Altritaliani
A Scuola: incontro tra cinema e territorio

La strada meno battuta.

venerdì 31 gennaio 2014 di Vincenzo Lardo

La scuola avrà sempre più un ruolo importante nella ricostruzione di un paese che in crisi economica soffre anche di una perdità d’identità culturale. Una via è ricreare uno spazio della memoria, di conoscenza dei propri territori e di rispetto delle proprie tradizioni. In Lucania un esempio è fornito dalla proiezione organizzata per le scuole della regione del documentario di Armando Lostaglio: “La strada meno battuta – A cavallo sulla via Herculia”. Un modello da seguire a riprova di quanto entusiasmo il cinema puo’ creare nelle nuove generazioni, spesso traviate da una tv e da videogiochi per nulla didattici.

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La Strada meno battuta. A cavallo sulla Via Herculia", di A. Lostaglio

Prendete un giorno di gennaio 2014 (se è di lunedì è proprio quello giusto); mettete insieme gli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale, della Scuola secondaria di I grado e delle ultime classi della Scuola primaria; fateli stare con un regista che presenta un filmato in cui sono protagonisti natura, storia, cavalli e uomini; shakerateli in un cinema di un paese dell’entroterra lucano, Corleto Perticara, e otterrete un mix straordinario di due ore di accattivante interesse culturale fatto di immagini, riflessioni, interventi e passione per la terra di Basilicata.

Gli studenti sanno essere attenti e volitivi quando gli si presenta qualcosa che tocca la loro identità, quando sono trascinati in un mondo diverso dalla solita realtà; quando la fatica viene presentata loro come mezzo e non come fine; quando il commento non è stanco e saggistico, ma tinto con l’esperienza e il calore della vita.

Il documentario di Armando Lostaglio “La strada meno battuta – A cavallo sulla Via Herculia” è scorso per mezzora sullo schermo del cinema “Zi Nick” di Corleto; immagini e parole portano al percorso della Via Erculia, questa antica strada del tardo Impero romano che collegava la Puglia, il Sannio e il nord della Basilicata, passando per la direttrice Melfi-Lagopesole-Grumento e attraverso tre snodi fino a Policoro, Sibari e Maratea.

Un gruppo di cavalieri, tra cui una ragazza di sedici anni, la percorre nel 2013 in un maggio piovoso, ventoso e scoraggiante. E qui lo spettatore è già preso dalla loro temerarietà: questi cavalieri hanno l’aria di temperamenti mistici, eppure sanno affrontare un viaggio di otto giorni, fatto di lunghe galoppate, di attraversamento di fiumi e torrenti insolitamente gonfi d’acqua, di percorsi su antichi tratturi sterrati o su strade asfaltate. Quando la telecamera si sofferma sui loro volti ne cogli la fatica e l’ingiuria del maltempo; ma le loro parole sono sempre per la meta e la conquista, quasi che avvertissero che sono i primi a ripercorrere e far tornare in vita una strada dimenticata, ma da riscoprire.

I cavalli dominano sempre la scena; dettano il passo; assecondano i loro padroni; fiutano la strada quasi che ne avvertissero nel segreto l’itinerario. I protagonisti sono loro; non hanno parola, ma a raccontare è il loro ansimare, il loro piede “franco” , come si diceva una volta per gli instancabili camminatori, il condividere con l’uomo la fatica del percorso.
La voce che commenta lo svolgersi della strada non è mai banale ne i commenti; rimanda a scrittori e giramondo che conoscono la magia del viaggio e della scoperta. È poco legata ai luoghi attraversati, di cui sembra volutamente non occuparsi.

Forse valeva la pena guardare più dentro e spendere una parola, sia pure per inciso o virgolettata, per questa porzione di Basilicata attraversata. Dalle immagini, una volta lasciata la Puglia e la Valle di Vitalba con i paesaggi del Vulture, appare un territorio non più ordinato, senza il lavoro dell’uomo, senza l’agricoltura sebbene matrigna, avara, dura, praticata fino a trent’anni fa.
Sembra tutto selvaggio, senza attività, neanche la pastorizia. I terreni non parlano più, hanno perso armonia e continuità, non formano più una frase…Cosa ne sarà di questo ambiente? Cosa ne faremo di queste terre? E intanto il viaggio iniziato con le impronte dei cavalli sulle spiagge pugliesi si conclude su quelle tirreniche di Maratea.

Continua però nel piacere il cineforum del dopo proiezione. Lostaglio e uno dei protagonisti del suo documentario, un leggero e giovane cavaliere di nome Stefano Summa, sono tempestati di domande e meravigliati da pensieri genuini, fatti a caldo dai ragazzi.
C’è la curiosità di sapere e conoscere di più dell’itinerario, dei cavalli, degli uomini e dell’organizzazione del viaggio. Qualcuno racconta di avere un cavallo e di fare con lui affascinanti percorsi nella natura e dentro se stesso; Stefano parla di questa impresa che l’ha reso più vivo, libero e vero. Qualche ragazza vorrebbe conoscere la sedicenne amazzone “sopravvissuta” al duro percorso.
Si parla di turismo e agriturismo, di sogni e creatività, di storia e di bellezza. Su tutto però aleggia una parola magica: avventura; oggi vissuta a misura d’uomo. Che bella scossa al cuore e alla mente oggi, ragazzi!

Vincenzo Lardo
Dirigente scolastico – Corleto Perticara


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