Altritaliani
"... per Noi". Parlami della tua città. L’Italia raccontata.

Napoli per noi.

domenica 6 luglio 2014 di Nicola Guarino

Domani vado a Napoli. Lascio Parigi per dieci giorni e rivedo Mergellina, il lungomare. Il mare. Quando torno a Napoli è sempre un’emozione. Come un’estate fa. Vagavo nella calura alla ricerca della mia infanzia smarrita tra Monte di Dio, i Quartieri (Il monte Echia), Piazza Plebiscito e il Largo Carolina, tra turisti lenti e cittadini indaffarati, di corsa anche se poi qui non c’è molto da fare. E qui più che la velocità conta la pazienza.

Lasciata la strada della mia infanzia (via Giovanni Nicotera…il meglio noto Ponte di Chiaia), dove ricordo antiche e nobili case abitate da noi e dai topi, per fortuna non grandi, ma che ad ogni comparsata facevano sobbalzare le mie sorelle (una volta in due saltarono in piedi sulla stessa sedia) tanto che papà fu costretto a prendere un feroce gatto che per noi fu un liberatore, ero giunto a via Gennaro Serra e di là alla via Egeziaca a Pizzofalcone, la strada della mia cattolicissima zia Emilietta, dove da bambino mi recavo a volte anche per dormire.

Rivedo volti nuovi, qualcuno è rimasto. Peppino ad esempio il fruttivendolo con tre dita ad una mano da quando un disgraziato fuoco d’artificio (un tric trac) gli esplose male, rendendogli disgraziato anche l’inizio d’anno. Pur essendo credente, ed avendo il negozio, un buco nel muro, accanto alla chiesa dei Missionari, nessun miracolo gli ha fatto mai ricrescere le dita. Del resto lo diceva anche Troisi che nei miracoli uno torna a camminare, riacquista la vista, ma non si è mai visto qualcuno a cui gli si ricrescono braccia, mani o gambe. Mistero della fede.

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Era una bellissima giornata calda e trasparente, vedevo i bassi di sempre lungo la via di mia zia che incrocia con un reticolo di vicoli (e’ vichi, come li chiamano li), ma le persone non erano più le stesse. C’erano un sacco di malesi, africani, cinesi e poi anche dei napoletani, grassi e malvissuti che continuavano come un tempo a circolare per la strada come per casa. A fare “il gioco piccolo, ‘o juoco piccolo”, la piccola tombola o, se preferite, il piccolo lotto, tutto privato ed interno alla strada. Un tizio ghignando annunzia clamorosamente il vincitore dell’estrazione. Lo fa, uscendo dal bar informatore, ancora con la tazzina in mano, cosi, distrattamente…

E al gioco partecipano tutti: napoletani e neonapoletani. Sorrido vedendo un cingalese accalorarsi e sbracciarsi e che con accento partenopeo, si rammarica di non essere il vincitore.

Poi al centro della strada poco prima o poco dopo i Missionari, la pasticceria delle “signorine”. Le signorine erano attempate signore quando io avevo i calzoni corti. Ora sono nel purgatorio del cimitero vecchio. Al loro posto delle “signorine” nuove e cortesi come le loro zie che ogni domenica volevano convincermi, sotto gli occhi di papà, a scegliere tra le pastarelle, la “deliziosa” (due biscotti farciti di una crema al burro), ma non mi convinsero mai.

Sbircio i “bassi”, sono lindi come sempre. La strada no, ma le case tutte, sono sempre pulite e profumate anche quando sono modeste cosi. Sbircio i bassi e ci vedo tutta la nostra confusione di simboli, madonne attaccate agli specchi, cuori di Gesù e al disopra stemperati manifesti di San Diego Maradona. Cornini appesi, televisori avanzatissimi, tecnologicamente delle sorte di cinema su misura, gli sterei fiammanti che spandono canzoni neomelodiche come “Serenata a ‘o cellulare”. Un misto di arcaico e futuribile. Simboli di ricchezza ed abbigliamenti da bancarella anche mal fornita.

Ad un certo punto, sempre vagando senza meta tra i vicoli, sono colpito nei sensi. Il caldo sembra finito. Nelle strettoie della strada mal pavimentata tra lo sgocciolio dei panni stesi e l’ombra perenne avverto una frescura che fa sollevare lietamente i peli delle mie braccia. “Che frescura” mi dico più volte. E che silenzio. Il cielo sembra scivolare immobile sui palazzi, formando rettangoli di blu.

Ad un tratto qualcosa di antico penetra le mie narici. Un odore denso di ragù. L’odore che popolava (ma forse popola ancora) tutte le case della mia infanzia, della mia giovinezza. Un odore che aleggia invisibile ed immemore, come il canto di una giovane madre che rompe questo silenzio. Si direbbe una ninna nanna, ma non sento bambini piangere.

Ma dov’è? Da dove viene? Penso al pianoforte di notte del poeta Di Giacomo che sentiva sospirare la musica segreta e misteriosa per il suo vicolo.
Mi sforzo di seguire il canto, ma viene e non viene, a volte mi sembra vicino e poi scompare malizioso e seducente, una “bella mbriana” fatata. Forse è di là? o per il Calascione stretto e oscuro? forse è più sopra verso i “Quartieri”? Mi arrendo. In fondo è cosi Napoli, una voce che si spande vanamente.

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Ridiscendo Gennaro Serra, entro a Piazza Plebiscito, esempio di un ordine da teatro. La sua chiesa che evoca San Pietro, di fronte il Palazzo reale e ai lati altri due simboli del potere: Palazzo Salerno, simbolo della potenza militare, e la Prefettura, il potere politico. In mezzo, il nulla.

La piazza non è più come una volta quando era un immenso parcheggio a cielo aperto. Ora tra i colombi e qualche sperduto gabbiano ci gira solitario qualche turista ed il campo è pressoché libero, ma se si vuole confusione basta fare solo qualche metro e spingersi a via Toledo (ex via Roma) per ritrovare l’assordante suono del mondo e perdersi in nuovi labirinti, in nuove avventure nel tempo.

Nicola Guarino

Parlami della tua città. No, non vogliamo un trattato storico, politico, né una ricerca sociologica. Parlami del tuo paesello, della tua metropoli, ma parlamene con il cuore. Sul filo dell’emozione, con le lacrime agli occhi o ridendo di gusto. Raccontami un’emozione, un aneddoto, un luogo di quel luogo, cosi che insieme agli altri ci possiamo rappresentare una Italia che c’era, che forse c’è e magari ci sarà. Per tutta l’estate su ALTRITALIANI.NET il racconto dei paesi e delle città d’Italia. Un itinerario sentimentale ed emozionante dei nostri luoghi alla ricerca della loro anima.

Potete partecipare tutti, inviando aneddoti, emozioni, sensazioni, storie che ci aiutino a capire lo spirito del nostro “ricco” Belpaese. Naturalmente, se volete, inviate anche foto, disegni per arricchire i vostri contributi. Per tutta l’estate.... poi si vedrà. Il titolo della rubrica è “.... per Noi” come “Genova per Noi” di Paolo Conte.
Contatto: redazione@altritaliani.net


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