Altritaliani

Nel paese delle meraviglie, la mia Alice.

lunedì 26 maggio 2014 di Carmelina Sicari

Per celebrare l’anniversario dell’apparizione della fiaba di Alice, probabilmente la più famosa, labirintica e misteriosa delle fiabe, si possono rispolverare tutte o quasi le interpretazioni.

Quella più familiare e consueta è naturalmente la lettura psicanalitica con quel pozzo in cui Alice precipita; metafora esplicita quante altre mai, dell’inconscio.
L’inconscio esplorato nella sua curiosa funzione di ingrandire a piacimento e rimpicciolire le cose, secondo una logica illogica, con le manie singole e collettive.

Quel coniglio ad esempio fissato con il suo orologio e quel correre da una parte all’altra in attesa dell’ora del tè, mania collettiva tutta inglese.
E quella regina, con la sua esagerata crudeltà, che comanda con fare imperioso intimorendo, al minimo errore, i suoi poveri fanti.
- Ammazzateli tutti.
Passa la regina e con suprema indifferenza esercita il potere ordinando di tagliare le teste.

Ma non è questa la più piacevole funzione del potere?
Il piacere del potere, che è così grande, direbbe Pirandello.
E non abbiamo citato a caso Pirandello, lo scrittore che ha più di tutti studiato la follia mascherata da ordinaria normalità.
Lettura psicanalitica dunque.

Ma c’è una lettura straordinaria rispolverata da un matematico nientemeno che vede in Alice rispecchiarsi il sistema binario degli assi cartesiani.
C’è sempre un doppio, uno specchio nel mondo di Alice e di nuovo torna Pirandello.
Doppio nel gioco tra realtà e fantasia, tra sogno e realtà.
Sogno o son desto? Anzi, sogno eppur son desto.
Ed è ancora lo scrittore siciliano ed europeo che ha a sua volta compreso in pieno il sistema binario della realtà

L’interpretazione linguistica di Alice non è da meno delle altre due. Stupefacente per i giochi di parole che finiscono tutte con una conclusione, il non senso.
Non c’è senso in tutto il mondo fantastico, binario, linguistico di Alice e sembrerebbe che questa sia la conclusione disperante, ossessiva del mondo lì descritto.
Sennonché, ed è questa la mia Alice, Alice alla fine si sveglia e scopre di aver fatto un sogno meraviglioso sì, ma non tanto felice.

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Ed accetta invece la realtà in cui non ci sono confusioni, né doppi, né equivoci, né giochi crudeli di potere.

Il lieto fine c’è davvero in Alice ed è il sugo, il sugo manzoniano della storia.
Così sia di noi, direbbe un altro personaggio, questa volta di Calvino.
Così sia di noi, che possiamo ritrovare il senso della realtà dopo esserci svegliati da tante confusioni.

Carmelina Sicari


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