Altritaliani

Un libro per l’estate 2014. I suggerimenti di Natale Fioretto.

mercoledì 23 luglio 2014 di Natale Fioretto

Le vacanze sono quel tempo in cui ci è data l’opportunità di prendere le distanze dagli obblighi quotidiani e di ritrovare il piacere di sognare, di emozionarci e di pensare. E pensare significa aprirsi alle domande, interrogare le cose al di là del loro significato abituale reso stabile dalla pigrizia dell’abitudine. Consigli di lettura del poeta e linguista Natale Fioretto, docente presso l’Università per Stranieri di Perugia, per farvi compagnia in questa stagione di ozio estivo e... creativo. Quali le novità nelle librarie italiane?

Estate incerta, e non solo meteorologicamente. I numerosi motivi di affanno, le quasi evanescenti soluzioni alle questioni aperte e i traballanti riscontri ideologici tratteggiano un panorama sociale e culturale frastagliato e instabile, specchio fedele delle crisi, ma non del tutto privo di interessanti novità editoriali. Come ogni estate, proverò a trarre dall’espositore virtuale dei titoli che potrebbero accompagnare i momenti di relax estivo come dei libri da ombrellone, anche se, a dire la verità, sono poco incline a simili categorizzazioni.

Per entrare in argomento, non posso esimermi dal citare il libro di Francesco Piccolo Il desiderio di essere come tutti (Einaudi) che si è recentemente aggiudicato, in modo alquanto prevedibile – ah, i premi letterari! -, il 68° Premio Strega. Ho trovato più convincente Il padre infedele (Bompiani) di Antonio Scurati e ancora più Francesco Pecoraro con il suo La vita in tempo di pace (Il Ponte alle Grazie), un autentico libro di guerra ambientato nei tanti inferni del fare umano in tempo di pace.

Chi ha la bontà di leggere i miei articoli sa che più che alle vette, dove soffia il “gran vento” del mondo pubblicitario, a me piace dedicare tempo alla spigolatura cercando pubblicazioni che si smarriscono nel sottobosco editoriale o sono messe in ombra negli scaffali delle librerie dove sempre più, sia detto con spirito volutamente critico, fanno bella mostra di sé gadget che ai libri ammiccano, ma che da essi sono avulsi. Una veloce provocazione: vi è mai capitato di entrare in libreria e di uscirne con … un litro d’olio?

Ho recentemente letto un romanzo di Gianluca Tornese edito dalla Claudiana di Torino, dal titolo Marito e marito. Un titolo, uno dei tanti, che si inserisce nell’annosa polifonia di opinioni sul tema delle unioni fra persone dello stesso sesso. Non si può parlare di capolavoro, ma certamente di opera di sensibilizzazione che si articola in un carosello di situazioni divertenti e drammatiche che mette in evidenza tutta la difficoltà di confessare l’amore per una persona dello stesso sesso alla propria religiosissima famiglia del Sud Italia.

Stefania Tosca e Luisa Musto pubblicano per la Graphe.it edizioni di Perugia Naturalmente infertile, un efficace collage di testimonianze di donne che tra divorzi, viaggi all’estero, delusioni, alti e bassi, attraversano, sostenendosi a vicenda, il percorso della procreazione medicalmente assistita in un paese, il nostro, in cui c’è ancora molta, moltissima strada da fare.

Esce un po’ dal coro delle opere definibile “altre” per rientrarvi quanto meno a livello di contenuto, l’ultimo libro di Dacia Maraini Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza, edito da Rizzoli. Chiara è una sorta di outsider dalla voce dimessa che vive all’ombra di un gigante della storia, Francesco d’Assisi, che in lei vede un orizzonte spirituale da sondare e vivificare, così, Chiara di Offreduccio Scifi si trasforma, forse a sua insaputa, in un modello di forza inattesa e di perseveranza che darà alla chiesa del XIII secolo non pochi motivi di ispirazione e di timore.
È un’opera che non può essere catalogata come romanzo “sic et simpliciter”. Non che manchi una vena narrativa efficacissima quando si tratta di avvolgere e dislocare nel tempo il lettore, quando il racconto si fa indagine e Storia, ma l’elemento squisitamente narrativo, di finzione, è laterale e, francamente, scontato.

Ripropongo un libro che mi ha sedotto, forse per “vicinanza”: Il bordo vertiginoso delle cose, ultima proposta narrativa di Gianrico Carofiglio che, messe da parte le avventure dell’avvocato Guerrieri, si è dedicato alla storia di uno scrittore barese, Enrico Vallesi, trasferitosi a Firenze per realizzare uno dei sogni più pressanti della propria giovinezza: scrivere.
La scrittura per Enrico Vallesi si è materializzata in modo naturale, quasi fosse stato visitato da un genio o, più propriamente, da un demone: generoso e suadente agli inizi della carriera, brutale e spietato una volta raggiunto il successo. Si potrebbe trattare del famoso “blocco dello scrittore”, ma nell’esperienza di Vallesi c’è di più: l’incapacità di lasciarsi andare e, allora, nulla di personale uscirà più dalla sua penna, per questo diventerà un editor di qualità correggendo, riscrivendo e riadattando opere scritte da altri.
Il romanzo di Carofiglio si caratterizza per una struttura che mi piace definire geologica; caratterizzata, cioè, non da un semplice concatenarsi di eventi narrativi, ma da vere e proprie placche in tensione fra loro. A ben pensarci, questi strati – solo in apparenza delineati e separati – rappresentano le nostre esistenze nelle improvvise scosse e nei lunghi periodi di stasi, quasi noi appartenessimo non alla storia e al recupero del passato, ma alla geologia: abbiamo faglie, crolli e strati e lava ardente e sul bordo di queste faglie si svolge il quotidiano nella sua confortante ripetitività e nei baratri improvvisi che per fortuiti eventi si aprono dove mai avremmo immaginato.

Scrivere sull’opera di Luigi Pirandello (1867-1936) è impresa ardua, sia perché si rischia di fare comunque un torto al premio Nobel (che, ricordiamo, vinse nel 1934 con la seguente motivazione: “Per il suo coraggio e l’ingegnosa ripresentazione dell’arte drammatica e teatrale”), sia perché approcciare un’opera tanto vasta, studiata e commentata espone a rischi, non di critica, ma di qualità.
Dello scrittore siciliano la Emons: audiolibri lancia Pensaci, Giacomino! E altre novelle. In effetti, prima di diventare commedia Pensaci, Giacomino! è stata novella imperniata sui topoi chiave dell’opera pirandelliana: dissidio interiore, senso di smarrimento del singolo in ambito sociale, paradossi esistenziali, il tutto proiettato in una dimensione siciliana che la lettura di Fabrizio Falco esprime in modo ineccepibile.
Nell’audiolibro – forma di lettura che ben si sposa alla stagione degli “ozi”- troviamo alcune tra le più celebri novelle pirandelliane: oltre quella che dà il titolo alla raccolta, incontriamo L’imbecille, Il treno ha fischiato, La verità, La morte addosso, Ciàula scopre la luna, Il vecchio Dio e una memorabile lettura de La giara.

Ottima bussola per le letture estive è la cinquina finalista del prossimo Premio Campiello: La gemella H (Einaudi) di Giorgio Falco e Roderick Duddle (Einaudi) di Michele Mari.

Alessandro Gilioli, giornalista de “L’Espresso”, si dedica a un tema attualissimo sul quale molto spesso mi sono trovato a riflettere: Dov’è oggi la sinistra italiana? Ammesso che sia ancora lecito di parlare di un’ideologia progressista e se questa si incarni nel governo a guida Renzi o, al contrario, nella dirompente opposizione del M5S? Alessandro Gilioli, La diaspora. Dov’è oggi la sinistra italiana, edizioni Imprimatur per un ozio che definirei di squisita intellettualità.

Natale Fioretto
Docente Univ. per Stranieri di Perugia.


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