Altritaliani
Altritaliani a Venezia 71

Venezia 71: Le giornate degli autori tra luci e ombre.

mercoledì 27 agosto 2014 di Catello Masullo

Una delle sezioni più attese “Le giornate degli autori” dopo il fuori concorso (One on One, vedi l’articolo che segue n.d.r.)è in pieno svolgimento. Presentati altri film che per ora non sembrano bucare il grande schermo. Ecco un breve resoconto di quanto visto. L’inglese The Goob si fa preferire.

HE OVAT PAENNEET (THEY HAVE ESCAPED) di Jukka Pekka Valkepaa

(Finlandia, Olanda, 102’, v.o. finlandese s/t italiano) con Roosa Söderholm, Teppo Manner, Pelle Heikkilä, Petteri Pennilä

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Film per i primi due terzi senza ritmo. Con rallenti estetizzanti, ed insistenze su scene oniriche da incubo. Poi una improvvisa, quanto inspiegabile accelerazione della storia, su registri totalmente diversi. Con echi maldestramente dostoeskiani. Ed improbabile finale. Anche le interpretazioni lasciano un po‘ a desiderare. Non è il massimo per la inaugurazione de Le Giornate degli Autori alla 71-esima Mostra Internazionale d’Arte Cinemtografica di Venezia.

THE GOOB di Guy Myhill (Gran Bretagna, 86’, v.o. inglese s/t italiano)

con Liam Walpole, Sean Harris, Sienna Guillory, Olivier Kennedy, Marama Corlett

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Anche per “The Goob” il tema della violenza è centrale. Rappresentato in modo paradigmatico da un patrigno molto testosteronico. Macho, erotomane, violento ed omofobo. A patire le angherie di questo “maschio alfa” sono tutti quelli che vengono in contatto con lui. Ma a soffrirne di più, in particolare, è Goob, il figlio minore di primo letto della sua (malcapitata) compagna. Una rappresentazione cruda ed efficace di una società oppressiva e violenta, che produce, immancabilmente, individui repressi. Anche con la monotonia di una vita senza senso. Materializzata dalle lunghe (ed un po’ troppo insistite) scene del protagonista che solca le campagna con il suo motorino. Film rigoroso. Antispettacolare. Con interpreti di livello. Come sempre accade nei film inglesi. Sempre impeccabili da questo punto di vista.

METAMORPHOSES di Christophe Honoré (Francia, 102’, v.o. francese s/t inglese/italiano)

con Amira Akili, Sébastien Hirel, Damien Chapelle, Mélodie Richard, Georges Babluani, Vimala Pons

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Rivisitazione in ambientazione moderna de “Le metamorfosi” di Ovidio (Primo secolo D.C.). Scandito in tre capitoli : 1) Europa e Giove, 2) Europa e Bacco, 3) Europa e Orfeo. E’ un po’ curioso vedere tanta gente abbigliata in jeans e maglietta e poi ogni tanto sbuca qualcuno in tuta mitologica. Ma tant’è... Il film è tutt’altro che brioso. Pur esponendo con generosa nudità corpi sia femminili che maschili (a volte gratuitamente, e comunque sempre senza un briciolo di erotismo), il film alterna momenti di una noia consistente ad altri estatici ed estetizzanti, in cui il “fluire” (parola grossa applicata alla specie...) della storia si arresta del tutto. Un film sostanzialmente inutile. Si può vivere benissimo senza averlo visto.

Da Venezia
Catello Masullo


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