Altritaliani

Elsa Morante O la divina Barbara. Segreti tra amici - Recensione

Ed. Elliot. Traduzione dal francese di Bertin Mario
venerdì 14 febbraio 2014 di Italo Pignatelli

“E. M. O LA DIVINA BARBARA, romanzo confidenziale non-finito”, di Jean-Noël Schifano ( Elliot, pp. 114, euro 16). È la camera 127 al primo piano della Villa Margherita che, nella penombra, ascolta storie piene di rabbia e di rimpianti dalla Morante, «allungata là, sotto il tuo lenzuolo bianco fino ai seni» in una clinica ovattata con tappeti d’Oriente, velluti color crema, suorine nere e bianche. Ad ascoltarla è Jean-Noël, che le ha portato, il giorno prima, la traduzione dal francese del suo ultimo libro, “Aracoeli”.

Questo romanzo è un diario di intime confidenze, tra Elisa (Elsa Morante) e Giannatale (Jean-Noël Schifano), di passioni vissute, di ricordi, scritto con stile raffinato. Cenni della nostra storia si mescolano a citazioni di personaggi della cultura italiana e straniera.
I dialoghi ricreano i luoghi, le scene, le azioni di vite vissute tra amori felici, impetuosi, impossibili, tragici. «Bisogna che tu sappia che io non sono nata in un ospedale, come ho lasciato che si dicesse, io sono nata in casa di una mammana, in via Anicia. Avevo una madrina di battesimo molto ricca e molto nobile. Nella sua villa con i bambini ricchi e con i figli della servitù avevamo creato un teatro. Io ero adulata, ben nutrita e ben vestita. Ero follemente applaudita! Ti accarezzavano, ti vezzeggiavano, ragazzina di sei-sette-otto anni». Racconta quei pochi felici anni d’infanzia perché in quel momento vuole cacciare dalla mente la povertà della casa popolare al Testaccio e poi il quartiere San Lorenzo nei pressi del Verano «dove mia madre riposa nel settore ebraico», il padre umiliato dalla moglie e da tutti. «Io non potevo più vivere nella sporcizia».

Giannatale è al fianco di Elisa, ogni giorni. Hanno amici in comune: Alberto, Luchino, Pier Paolo, Leonardo tra i tanti ricordi della Roma città di Moravia, Visconti e Pasolini, laboratorio di cultura e del cinema. Con Sciascia, siciliano come i loro padri, una vicinanza all’impegno civile nel metter a nudo le piaghe sociali.
«Sono nata con le stelle della metà d’agosto. Mia madre mi ha fatto battezzare con i miei fratelli. Un certificato di battesimo era meglio che un riparo contro le bombe. Dieci anni più tardi la Marcia su Roma. Le religioni sfruttano l’infelicità della gente. Nella disgrazia la gente sfrutta le religioni. Sono molto vecchia. Quando ero giovane, volevo essere ancora più giovane, perché mi innamoravo. Ho avuto sempre paura di invecchiare. Molto più che di morire. Il declino della giovinezza e della grazia mi rattrista più della morte».

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Elsa Morante

Giannatale le chiede del padre. «Ciò che sto per dire, lo tieni segreto fino dopo la mia morte. Io ho due padri tutti e due siciliani». Elisa si copre il viso con le mani come una maschera e scoppia «in un bizzarro riso-ronron». Viene a conoscenza della cruda realtà in tenera età seduta a tavola per la prima colazione con i fratellini. Irma, la madre «girando attorno come una trottola e sibilando parole come veleno d’una vipera» spiega con dettagli osceni l’inganno di cui era stata vittima nel matrimonio e le mortificazioni subite dopo per anni.
«Come posso dirti tutto questo, come? È così duro! La mia bocca si secca come sabbia dello Yucatan».

«Respira con la bocca spalancata come la bocca d’una fontana secca». «Ti aspetto alle 10, non lasciarmi». Tra i due c’è stima, affetto, amore, non assopiti. «Come mi capita spesso da alcuni giorni, la guardo dormire, senza poter alzarmi, senza uscire dalla stanza, né muovere la mia mano destra che tiene stretta nella sua. Leggo con la mano sinistra la mia vecchia edizione dell’Inferno in mezzo a questi smembramenti orribili».
«Pare una bambola con il viso e le mani di porcellana, persa e ritrovata in una culla d’altri tempi. La testa sprofondata nel cuscino, un foulard oggi di lino rosa pastello, annodato sotto il mento a raccogliere i suoi capelli bianchi dai riccioli corti. Passo le mie mattinate con Elisa fino al tardo pomeriggio, quando la luce del giorno declina e le sue labbra si fermano, aride per tutte le parole che mi dice, tra due risa, tra due grida, tra due pianti, le sue palpebre cadono su di un ultimo sguardo delle sue dolci iridi violacee che mi lasciano come viatico fino all’indomani».

Cade la notte. Giannatale salta in un taxi: «Hotel Sisto Quinto, presto, per favore». Riflette sulla intimità privilegiata con colei che ha un cuore «poroso come il tufo di Napoli», considerata «un genio della creazione letteraria del XX secolo. Lei che aveva conquistato, pagina dopo pagina, il mondo, eleggermi come ultimo confidente e amarmi come l’ultimo impossibile amore, prima di perdere la vita».

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Jean-Noël Schifano

Camera 404, lo attende Polina nuda e bella «come un cuore rovescio». Ha seni pieni, capezzoli “drizzati”, capelli “scarmigliati”, occhi nocciola “a grani d’oro”, «sesso che la fame spalanca quando si getta su di me». Con lei vive la notte. Tra i due c’è una comunicazione di gesti a cena tra piatti tipici e di sesso a letto.
Ma, al mattino Giannatale torna da Elisa, immobile nel letto, per ascoltarla, per accompagnarla con la sedia a rotelle nel giardino fino alla magnolia. Conosce la sua vita a memoria. Lei ha imparato a scrivere fiabe a tre anni da sola, pur avendo una madre maestra. «Tu sai che, quando scrivo, passo mesi senza vedere nessuno, i miei personaggi respirano e vivono per me. Voglio gente allegra e della musica al mio funerale».

Ascoltare è amore. Quando la donna parla al partner, finto sordo, è già vittima di brutale e cieca violenza.

Italo Pignatelli

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LINK UTILE:

Schifano svela i segreti di Elsa (Morante)

Intervista pubblicata su Ilmondodisuk, il 18 febbraio 2014

http://www.ilmondodisuk.com/arg01.asp?ID=3583

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E. M. ou La Divine Barbare. Roman confidentiel non finito de Jean-Noël Schifano
Présentation de l’éditeur Gallimard

Rome, novembre 1984 - novembre 1985.
Peut-on tout dire, dans la tendresse amoureuse qui, quelques jours durant, laisse à découvert les secrets les mieux gardés de deux vies, en miroir l’une de l’autre? Tomber les masques, au vrai plus que Rousseau, plus qu’Amiel, plus que Leiris même? Le jeu secret quand la vie et l’amour ne tiennent qu’à un fil : aveu contre aveu. Que se passe-t-il d’essentiel entre Elisa, l’immense écrivain, qui survit un peu de temps encore à son suicide, et son traducteur, Giannatale, qui désire, après l’œuvre, traduire la plus voilée des vies?... Il y a deux amours fusionnels dans ce petit livre, mots et chairs, qui se passent entre deux chambres, et se poursuivent au coeur des milliers de pages écrites par Elisa. Éphémère, l’amour de Giannatale avec Polina. Éternel, l’amour pour Elisa. Tous deux partagés à la passion. Il y a le jeu jusqu’à la mort des vérités enfin dites.


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