Altritaliani

Reggio Calabria Capitale europea della Cultura 2019: un caso strano.

venerdì 3 gennaio 2014 di Carmelina Sicari

La controversa proposta di fare della città calabrese, la capitale Europea della Cultura 2019. Tema complesso ma sbaglia chi considera la città dei Bronzi di Riace priva d’identità e di cultura.

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Divenuti ormai tra i simboli della città di Reggio Calabria, i Bronzi di Riace custoditi al Museo Nazionale della Magna Grecia.

Il caso di cui intendo parlare è la candidatura di Reggio Calabria a capitale della cultura europea in cui un gruppo di noi costituito dal Prefetto di Reggio Calabria a comitato scientifico, ha a lungo lavorato con progetti, rapporti, reti di comunicazioni e di consensi.
La candidatura poteva apparire improbabile, perigliosa ed ad alcuni addirittura scandalosa se non fosse stato per i Bronzi di Riace, probabilmente di Fidia, se non fosse stato per un substrato culturale sommerso e riemergente di continuo.
Braudel ha parlato di una struttura che si sommerge ma che può da un momento all’altro riemergere. Una struttura fatta di memorie archetipiche ma anche di identità profonda.

Ora che una città come Reggio Calabria sia una capitale di diversa natura, ad un esame superficiale ed immediato appare ovvio, lapalissiano.
Commissariata, proprio nei giorni in cui si avviavano le procedure per la selezione, protagonista di un episodio obbrobrioso: il Museo dello strumento musicale dato alle fiamme. Come se una regia occulta intendesse proporre proprio l’immagine ovvia della città del malaffare e non quella viceversa di una città della cultura.

Eppure quando i Bronzi di lì a poco tornarono al rinnovato Museo, file intense di reggini circondarono in lunghe attese l’edificio a testimoniare che lì è l’identità profonda di un popolo e la realtà di una civiltà che non muore e non è morta, se non agli occhi spenti di ciechi ed alle orecchie di chi non ha più i sensi per udire.
Il problema è proprio quello dell’identità.
Può una città essere candidata a rappresentare la cultura europea senza avere identità?

Il primo requisito è questo:
La risposta all’interrogativo è perentoria: non c’è città con un’identità altrettanto marcata e definita di Reggio. Città greca per eccellenza che deve i suoi mali alla condizione divisa dei greci appunto ed i cui beni sono testimoniati al museo non solo dai bronzi ma anche dal kouros, il fanciullo dai rossi riccioli.
Per questo i bronzi non vanno spostati come dal loro sorgere dal mare a più riprese con volgare insistenza si è preteso: perché fanno parte di quell’identità.

La soluzione?
Come nessuno pretende di richiedere la Venere di Milo ma tutti vanno al Louvre a cercarla.
Come se i Bronzi abbiano da qui, dalla città greca un messaggio per il mondo nell’attuale crisi, che è crisi di valori, ritornare al significato dell’uomo lì nel loro totalmente rappresentato.

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Reggio Calabria, vista notturna

Il progetto che il comitato aveva approntato era di tal genere, se non tale appunto, tentando di fare emergere i significati in apparenza perduti. Soprattutto aveva una valenza anch’essa greca l’idea della politeia come paideia, l’idea cioè che la rinascita non può avvenire senza l’educazione, che la politica stessa deve trasformarsi in educazione.
Ed aveva anche un’altra caratteristica, la cora, il territorio legato alla polis da vincoli profondi da fare emergere simultaneamente, questo il progetto da fare risaltare ancora oggi.

L’idea aveva anche un precedente: Marsiglia e il suo territorio che hanno assunto il ruolo di capitale della cultura nel 2013, proprio in forza di un progetto che era propedeutico, educativo, di formazione di una mentalità.

Carmelina Sicari


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