Altritaliani

Stendhal, Manzoni, Tomasi: La storia come in un romanzo.

lunedì 13 gennaio 2014 di Carmelina Sicari

Tre grandi autori di romanzi storici a confronto. Raccontare la storia in forma di romanzo in tempi privi del racconto televisivo e per immagini. I tre punti di vista diversi da cui sorge una visione moderna del racconto storico.

La storia è opus oratorium maxime.

La visione classica della storia si coglie pienamente nel romanzo manzoniano dove l’ars suasoria si unisce alla rappresentazione dei personaggi, canali della stessa. Manzoni intende persuadere che non c’è salvezza nella storia solo attraverso l’azione degli uomini, che solo l’azione della Provvidenza è opera di salvezza, che la storia “salvata ma pèer virtu” di un Ente superiore ed alto.

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La rivoluzione francese ha prodotto un definitivo e globale rovesciamento di questa che è la prospettiva classica. La storia puo’ essere cambiata dal basso, attraverso gli uomini ed è quello che definiamo modernità. Il periodo napoleonico poi ci offre la singolare prospettiva di eroi per cosi’ dire quotidiani.

Persone comuni che si battono come leoni sui campi di battaglia che divengono generali a vent’anni sulle orme del corso geniale. Il fuoco romantico bruciava nelle loro vene, il senso della precarietà della vita li rendeva spasmodicamente sprezzanti del pericolo, il desiderio della gloria, era il culmine delle loro aspirazioni (Desaix, Kellermann).

Carducci ne ha celebrato l’epopea nei Sonetti del ça ira, ma Stendhal ha rappresentato ne Il rosso e il nero il fascino di questa gioventu’. Tutto finisce è vero, la Rivoluzione è presto sostituita dal Direttorio e dalla restaurazione ma il fulgore della giovinezza resta. I personaggi non sono in Stendhal canali di una tesi, vivono con pienezza il momento storico

L’erede pero’ piu’ appassionato di Stendhal è Tomasi di Lampedusa che guarda alla storia, all’angelus novus della modernità senza tesi ne’ propositi suasori: Anche in lui i personaggi esprimono la temperie dell’epoca, riassumono l’etica, lo spirito del tempo.

La prospettiva di Tomasi di Lampedusa è strana, è quella della fine di un mondo che pero’ si accinge a rinascere se non identico, simile al primo. La frase riassuntiva del testo, divenuta peraltro celebre: Tutto cambia perche’ tutto resti come prima, è davvero paradigmatica.

Nessun cambiamento è reale, tutto resta invariato. La noia della ripetizione annulla l’evoluzione e sembra rendere immortale solo cio’ che è già accaduto. Tutto è accaduto, come suona il titolo di un’opera di Alvaro.

Ma il senso della storia resta quello stesso di Stendhal, un pannello gigantesco della vita pulsante, la storia come specchio, come capacità introspettiva nella vita degli uomini, delle loro passioni.

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Certo vitalità profonda nelle pagine dello scrittore francese, il senso malinconico dell’esistenza che declina senza riscatto nello scrittore siciliano.
Torniamo dunque all’incipit: Manzoni intende persuadere e la sua visione del romanzo storico e della storia, in conclusione è più rassicurante. Il sugo della storia quies, pace e serenità, quella dei monti sorgenti nel monologo di Lucia.

Per Stendhal la storia è viceversa la rappresentazione inquietante di mutamenti e per Tomasi di Lampedusa è il continuo ricadere senza processo di sviluppo reale su se stessa. Religiosità, nichilismo religioso. Quasi un dinamismo laico in tre prospettive ugualmente affascinanti

Carmelina Sicari

Nelle immagini dall’alto in basso: Stendhal e Tomasi di Lampedusa. Nel logo Manzoni.


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