Altritaliani
Altritaliani a Venezia 71

Venezia 71: Il divo Giulio, il potere e il cinema. Documentari alla Mostra.

sabato 30 agosto 2014 di Massimo Rosin

Tatti Sanguineti presenta un interessante documentario sul rapporto cinema e potere in Italia con protagonista Andreotti. Altro documentario tedesco sull’artisticamente fertile Weimar. Continuano le giornate degli autori con il percorso interiore di un giovane suicidario in Before is Disappear.

GIULIO ANDREOTTI - IL CINEMA VISTO DA VICINO di Tatti Sanguineti

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A rivedere e risentire Giulio Andreotti intervistato da Tatti Sanguinetti ti prende una strana malia, una di quelle che, di tanto in tanto, si insinua nei pensieri... Ammetto che non ho mai avuto simpatie politiche per Giulio Andreotti, ma anche questo pomeriggio ho avvertito che la sua assenza non è ancora stata colmata. Ne ho apprezzato ancora la sua intelligenza, mista a quell’ironia che alla fine era diventata la sua arma preferita.

Andreotti, l’uomo politico più rappresentativo della nostra Italia post bellum, ha cavalcato le scene politiche quasi subito. A soli 27 anni era già sottosegretario al Ministero dello Spettacolo. Preludio ad una carriera che lo vide ben 7 volte Capo del Governo. Si dirà che: che ruolo ha avuto Andreotti nel variegato mondo dello spettacolo e del cinema in particolare? Dire che contava molto è dir poco.

Dal lavoro di Sanguineti, costato ben 21 sedute di registrazioni, emerge a tutto tondo il ruolo attivo che ebbe e quale potere poteva esercitare. Attraverso le proposte di leggi che, nel caso di specifiche censure, facilitavano il sequestro di certe pellicole ritenute dannose per l’opinione pubblica, in realtà Andreotti poteva anche esercitare un controllo "politico" su molti film i cui contenuti erano contrari ad una certa morale, ma soprattutto alla componente cattolica, da sempre, " longa manu" della Democrazia Cristiana.

A voler scusare Andreotti intervenne allora, fra i tanti, Rodolfo Sonego sceneggiatore di molti film di successo: "Se volete capire cosa è successo veramente dovete ascoltare Giulio Andreotti: è vero che ha ammazzato cinque film, ma ne ha fatti fare cinquemila".

Dalle interviste fatte da Sanguineti si intuisce quanto Andreotti fosse quasi ossessionato dal nudo, a partire dal David di Michelangelo su cui, nella sigla dell’allora settimana Incom, fece mettere addosso una foglia di fico per coprire le sue nudità. Come dire che anche una statua nuda, seppure in pellicola, poteva turbare le angeliche menti dei suoi elettori! Candidamente, ma neppure tanto, Andreotti ammise che in Italia non c’erano solo le sale pubbliche, ma pure quelle parrocchiali i cui gusti ed orientamenti dovevano essere guidati da menti esperte e sicure. La censura, allora, era una cosa molto seria e condizionava, se non in tutto, almeno una parte della storia su cui si sviluppavano i film.

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Pure certe parole dovevano essere cambiate(Sanguineti porta numerosi esempi uno fra i tanti fu "Umberto D" di De Sica) per non dare l’idea che il cinema fosse improvvisamente caduto in mano ai comunisti! Cinema e potere viaggiavano a braccetto, e si sostenevano per rilanciare l’immagine di un’Italia che doveva entrare nel novero delle nazioni più potenti (Tentativo allora in tutto o solo in parte riuscito). Si dirà: ma se la classe dei registi allora era, per lo più, fatta da gente di sinistra? questo era vero e testimonia che una guerra fatta di celluloide è sempre stata presente e, dal 68, in poi, combattuta con armi quasi pari.

Andreotti rimase fino alla fine se stesso, combattendo, anche sul fronte giudiziario, la sua personale battaglia anche contro chi lo voleva legato alla mafia, uscendone, quasi vincitore. Su di lui si parlerà ancora per molto, perchè tante sono le cose che non sappiamo, dei suoi segreti, alcuni forse anche terribili (il caso Moro)i, che mai ha voluto confessare ad alcuno e rimasti con lui per sempre.

VON CALIGARI ZU HITLER di Rudiger Suchsland

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"Cosa ne sa il cinema di Weimar che noi non sappiamo"? E’ questa la domanda che si fa il regista più volte nel corso di questo importante lavoro quando mette assieme le immagine di questo periodo tedesco. Niente come quello che abbiamo potuto vedere ci ha permesso di entrare a pieni occhi su questa stagione nota soprattutto come la "Repubblica di Wiemar".

Iniziata subito dopo la prima guerra mondiale è proseguita fino al 1933 ha dato vita ad una intensa quanto irripetibile epoca dove il cinema, ma non solo, seppe conquistarsi un ruolo principe. 118 minuti tanto dura il documentario dove in successioni rapide ed incisive vengono riproposti nomi noti e meni noti. Si va dai registi Murnau, Lang, Lubitsch, Pabst, Wilder, (si proprio Billy quello di "A qualcuno piace caldo") Stemberg e Rutmann che hanno segnato, ognuno a modo loro, il clima di quella straordinaria, e anche folle stagione tedesca. importanti sono stati i contributi di studiosi.

Dalle loro analisi meglio si è capito perchè dopo Weimar ci sia stato il Nazismo. Film come "Metropolis" "Il mostro di Dusseldorf" "Il gabinetto del Dottor Caligari" "Nosferatu" fino a "Angelo blu" sono anticipatori non occasionali del disastro ideologico successivo. Pochi, tra i tedeschi allora, si accorsero come quella parentesi cinematografica fosse anticipatrice dei loro orrori e forse per questo non se ne preoccuparono affatto.

Anche perché giravano altre pellicole come "Gente alla domenica" oppure "Sinfonia di una città" in parte, se non del tutto opposte, ai messaggi di Lang o Lubitsch. Ma è ingiusto dare colpa ai registi per le follie successive. Hitler non era ancora arrivato al potere. Molti di loro (tra cui lo stesso Lang, Wilder Lubitsch ) se ne andarono in America prima della catastrofe generale. Speriamo di poterlo rivedere questo documentario, fatto con intelligenza e passione.

"BEFORE I DISAPPEAR" di Shawn Christensen con: Paul Wesley e Fatima Ptacek

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Alle Giornate degli Autori, è stato presentato "Before i Disappear film che, agli appassionati del genere, sicuramente non dispiacerà. Racconta di come una telefonata, giunta in un momento drammatico, possa modificare l’esistenza di una persona, portandola ad azioni che mai potevano avere corso se... Richie il protagonista, è un giovane 29 enne senza alcuna speranza di potersi riscattare.

Inseguito da debitori vuole suicidarsi dentro alla sua vasca da bagno dopo essersi tagliato le vene. Ma una telefonata improvvisa, quella di sua sorella che non sentiva da anni, lo porterà a rimandare la sua drammatica decisione. La sorella, del tutto ignara delle intenzioni suicide del fratello, ha un grosso problema: a seguito di un incontro avuto con un uomo sposato, si ritrova in cella per una notte, in attesa di un rapidissimo processo che si terrà la notte stessa. Lei ha una figlia undicenne che niente deve sapere di questa storia.

Così chiama il fratello il quale bendatosi alla meglio in polso tagliato, decide di prendersi carico della nipote che, a prima vista, le appare come una petulante e antipatica ragazzina. Lui lavora in una discoteca. Qui nei bagni della stessa, scoprirà il cadavere di una ragazza morta di overdose che sarà al centro di una drammatica ricerca. Fidanzata di un suo amico che la sta cercando con ansia.

Questo sarà il tema su cui si svolgerà il restante film. La notte passerà così tra tensioni, parole accennate, quelle dette all’amico, che lasciano intravvedere tragici epiloghi. Ma Richie, per un improvviso quanto salvifico riesame della sua coscienza, intuisce che solo il senso profondo della verità nascoste dalle parole stesse, potrà salvarlo e che adesso sono, per lui, una esigenza vera e propria. Convintosi a dire la sua verità confiderà la morte della ragazza all’amico, un bravo e convincente Paul Wesley. Ritroverà così una nuova faccia anche per se stesso pronto a riprendersi il suo ruolo nella vita futura che lo aspetterà. Da vedere.

Da Venezia Massimo Rosin


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