Altritaliani

Cocò tre anni, giustiziato dalla ndrangheta.

sabato 25 gennaio 2014 di Eleonora Puntillo

Nicola chiamato Cocò aveva tre anni quando fu liberato dal carcere, colpevole di essere figlio di condannata (per spaccio di droga). Nicola detto Cocò aveva appena tre anni e pochi mesi quando gli hanno sparato un colpo alla testa quelle belve con sembianza umana che insieme a lui hanno ucciso il nonno e la giovane marocchina, compagna del nonno, che per Cocò era diventata una mamma. E li hanno bruciati nell’auto del nonno, in Calabria, Cassano Ionico, provincia di Catanzaro.

Non era mai accaduto che venisse ucciso, deliberatamente, non per errore, uno così piccolo. Prima di quelli – ancora senza volto – che hanno sparato e bruciato a Cassano Ionico, era accaduto solo con i nazisti durante la guerra. Infernale il meccanismo che ha condannato a morte Cocò.

Quando lui era nato, la mamma non ancora condannata, era andata al carcere per mostrare al marito (spaccio di droga) l’ultimo nato. S’era sentita dire che lei non poteva, non era giorno di colloqui, non aveva chiesto alcun permesso, e se proprio ci teneva, un agente poteva portare il neonato alla cella per mostrarlo al padre. Lei consegnò quel fagottino vivente all’agente che lo portò a destinazione e poi lo riportò.

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Poi processo e condanna anche per la mamma (spaccio di droga) che però, grazie a Cocò, ottiene gli arresti domiciliari. Un brutto giorno lei pensa di andare a trovare il marito, con le due prime bambine e Cocò. Si presenta in prigione. Ma per la Giustizia quella si chiama evasione, anche se la donna si è presentata con la prole al portone di un carcere. Lei finisce in cella, Cocò ci resta fino ai tre anni, poi viene liberato e affidato al nonno (pregiudicato per droga), le due sorelline maggiori sono già dalla zia materna, anche lei agli arresti domiciliari (condannata per droga).

Adesso che Cocò è stato giustiziato, a Catanzaro, il Tribunale per i Minorenni ha ordinato, per motivi di sicurezza, che le sorelline di Cocò siano rinchiuse in una comunità protetta, come anche il loro zio di quattordici anni, che però ha minacciato di uccidersi. Adesso si sta valutando di mettere nella stessa comunità protetta la mamma di Cocò, sua sorella con i sui figli, il ragazzo loro fratello. Così si riunisce la famiglia.

Eleonora Puntillo


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