Altritaliani

Addio a Vittorio Squillante, una vita per il cinema.

sabato 8 marzo 2014 di Armando Lostaglio

Vittorio Squillante era un uomo di cinema ed al cinema ha dedicato tutta la sua vita, occupandosi di rappresentare, in Italia e all’estero, i maggiori attori italiani ed americani. Il calcio, la poesia ed il cinema sono stati le sue grandi passioni. Lo avevamo incontrato alcuni mesi fa nell’Agenzia che dirigeva con suo figlio Mario e ci aveva raccontato in breve la sua brillante carriera.

Si è spento in questi giorni nella sua casa romana Vittorio Squillante, uno dei nomi che hanno esaltato e resa senza uguali la storia del cinema, non soltanto in Italia. Un po’ lucano, un po’ napoletano, un po’ americano, Vittorio Squillante ha vissuto da sempre nel segno del cinema. Lo avevamo incontrato qualche mese fa, nel suo Studio romano che porta il suo nome, in un elegante palazzo dalle parti di San Pietro.

Un ambiente colmo di ricordi, tanti i ritratti d’autore: campeggia una dedica personale di Frank Sinatra; è ripreso con Joe Pesci, con Robert De Niro, con un giovanissimo Massimo Ranieri (che fu una sua scoperta), con il premio Oscar Murray Abraham, con Sergio Leone e con Harvey Keitel; ed ancora con Angela Luce e Lina Sastri, Franco Nero e lo scomparso Giuliano Gemma. Tante le personalità del cinema che da decenni appassionano ed emozionano le platee di ogni luogo.

Sono stati tutti suoi amici prima ancora che essere legati all’Agenzia che Vittorio da molti lustri dirigeva con suo figlio. Non sono solo tuttavia i grandi nomi a rendere grande un press agent, ma anche il coraggio, l’intuizione e la lungimiranza di inserire, nel proprio vivaio, giovani attori emergenti per lanciarli, con convinzione e professionalità, nel magico e controverso mondo in celluloide

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Vittorio Squillante con Dennis Hopper e Sergio Leone

Era un uomo apparentemente timido Vittorio, napoletano dentro che ha portato negli Stati Uniti quello spirito che sa attraversare ogni formalismo, nella propria unicità. Vittorio Squillante ha legato la propria esistenza ai suoi grandi amori: il cinema e il calcio, secondo tradizione tutta partenopea.

Ci aveva accolto con i versi di una sua poesia dedicata all’amico Massimo Troisi. E raccontato in breve la sua brillante carriera, che faceva di Vittorio una delle personalità più apprezzate non solo nel mondo del cinema, ma anche del teatro e della televisione.

Armando Lostaglio: Ma tutto nasce con la passione per il calcio, dottor Squillante?

Vittorio Squillante: “Quando avevo 15 anni andai a studiare a New York. Ma già a 14 anni giocavo a Napoli con la Folgore, con la quale fummo campioni della Campania, dopo aver vinto il campionato a Napoli. Trasferitomi in America, partecipai al campionato di serie A; nella squadra ebbi il piacere di avere come compagni Giovannini (ex giocatore della nazionale italiana), l’argentino Andrade e Viney, che aveva giocato col Napoli.”

A.L.: E’ stato dunque il pallone a catalizzare anche in America gli interessi giovanili?

V.S.: Certo. Quando compii 18 anni e ricevetti la cittadinanza americana, fui richiamato dall’esercito Statunitense. Dopo il periodo di addestramento nel New Jersey, fui trasferito in Germania e li inserito nella famosa First Division dell’esercito Usa. Giocai con la squadra militare contro una selezione inglese, e sono stato notato da un dirigente dello Schweinfurt 05. Con questa squadra partecipai al campionato tedesco di serie A: correva l’anno 1954. Fui richiesto da alcune squadre italiane ma non fu possibile tesserarmi perché avevo perso la nazionalità italiana ed allora era vietato tesserare più di uno straniero. Per cui, dopo due anni, lasciai la squadra tedesca e ritornai in America dove continuai a giocare ed a studiare fino a conseguire il diploma di laurea dell’American University.

A.L.: L’amore per il calcio, dunque, una appassionante “militanza” e poi l’abbandono a vantaggio del cinema. Come nasce il suo amore per il cinema e per la poesia: la napoletanità quale valore ha avuto?

V.S.: In Italia feci ritorno con mia moglie ed i miei figli, lavorando per il governo USA, in qualità di direttore di Services Division alla base di Sigonella (Catania).
Il mio amore per il cinema nacque quando conobbi Vittorio Caprioli ed il grandissimo Giancarlo Giannini, che all’epoca giravano un film a Catania. Mi dimisi così dal mio impiego con il governo USA e mi trasferii con la mia famiglia a Roma, dove iniziai la mia attività di agente e procuratore.

A.L.: Quali sono state le “scoperte” artistiche che ritiene importanti sia sotto l’aspetto umano che artistico?

V.S.: Grazie al mio grandissimo “cliente” Giannini, stimato in tutto il mondo, mi associai con l’avvocato Jay Julien, che allora rappresentava in America e nel mondo Robert De Niro, Harvey Keitel, Christopher Walken, Joe Pesci, Martin Scorsese, Murray Abraham. La lista dei miei associati si arricchì con la rappresentanza di grandissimi attori quali Giuliano Gemma, Lina Sastri, Angela Luce, Angela Molina, Isa Danieli, ed ancora Marco Leonardi, Bianca Guaccero. Durante la mia attività nel mondo dello spettacolo ho avuto l’onore ed il piacere di conoscere Frank Sinatra, F. Murray Abraham, Sergio Bruni, Sergio Leone, Lina Wertmueller, e tanti grandi artisti con i quali si è instaurato un rapporto di grande amicizia.

A.L.: C’è un nome che però deve a lei la sua “scoperta?

V.S.: Fui il primo a scoprire il grande talento di Giovanni Calone, in arte Massimo Ranieri. Lo conobbi quando aveva solo 12 anni. Capii subito che sarebbe diventato il grande cantante ed attore che negli anni è diventato.

A.L.: Dunque, dottor Squillante, la sua napoletanità l’ha intensamente vissuta nelle esperienze più platoniche della sua città.

V.S.: Sicuramente. Il calcio, la poesia ed il cinema sono stati da sempre le passioni della mia vita. La poesia mi ha sempre accompagnato: devo questo amore alla mia Napoli che mi ispira nel cuore e nella mente. Fu proprio Sergio Bruni a suggerirmi di pubblicare il libro di poesie "Oltre il sipario", edito da EditricErmes di Potenza diretta dal prof. Lucio Attorre, con la prefazione affettuosa di Giancarlo Giannini. Un grazie particolare va dunque a Giancarlo e a F. Murray Abraham, che considero miei cari fratelli.

Armando Lostaglio


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