Altritaliani
Altritaliani a Venezia 71

Venezia 71 I brevi incontri al Lido.

lunedì 1 settembre 2014 di Armando Lostaglio

L’atmosfera della Mostra del cinema ha sempre qualcosa di magico. E’ il momento in cui tutti e non solo i giornalisti, possono incontrare il regista che ci ha fatto sognare, il beniamino, di cui si conservano i film. Le attrici e gli attori di ieri e di oggi, che segnano il nostro tempo.

Lido di Venezia. Lo incontriamo sulle strade del Lido, dalle parti dell’Excelsior, lo riconosciamo da lontano per quel viso sereno, anche se l’ingiuria del tempo fa la sua parte. E’ il maestro Ugo Gregoretti, si muove con lentezza, con quella sua mitezza che caratterizza la sua opera, sia cinematografica che televisiva e teatrale. Un intellettuale del grande e del piccolo schermo, che cinquant’anni fa ci fece apprezzare i classici nei suoi sceneggiati.

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Ugo Gregoretti con il ns. Lostaglio

Gli ricordiamo il suo brillante testo di Dickens "Il Circolo Pickwick" nel quale si aggirava fra i tavoli del circolo, lui in con abiti moderni che intervista i soci del Circolo mentre loro sono in costume ottocentesco. Che innovazione per quella televisione! E’ geniale anche nei suoi tratteggi filmati dei decenni più recenti, i "sotto traccia" per guardare da vicino i cambiamenti della società contemporanea, dal mondo del lavoro alla famiglia, parlando di microstorie.

Autore di teatro, sua la geniale invenzione dei primi anni 80 a Benevento Città-Spettacolo, una importante vetrina per una città di provincia. Ed ancora la direzione teatrale a Torino, e i suoi delicati film visti da "sinistra". Un uomo di spettacolo, che si aggira a Venezia quasi sconosciuto ai più, specie alle nuove generazioni che dalla televisione (come didattica) non apprendono nulla. Ci ringrazia per il saluto e la riconoscenza che gli dedichiamo per il suo lavoro.

E’ figura mite Kim Ki-Duk, lo incontri per strada e lui ti sorride, si commuove quasi per tanta generosità nei nostri sorrisi. E’ adorabile in quel suo costume arcaico, come la sua fede verso un cinema che sa di espiazione e di violenza al tempo tesso, come lo specchio riflesso di questo mondo (e il suo, la Corea) che tanto ama ma che tanto lo ignora. "Se non fosse per i vostri grandi Festival - dice - io non sarei nulla, in patria meno che mai, le mie opere le vedono in pochi. Ma siete voi, nel mondo che recepite in esse l’arte, la mia volontà di raccontare secondo i miei credi, la mia esperienza e la mia storia".

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Kim Ki-Duk

E’ uomo mite e gentile Kim, che si mette in coda per vedersi un film come tutti gli altri (e non lo faranno neppure entrare perché la sala era già colma) e lui con calma orientale se ne ritorna; non va in giro a vantare il suo Leone d’oro preso solo due anni fa qui al Lido per il capolavoro "Pietà", non vanta di essere fra i più acclamati maestri moderni, da Cannes a Berlino a Venezia.

No, rimane sereno nella sua docile umanità. Nel 2000 ci colpì per quella ossessione nel film "L’isola", e sempre qui a Venezia due anni fa in quel rapporto all’ombra di un incesto che è “PIETA’” (leone d’oro). Lo scorso anno in “MOEBIUS” una madre che per vendicarsi dell’infedeltà del marito evira il figlio. E in questi giorni è ritornato con “One on One” che non senza perentoria violenza lancia il suo j’accuse contro la corruzione nella Corea contemporanea.

E’ semplice Kim, fa della violenza in pellicola la sua cifra per denunciare il nostro profondo disagio, individuale e collettivo...per espiare e spiarci; lui così mite nei gesti e nel quotidiano: qualche notte fa su RaiTre Ghezzi h mandato in onda (Fuori orario) un lungo documentario di come spesso vive ed affronta la quotidianità. Kim è semplicemente immenso.

Da Venezia Armando Lostaglio


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