Altritaliani

Il dramma campanelliano della dignità.

giovedì 17 aprile 2014 di Carmelina Sicari

Da Macchiavelli è l’utile nella politica, inizia la caduta della dignità dell’uomo asservito alla ricerca di quest’utile. Tommaso Campanella fu esempio della coerenza che non si piega al potere.

Perche’ la dignità dell’uomo è infinita come infinito il suo desiderio.

La voce che gridava questo dal palco del Teatro Ariberto di Milano rappresentava in modo paradossale ed anche assurdo, la presenza indiretta di Campanella, attraverso la voce di un attore che impersonava un discepolo del calabrese. Compagnia amatoriale per la regia di Carla Spinella che intendeva dare un contributo ad una delle avanguardie improbabili del nostro tempo, un’avanguardia che intende riproporre appunto la dignità dell’uomo.

La paradossalità del momento e del luogo è a ben riflettere palese.
Il luogo, a pochi passi da piazza affari dove una mano gigantesca solleva verso il cielo le …. alla maniera del dannato dantesco, ma per esprimere come il tempio del denaro e della finanza si siano ritorti contro l’uomo stesso, la sua dignità ed addirittura la sua sopravvivenza, naturalmente nella mia interpretazione. Il momento attuale è quello della massima caduta della dignità dell’uomo, divenuto schiavo del mezzo, il denaro, creato da lui stesso per agevolare gli scambi.

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Questa caduta iniziata con Machiavelli e con la sua proposizione, per cui bisogna ricercare l’utile nella politica, è finita con il coinvolgere tutto e tutti.
Gli effetti si vedevano già all’epoca di Campanella se il frate calabrese imprecava contro i sofisti e contro gli schiavi del suo tempo, l’antidoto che egli opponeva alla decadenza umana era la dignità dell’uomo e quello che nel celebre quaresimale a Stilo aveva indicato come l’assenza della morte, l’immortalità di fatto dell’uomo con cui intendeva, e ci riusci’, a debellare la paura per spingere i suoi discepoli alla congiura contro la Spagna.

L’ardimento del frate calabrese era cosi’ alto se si considera che la Spagna aveva un dominio su cui non tramontava il sole ed una potenza cosi’ profonda ed estesa da non avere paragoni nella storia ne’ del tempo e forse neppure futura.
Tale ardimento trova riscontro nella tenacia di cui il calabrese dà prova sopportando la prigionia e la tortura per trent’anni e nell’eco che la sua opera trova in tutta Europa.
E’ il contributo attuale della sua dottrina e di chi la ricorda

Carmelina Sicari

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