Altritaliani
Di nuovo in scena a Napoli uno spettacolo che desta scalpore

Arancia Meccanica: la violenza rappresentata a teatro, con musiche di Morgan.

Nel portfolio, foto ©Francesco Squeglia
martedì 18 novembre 2014 di Violetta Luongo

Dal 18 al 30 novembre 2014 la fortunata trasposizione teatrale realizzata da Gabriele Russo, che ha curato anche la regia, del romanzo di Anthony Burgess è riapprodata al Teatro Bellini di Napoli.

Siamo al famoso Teatro Bellini di Napoli. Il sipario si alza, musica incalzante, luci folgoranti e intermittenti, il pubblico in sala si sente coinvolto, “vittima” del trattamento Ludovico. Uno stato di ansia e angoscia che prepara lo spettatore a momenti di ultraviolenza. E’ il mondo di sterile crudeltà di Arancia Meccanica. Fatto di Drughi, gulliver, lattepiù, il dolce suegiù, karasciò. Tutti termini che sono entrati nel “vocabolario collettivo” grazie al film del 1971 di Stanley Kubrick, adattamento del romanzo fantapolitico del ’62 dello scrittore Anthony Burgess e ora sul palco.

La regia è di Gabriele Russo che è riuscito nell’intento che fu di Kubrick, mettere in scena il male assoluto, fine a se stesso, come puro godimento. A teatro gli attori: Alfredo Angelici, Marco Mario de Notaris, Martina Galletta, Sebastiano Gavasso, Alessio Piazza, Daniele Russo, Paola Sambo.

Come nel film la storia viene raccontata in prima persona da Alex, interpretato da Daniele Russo, fratello del regista, capo carismatico dei Drughi. Minimali ed essenziali le scenografie di arte contemporanea, scatole, o gabbie, surreali ed oniriche al cui interno è rappresentato il male reale. A rallentatore gli stupri, le botte come ad allungare i tempi della sofferenze delle vittime-spettatori. Il bianco diventa rosso, la violenza è compiuta. Come nel film anche qui la musica gioca un ruolo fondamentale, splendidamente cattiva, penetrante, incisiva e non poteva essere d’altri che di Morgan, fuori dagli schemi, anticonformista e visionario. La sinfonia accompagna e quasi fa da complice agli atti di violenza, la scena di Alex che picchia i suoi compagni è magnificamente descritta in una sorta di danza tribale in cui ogni movimento, gesto, è comandato e dettato dalla musica che crea perfettamente l’emozione di una scena di violenza.

Qui il regista Russo va oltre, rende Beethoven, non solo ispiratore di ultraviolenza ma complice del delitto e della malvagità. Se Kubrick aveva affidato l’assassinio della donna al sesso, al fallo maschile, Russo lo affida alla musica, sarà il grande Ludovico Van il giustiziere. «L’idea che tutto avvenga attraverso la testa di Alex per me è stato fondamentale ai fini della realizzazione dei brani: le mie musiche iniziano riferendosi all’originale, per poi man mano deformarsi: trascendono e degenerano proprio perché stanno nella testa di Alex; quello che Alex ascolta non è Beethoven, è la sua idea deformata di Beethoven, è il suo delirio di Beethoven. E’ questa deformazione musicale che mi ha interessato e sulla quale ho lavorato», spiega Morgan.

Sarà l’unico delitto compiuto da Alex e il tradimento dei Drughi a condannarlo alla prigione e poi al più drammatico trattamento Ludovico. La violenza curata dalla violenza riduce in pezzi il fantoccio Alex.
Assicurato l’applauso compiaciuto di Kubrick.

Violetta Luongo

VEDI SOTTO IL PORTFOLIO: Foto ©Francesco Squeglia

Dall’1 al 13 aprile 2014 e dal 18 al 30 novembre 2014
Teatro Bellini - Teatro Stabile di Napoli
ARANCIA MECCANICA
scritto da Anthony Burgess
regia Gabriele Russo
musiche Morgan
scene Roberto Crea
Costumi Chiara Aversano
Luci Salvatore Palladino

Sito del Teatro:
www.teatrobellini.it

Facebook:
facebook.com/TeatrobellinidiNapoli


Portfolio

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