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Cinema

Una grande bellezza da Oscar. Paolo Sorrentino trionfa a Hollywood.

lunedì 3 marzo 2014 di Andrea Curcione

Paolo Sorrentino trionfa a Hollywood e riporta l’Oscar in Italia dopo quindici anni. Dopo aver ottenuto riconoscimenti agli Efa, ai Golden Globe e ai Bafta inglesi, “La Grande bellezza” convince i membri dell’Academy of Motion Picture and Arts ed ottiene l’Oscar come miglior film straniero, battendo concorrenti agguerriti come il film danese “Il sospetto” e il belga “Alabama Monroe”. Il regista, che in America paragonano a Fellini, entra nella Storia e il cinema italiano si rilancia a livello internazionale. Erano infatti quindici anni che l’Italia non vinceva l’Oscar: l’ultimo, nel 1999, è andato a “La vita è bella” di Benigni, che di statuette ne prese addirittura tre. Ed era dal 2006 , l’anno del film della Comencini, “La bestia nel cuore”, che un film italiano non entrava in finale.

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Paolo Sorrentino

Sorrentino, visibilmente emozionato, è salito sul palco del Dolby Theatre insieme a Toni Servillo e al produttore Nicola Giuliano e in inglese ha ringraziato un po’ tutte le sue fonti d’ispirazione; soprattutto coloro che hanno rappresentato e rappresentano ancora il massimo dello spettacolo: Federico Fellini, il gruppo rock dei Talking Heads, il regista Martin Scorsese e il calciatore fuoriclasse argentino Diego Armando Maradona. In sala erano presenti inoltre il co-sceneggiatore Umberto Contarello, gli altri produttori associati e Giampaolo Letta responsabile della casa di produzione Medusa.

Il regista ha poi ringraziato Roma, la città cui il film è dedicato, e Napoli dov’è nato 43 anni fa ma anche “le mie personali grandi bellezze: Daniela, Anna e Carlo”, cioè la moglie e i figli, e i suoceri.

La vittoria de “La Grande bellezza” è stata accolta da un urlo di gioia da parte della comunità italiana in trasferta a Los Angeles e riunita nella casa del console Giuseppe Perrone per seguire la diretta tv. A casa del console hanno aspettato il verdetto, incollati alla tv, i figli del regista e quelli di Servillo. E gli altri che hanno contribuito al successo della “Grande bellezza”: l’attrice Anita Kravos, il musicista Lele Marchitelli, Mario Spedaletti di Medusa, il coproduttore per la Francia Fabio Conversi, amici come Jasmine Trinca e Nastassja Kinski.

La notizia dell’Oscar è arrivata in Italia verso le 3.45 e subito è stata accolta con grande emozione e felicità. “In queste ore dobbiamo pensare ad altro e lo stiamo facendo. Ma il momento orgoglio italiano per Sorrentino e ’La grande bellezza’ ci sta tutto”. Così di buon mattino il presidente del consiglio Matteo Renzi si è espresso in un tweet. E partecipando all’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola di formazione dei Servizi di sicurezza così ha commentato l’Oscar al film: “Questa mattina ho chiamato Paolo Sorrentino per fargli le congratulazioni a nome del governo. E’ un segnale importante perché non abbiamo paura di allargare le nostre ambizioni. La competizione internazionale dell’Italia si misura non solo sull’economia e l’industria, ma anche sulla capacità di avere ambizioni e sogni grandi”.

Anche il neo ministro della cultura Dario Franceschini, dopo aver telefonato al regista a Los Angeles per complimentarsi con lui, ha elogiato il successo del film italiano con un tweet: “Al risveglio sarà per l’Italia un’iniezione di fiducia in se stessa. Viva Sorrentino, viva il cinema italiano! Quando il nostro Paese crede nei suoi talenti e nella sua creatività, torna finalmente a vincere”. Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto esprimere il proprio plauso in merito alla vittoria della pellicola: "Si è giustamente colto nel film di Sorrentino il senso della grande tradizione del cinema italiano e insieme una nuova capacità di rappresentazione creativa della realtà del costume del nostro tempo". E’ uno splendido riconoscimento, è una splendida vittoria per l’Italia".

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LA GRANDE BELLEZZA (Id, Italia 2012)

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Toni Servillo riceve il premio da Diane Kruger (ansa)

A 43 anni, il regista Paolo Sorrentino viene quindi consacrato come uno dei più importanti autori della cinematografia italiana contemporanea; e questo film lo conferma. Protagonista della pellicola, ambientata in una Roma splendidamente visualizzata, è ancora una volta l’attore con il quale ha maggior sintonia: Toni Servillo. Egli interpreta Jep Gambardella uno scrittore che aveva conosciuto in passato il successo con un libro ormai introvabile, (“L’apparato umano”, che poteva essere anche il titolo del film) e poi è diventato un giornalista per una rivista culturale. Veste come un dandy, alla Tom Wolfe o alla Capote per fare un paragone anglosassone. Arrivato dalla Campania da giovane nella capitale per godere di tutta la sua mondanità, Gambardella è riuscito a farsi un nome, ma non con quell’effetto sperato di uomo sereno e pienamente affermato. Adesso, arrivato alla soglie dei suoi 65 anni, si sente un testimone disincantato e non il protagonista di successo che voleva essere, finito in un mondo falso, effimero e stantio. Il film si muove per quadri che apparentemente sembrano slegati fra loro, mentre invece danno l’idea di una serie di personaggi mondani e di una città, Roma appunto, che li contiene in tutti i suoi aspetti contraddittori. Gambardella è una sorta di Virgilio dei tempi moderni che ci presenta le serate alle quali partecipa, ospite di suoi amici che appartengono alla classe dei ricchi imprenditori, donne il cui successo è stato legato ad appoggi politici, autori teatrali infelici, nobili decaduti tristi e soli, con figli insani, ex donne dello spettacolo ormai sfatte di “botox”, il nuovo, costoso e illusorio siero della giovinezza, al quale ricorrono tutti i personaggi altolocati. Oppure i party che ospita d’estate sulla sua terrazza che si affaccia sul Colosseo, luogo ove il suo gruppo di amici trascorre a chiacchierare; è l’occasione, talvolta, per togliersi qualche “sassolino” dalla scarpa nei confronti dei partecipanti.

Gambardella, amico di tutti, ma in realtà senza amici veri, tranne uno, l’autore teatrale infelice e deluso in amore (interpretato da un Carlo Verdone in un ruolo serio) l’unico che ha vera stima di lui, conoscerà una donna, una spogliarellista in un night (Sabrina Ferilli) che nasconde un segreto; con lei per un po’ si accompagnerà, non per sesso, ma per amicizia vera, quasi con sentimento paterno. A lei confiderà un po’ della sua vita e le mostrerà le “meravigliose bellezze” di Roma “by night”. Gambardella è un personaggio solo, il cui contrastato rapporto di odio/amore con la sua città è placato quando passeggia per le sue strade di notte o verso il tramonto, dove si possono fare anche degli incontri inaspettati. Ha modo così di riflettere e fare un bilancio della propria vita, meditare sui suoi errori e sui dolenti ricordi del passato; come la ragazza che aveva conosciuto da giovane e che l’aveva folgorato. Probabilmente anche il suo futuro sarebbe stato diverso se avesse vissuto pienamente quell’amore. Gambardella quindi, sul viale del tramonto, si protegge con il cinismo per nascondere i propri rimpianti, le proprie amarezze e delusioni.

Anche la musica ha la sua importanza nel film e non stride l’alternanza tra la contemplazione della città, esaltata dalle voci angeliche di un coro, con i brani techno, come il remix di Bob Sinclair di una canzone di Raffaella Carrà che fa da sottofondo alle sfrenate notti festaiole, così in contrasto con la vita della gente normale che va a letto presto la sera perché l’indomani deve andare a lavorare, e probabilmente non ha nemmeno un lavoro.

In questo film si parla anche di fede, in maniera laica e spirituale. C’è quella politica, ormai in declino e c’è quella nella religione dove i suoi rappresentanti di spicco (uno di essi è interpretato dal bravo Herlitzka nei panni di un cardinale) non si occupano più di fede, ma d’altro, come la cucina. L’aspetto più spirituale ed umile è invece lasciato alle suore (non possono mai mancare nei film che si ambientano nella città del Papa) alle donne fragili e caritatevoli su esempio di Madre Teresa di Calcutta che predicano la povertà e riescono a comunicare persino con gli animali, come San Francesco.

Il giorno e la notte, la bellezza e la bruttezza, sono ripresi da una stupenda fotografia ad opera del maestro Luca Bigazzi, capace di dare tocchi soffusi con la luce e ombre decadenti agli edifici e alle statue la sera.

Forse “la Grande Bellezza”, sceneggiatura di Sorrentino e del vicentino Umberto Contarello non è un film perfetto. In alcuni tratti si dilunga troppo nel raccontare le varie storie, ma è un film affascinante, nel descrivere “La Grande Magia”, per citare una commedia di Eduardo (e nel film c’è anche un gioco d’illusionismo) che una città come Roma (Fellini docet) può offrire.

Andrea Curcione


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