 settembre 2014 di Andrea Curcione

Chiuso il sipario sulla 71a Mostra internazionale di Arte cinematografica di Venezia proviamo con Andrea Curcione a ripercorrere criticamente l’evento con un breve excursus e un commento conclusivo sui film vincitori. Speriamo che il lavoro svolto dalla nostra squadra durante questa importante Mostra d’arte cinematografica possa aiutare la diffusione del cinema e la promozione dei film che usciranno prima o poi in Francia, Italia e un po’ dappertutto nel mondo.

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Banner della 71a Edizione della Mostra internazionale d’Arte cinematografica di Venezia

Quasi mai giurie di festival cinematografici, critici e spettatori sono concordi nelle assegnazioni dei premi. Secondo l’ultimo “Ciak Daily” distribuito al Lido il giorno prima della chiusura, il film in concorso che tra i critici delle testate giornalistiche italiane più importanti aveva riscosso il maggior numero di stelle (la media di 5) e indicato così come il più sentito Leone d’Oro della Mostra, era stato “The Look of Silence” di Joshua Oppenheimer. Il documentario del regista americano, che dopo il suo precedente “The Act of Killing” aveva continuato a indagare tra vittime e carnefici del genocidio indonesiano a metà degli anni ’60, e sul muro del silenzio eretto da quest’ultimi nei confronti dei superstiti, è stato considerato come un importante lavoro di ricostruzione storica e documentaristica; al punto da essere apertamente elogiato, in fase di premiazione da uno dei giurati, l’attore Tim Roth.

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Joshua Oppenheimer et Adi Rukun le 28 août 2014 à Venise pour la présentation du film "The look of silence" (AFP/Archives - Gabriel Bouys )

Invece “Lo sguardo del Silenzio” ha ricevuto il Gran Premio della Giuria mentre il Leone alato è andato, con sorpresa, al film svedese “A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence” del regista Roy Andersson. Probabilmente dopo attenta riflessione e discussione, come per il piccione, i giurati hanno pensato che questo lungometraggio del 71enne autore di Göteborg, che conclude così una sua personale trilogia formata dai suoi precedenti lavori, “Songs from the Second Floor” (2002) e poi “You, the Living” (2007) permeati di un freddo (o meglio glaciale) surreale umorismo, avesse qualità artistiche e tecniche più elevate rispetto alle altre pellicole in gara. Andersson dopo aver ricevuto il Leone d’Oro, nel ringraziare tutti, ha dichiarato che la sua fonte d’ispirazione è sempre stato il cinema italiano, soprattutto quello del “neorealismo”, come il regista De Sica di “Ladri di Biciclette”.

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Le réalisateur suédois Roy Andersson tient le Lion d’or lors de la cérémonie de clôture de la 71e Mostra de Venise, samedi 6 septembre 2014. | GABRIEL BOUYS/AFP

Vedremo se il pubblico che andrà a vedere questo film premiato, oltre ad ammirare la composizione dei 39 piani sequenza medi, da “Tableaux vivants” con riferimenti vagamente brügeliani, riuscirà a intravedere il cinema italiano nelle situazioni “non-sense” sulla vita, descritte attraverso vari personaggi, e alle vicende dei due mesti rappresentanti di giochini da carnevale che vanno in giro per alcuni negozi a esibire il loro campionario. Non nascondiamo che in sala stampa al Lido, il premio principale a questo film è stato accolto con delusione dalla maggior parte dei giornalisti.

E’ stata però una piacevole sorpresa l’attribuzione del Leone d’Argento al film “The Postman’s White Nights” del regista russo Andrej Konchalovskij. La pellicola del regista veterano del cinema dell’Est, proiettata in sala quasi alla fine del Festival, con la rappresentazione di un villaggio che esiste realmente, con i suoi veri abitanti che vivono sulle sponde di un enorme lago ed un postino a fare da “trait d’union” con i vari personaggi, è stata molto apprezzata. Hanno colpito soprattutto le storie molto semplici di vita rurale, che sembra ferma ancora al passato – sebbene l’avanzare della modernità è rappresentata dalla base aerospaziale situata poco distante - e la bellezza naturalistica di luoghi ancora incontaminati (esaltati dalla stupenda fotografia di Aleksandr Simonov). Un film che per la sua perfezione stilistica e narrativa era quasi scontato che finisse premiato in un festival, ma che dimostra ancora una volta il talento di questo inesauribile maestro del cinema.

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Un’immagine tratta dal film The Postman’s White Nights del regista russo Andrej Konchalovskij

Sgombriamo subito il campo sulle pellicole “Ghessea” (Tales) dell’iraniana Rakhshan Banietemad e su “Sivas” del regista turco Kaan Müjdeci. Al primo è andato il premio per la miglior Sceneggiatura, mentre al secondo è stato attribuito il Premio Speciale della Giuria. Premi che ci stanno; soprattutto per il film dell’iraniana Banietemad, poiché non è facile raccontare storie imperniate sulla condizione delle donne in Iran. La regista per evitare la rigida censura, ha realizzato delle storie con attori in brevi cortometraggi che ha poi unito nel montaggio, utilizzando come trait d’union la vicenda di un giovane videomaker che giunge a Teheran per documentare la realtà quotidiana. Ne è uscito quindi un egregio lavoro di stesura e di rappresentazione di una società ancora maschilista, ma dove la donna lentamente trova la forza di reagire, con il sostegno anche di altre donne coraggiose.
Il film “Sivas” del turco Müjdeci invece, sebbene sia una via di mezzo tra un rozzo documentario e la fiction, esplora la condizione di un villaggio rurale turco attraverso lo sguardo di un bambino. La povertà, le regole familiari, i ragazzini allo sbando, la poca istruzione, e soprattutto i combattimenti fra cani, sono il quadro di una situazione reale, rappresentata con la forza brutale di alcune immagini e delle parole (che spesso sono parolacce).

E ci sta tutto anche il “Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente”, che è andato al francese Romain Paul, interprete del film “Le Dernier Coup De Marteau” diretto dalla regista Alix Delaporte. Premettiamo che non erano molti i giovani attori/attrici emergenti in questa rassegna e che il protagonista del film ne usciva quasi certamente vittorioso. Egli ha interpretato con efficacia il ruolo di un ragazzino introverso, aspirante calciatore, di famiglia separata, con mamma malata di tumore e un padre direttore d’orchestra redivivo. Anche questo film è giocato sullo sguardo del ragazzino che coglie le vite degli altri, i sentimenti, i propri affetti, la ricerca del padre, e la scoperta della musica classica. Sull’onda delle prove d’orchestra della sesta sinfonia di Mahler, seguiamo il protagonista che si troverà di fronte ad alcune scelte di vita per lui importanti.

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Alix Delaporte, Romain Paul e Clotilde Hesme

Un discorso a parte è la Coppa Volpi per il miglior attore e la migliore attrice, che sono andati all’americano Adam Driver e alla nostra Alba Rohrwacher, interpreti del film italiano “Hungry Hearts” del regista Saverio Costanzo. La pellicola, tratta dal romanzo “Il bambino indaco” (Ed. Einaudi) del padovano Marco Franzoso, era risultata meno interessante complessivamente dal punto di vista artistico, dal pubblico e dalla critica rispetto agli altri due film italiani, “Anime nere” di Francesco Munzi e “Il giovane Favoloso” di Mario Martone. Tuttavia ha colpito la scelta dei giurati di premiare entrambi i protagonisti, sebbene in altre pellicole marcati ruoli attoriali non fossero mancati: basti pensare alle eccellenti prove di Michael Keaton, Edward Norton in “Birdman”, o Michael Shannon di “99 Houses”, oppure l’attore Benoît Poelvoorde presente in “La rançon de la Gloire” e anche in “3 coeurs” insieme a Charlotte Gainsbourg, Viggo Mortensen in “Loin des hommes“ o il nostro Elio Germano nel ruolo dello scrittore Leopardi nel film di Martone.

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Alba Rohrwacher prix d’interprétation féminine pour son rôle dans "Hungry hearts" le 6 août 2014 à la Mostra de Venise (AFP - Tiziana Fabi)

Per le attrici, il ruolo più convincente era stato quello della cinese Lü Zhong interprete del dolente “Red Amnesia”. Probabilmente la coppia Rohrwacher-Driver è stata più convincente nel raccontare quella storia d’amore newyorchese che ha per tema l’integralismo alimentare. Dispiace per gli altri due film italiani che non sono stati considerati, ma che sicuramente saranno visti al cinema, insieme ad altri lavori degni di interesse come “La trattativa” di Sabina Guzzanti, il “Belluscone. Una storia siciliana” di Franco Maresco, “I nostri ragazzi” di Ivano De Matteo, “Patria” di Felice Farina, o il simpatico “Arance e martello” di Diego Bianchi, in arte “Zoro”. Pellicole di altre rassegne, ma che dimostrano bagliori di attività nel cinema italiano.

Hanno deluso invece alcune pellicole come “The Cut” del turco Fatih Akin (che con questo film doveva riportare i fasti avventurosi di un David Lean) o il “Pasolini” di Abel Ferrara (con un Willem Dafoe davvero sosia dell’intellettuale) sopravvalutate nella loro attesa e non riuscite.

La 71. Mostra di Venezia ha chiuso quindi i battenti lasciando un ricordo senza troppa lode, ma nemmeno troppa infamia. Film capolavoro non ne abbiamo visti (forse il film “Birdman” di Alejandro González Iñárritu sarà uno dei pochi a far parlare di se ai prossimi Oscar) poche vere star al Lido, però nel complesso non vi sono state critiche o strascichi di polemiche che talvolta hanno circondato la rassegna. Ridotto il numero dei film presentati, migliorata la sala Darsena, la Mostra del Cinema di Venezia, che subisce la forte concorrenza di altri Festival internazionali, con la direzione di Alberto Barbera e la presidenza di Paolo Baratta, segue la propria strada di vetrina culturale del mondo, e sembra ancora una volta riuscirci.

Andrea Curcione
DA VENEZIA

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Riepilogo dei Premi Ufficiali

Presidente Giuria: Alexandre Desplat

VENEZIA 71

Leone d’Oro per il Miglior Film
EN DUVA SATT PÅ EN GREN OCH FUNDERADE PÅ TILLVARON (A PIGEON SAT ON A BRANCH REFLECTING ON EXISTENCE) di Roy Andersson (Svezia, Germania, Norvegia, Francia, 101’) + Reverse Jaeger LeCoultre

Leone d’Argento per la Migliore Regia Andrei Konchalovsky (BELYE NOCHI POCHTALONA ALEKSEYA TRYAPITSYNA . THE POSTMAN’S WHITE NIGHTS, Russia, 101’)

Gran Premio della Giuria
THE LOOK OF SILENCE di Joshua Oppenheimer (Danimarca, Finlandia, Indonesia, Norvegia, Gran Bretagna, 98’)

Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Femminile
Alba Rohrwacher (HUNGRY HEARTS di Saverio Costanzo) + Reverse Jaeger LeCoultre

Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile
Adam Driver (HUNGRY HEARTS di Saverio Costanzo) + Reverse Jaeger LeCoultre

Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente
Romain Paul (LE DERNIER COUP DE MARTEAU di Alix Delaporte)

Premio per la migliore sceneggiatura
GHESSEHA (TALES) di Rakhshan Banietemad (Iran, 88’)

Premio Speciale della Giuria
SIVAS di Kaan Müjdeci (Turchia, Germania, 97’)

ORIZZONTI

Premio Orizzonti per il Miglior Film
COURT di Chaitanya Tamhane (India, 116’)

Premio Orizzonti per la migliore regia
THEEB di Naji Abu Nowar (Giordania, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Gran Bretagna, 100’)

Premio Speciale della Giuria Orizzonti
BELLUSCONE. UNA STORIA SICILIANA di Franco Maresco (Italia, 95’)

Premio Speciale Orizzonti per il contenuto innovativo
TAKVA SU PRAVILA (THESE ARE THE RULES) di Ognjen Svilicic (Croazia, Francia, Serbia, Macedonia, 75’)

Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio
MARYAM di Sidi Saleh (Indonesia, 17’)

Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”
(+ 100 mila dollari divisi tra regista e produttore consegnati da Ambra Angiolini)
ORIZZONTI
COURT di Chaitanya Tamhane (India, 116’)

Leone d’Oro alla carriera 2014
Thelma Schoonmaker
Frederick Wiseman

Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker Award 2014
James Franco

Premio Persol Tribute to Visionary Talent Award
Frances McDormand

Premio L’Oreal per il Cinema
Valentina Corti


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