Altritaliani

L’enorme scandalo Mose affonda Venezia.

venerdì 6 giugno 2014 di Massimo Rosin

Doveva essere la salvezza di Venezia dalle alte maree, rischia di diventare la sua rovina. Questo è quello che emerge dall’inchiesta-shock sul Mose, il sistema antimaree su cui la magistratura ha cominciato ad indagare già da alcuni anni facendo esplodere l’ennesimo, e non ultimo, enorme scandalo.

35 indagati, quasi tutti nomi eccellenti, in testa l’ex presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan a cui si associa un suo collaboratore, nonché attuale assessore regionale, Renato Chisso, per procedere poi con Giorgio Orsoni, ormai ex sindaco di Venezia.

I fatti sono ormai noti: un sistema illecito ha per anni “finanziato” la politica locale attraverso un comitato d’affari fatto da imprenditori tutti legati alle società del Consorzio Venezia Nuova, che gonfiavano i costi d’impresa per spartirsi di tutto, coinvolgendo finanche alcune alte cariche della Guardia di Finanza che doveva chiudere entrambi gli occhi sull’ammontare del grande “affare”: ben 22 milioni di Euro, a tanto ammonta quello che in anni di lavoro si erano spartiti questi “gran signori” del malaffare.

L’inchiesta, iniziata già nel luglio 2013 a seguito dell’arresto di Giovanni Mazzacurati e Piergiorgio Baita, il primo presidente del Consorzio stesso, aveva rilevato una fitta trama di interessi che si concludevano con pagamenti rilevantissimi a questo o quel personaggio politico che, da parte sua, doveva procedere a quanto pattuito. E’ noto infatti che la società che ha diretto i lavori del Mose era stata incaricata senza aver partecipato ad alcuna gara d’appalto.

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Qui, a Venezia, la notizia, seppur così clamorosa, non ha colto di sorpresa i cittadini. Da anni si sapeva dell’operato della Giunta amministrata da Orsoni, troppo chiaccherata anche per la svendita di alcuni “gioielli di famiglia” a privati (soprattutto al Gruppo Benetton), che qui hanno già le mani su alcuni pezzi della città. Tornando ad Orsoni, la sua richiesta, rispetto ad altri, risulta anche la meno onerosa per il sistema tengentista: mezzo milione di euro servito per il pagamento della sua campagna elettorale. Niente a confronto delle mazzette: ne sono state accertate due da 900.000 euro ciascuna, pretese da Giancarlo Galan per i restauri della sua mega villa a Cinto di Euganea.

Su tutti le accuse sono pesantissime: corruzione, concussione, riciclaggio di denaro. Il sofisticato sistema prevedeva poi che una società, con sede a S.Marino tenuta da abili brokers, facesse scivolare le enormi somme su conti correnti esteri, come è stato rilevato, ed in parte testimoniato dagli stessi Mazzacurati e Baita, gli unici, al momento, che hanno potuto rivelare la dimensione di questo ennesimo “Italian job”. Cosa si può aggiungere se non che, dal 1993 ad oggi, l’Italia continua ad essere attraversata da scandali le cui dimensioni sono di una tale gravità da far impallidire anche i più consumati magistrati?

Rimanendo all’ “affaire Mose”, sorprende ancora che la “fame di soldi”, che coinvolge indistintamente sia la destra che la sinistra, sia in continuo aumento. Nessuno di loro ha mai un ripensamento, un attimo in cui volesse uscire dal gioco. Di rilievo è che quel sistema ha avuto una tale espansione nel nostro paese da far ritenere che, tra evasione fiscale, soldi sottratti allo Stato da organizzazioni criminali (mafia, ’ndrangheta, camorra), il suo ammontare sia l’equivalente a qualche manovra finanziaria.

Così Venezia rischia di veder infangato il prestigio legato alla sua straordinaria civiltà per manovre oscure dei suoi maggiori rappresentanti. Da semplice osservatore dico solo che occorre che la politica si dia nuovi e più credibili codici etici (la famosa “questione morale” a cui Enrico Berlinguer tanto teneva) altrimenti non se ne verrà fuori. Una gran parte degli Italiani si sente ancora “ostaggio” dei partiti sempre più dediti al malaffare e alla corruzione piuttosto che al buon governo della nazione. Da tempo la migliore società civile chiede più garanzie costituzionali, ma la politica, quella vera, continua a latitare.


Da Venezia
Massimo Rosin


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