Altritaliani
Novità editoriale

La coda sotto il banco di Melisanda Massei Autunnali - Recensione

Edizioni Il Foglio, 2013
domenica 15 dicembre 2013 di Cinzia Demi

Un simpatico libro che eleva a dignità umana gli animali, rendendoli affini all’uomo nei comportamenti e nelle emozioni. Un romanzo dedicato a chi ama i gatti, la loro intelligenza, ma anche la loro indipendenza con una narrazione leggera e intrigante per una storia tutta da leggere.

Di questo romanzo di Melisanda Massei Autunnali, La coda sotto il banco, si potrebbero fare svariate letture interpretative, così come di ogni lavoro letterario che si rispetti e che non ha mai un unico orizzonte di riferimento da cui guardare le cose… e questo è già un primo dato di fatto che permette di connotare l’esordiente autrice di romanzi, Melisanda, non certo nuova alla scrittura essendosi occupata - e occupandosi tuttora di scrittura in ambito musicale - ma nuova in questo genere, permette di collocarla in quella schiera di autori che hanno dato voce con la loro penna, o più in generale con i propri mezzi di comunicazione, al mondo animale trasportandone la dimensione umana in un luogo ai limiti del subliminale.

Luogo che, a ben pensarci tuttavia, tanto ai limiti poi non è e non rimane in quanto, se pur descritti nelle loro fattezze e nelle loro attitudini, i gatti di Melisanda, perché di questi animali si tratta - ma interviene con la sua voce e le sue attitudini anche un piccione appassionato d’arte, a un certo punto - i gatti, dicevo, sono figure talmente complesse nell’articolazione delle caratteristiche in cui vengono descritti -caratteristiche psicologiche, caratteriali, intellettuali e forsanche fisiche - che stentiamo a distinguerli dall’essere umano originario, adamitico, e di cui sembrano – o forse lo sono proprio – essere una nuova costola privilegiata.

Così iniziando la lettura di questo libro scopriamo subito l’ambientazione del romanzo: una scuola nei pressi di un porticciolo di pescatori (la cittadina in cui è contestualizzata la storia è Piombino, in provincia di Livorno, luogo dove è nata e risiede l’autrice) in cui una classe di gatti-studenti vive le medesime inquietudini e alterna i medesimi momenti di gioia e soddisfazione, di tristezza e svogliatezza – e così potremmo continuare – di una classe di ragazzi-studenti. La particolarità dell’estrema situazione consiste nell’aver dato dignità animale - considerandola alla stessa stregua della dignità umana - ai protagonisti del libro con una capacità molto efficace di renderli non solo figure credibili agli occhi del lettore ma per certi versi addirittura visibili, tanto vengono approfonditi i tratti che li contraddistinguono – dicevamo prima – sia fisicamente che intimamente riproducendo alla fine tutti gli stereotipi delle figure che ognuno di noi ha incontrato nel proprio cammino scolastico.

E’ chiaro che Melisanda non ha scritto un qualcosa di assolutamente innovativo ma la sua intuizione si inserisce nel filone, già ben frequentato da vari autori di livello significativo: da Sepulveda con quello splendido lavoro su “La gabbianella e il gatto che voleva volare” a “Gli Aristogatti” di Walter Disney tanto per citare due esempi illustri e, mi verrebbe da pensare per certi versi anche a “Il Gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bact (1970), ma certo si potrebbe continuare a lungo nelle citazioni partendo essenzialmente dalle già nominate favole di Esopo, anche dal prefatore del libro.

Diciamo allora che la particolarità di questo lavoro, la specificità dell’intuizione dell’autrice sta nell’aver scelto come teatro delle storie la scuola, l’ambiente scolastico dal quale emerge, tra le altre cose, un amore smisurato per la letteratura, per la poesia, dimostrato da quegli stessi studenti – gatti che al di là di ogni attitudine/preferenza personale sembrano alla fine tutti quanti avere del trasporto, avere della sensibilità notevole per i contenuti delle materie letterarie. Naturalmente va sottolineata anche la presenza costante e precisa dei riferimenti all’uso, da parte dei protagonisti, dei più moderni mezzi di comunicazione oggi conosciuti, apprezzati e largamente frequentati – con cognizione di causa - presenza e riferimenti che fanno del lavoro di Melisanda un qualcosa di assolutamente contemporaneo, ne fanno una sorta di testimonial de tempi moderni, dell’epoca in cui il lavoro stesso è stato scritto, oltre che ambientato. Anche questa è certo una scelta stilistica dell’autrice che l’ha portata a declinare la temporalità delle vicende a favore della dimensione odierna: i tablet, gli hiphon, gli hiphod, oltre che ai computer e i cellulari fanno parte integrante del mondo degli studenti-gatti perché proprio come gli stessi sono parte integrante del mondo in cui vivono, così straordinariamente insieme agli uomini.

L’unico appunto che mi sento di fare all’autrice, bonariamente è chiaro, riguarda la scelta - che non saprei dire, ma forse ce lo spiegherà bene lei stessa, in una replica che mi auguro vorrà fare all’articolo, magari nel sito stesso – delle negatività assegnate alle componenti femminili del romanzo. Fidanzate, amanti, mogli: le gatte che frequentano i protagonisti della storia, nel suo complesso sono tutte ambigue, crudeli, insensibili, approfittatrici, traditrici… giocano il ruolo delle eroine malvagie che cercano in qualsiasi modo di turlupinare i malcapitati e ingenui mici, sempre pronti a lasciarsi incastrare …. Ecco il perché di questa scelta dell’essere animale femminile visto con tutte le caratteristiche negative dell’animo umano, è una domanda che mi sono posta e che pongo all’autrice…

Infine non posso comunque che essere rimasta piacevolmente colpita dal romanzo, in particolar modo per la consonanza affettiva dei loghi descritti… quella scuola sul porticciolo di Piombino è stata anche la mia scuola, i luoghi mi si affacciavano alla mente, così come le situazioni, in modo talmente chiaro da farmi rivivere i miei momenti, le mie situazioni passate proprio lì. E’ chiaro che un testo che ti riporta alla giovinezza, vissuta negli stessi luoghi, specie ad una memoria scolastica – che è la più spensierata se vogliamo – ti dà una grande emozione. I protagonisti poi sono simpatici, sono visibili, come dicevamo, e questo è un grande merito, una grande bravura dell’autrice.

Cinzia Demi

L’autrice:

Melisanda Massei Autunnali è nata a Piombino nel 1978. Dopo la laurea in Filosofia (2002), si è dedicata prevalentemente alla critica e alla ricerca musicale: tra i suoi libri ci sono «Gianna Nannini – Discografia illustrata» (2007), «Claudio Baglioni. Discografia illustrata» (2008), pubblicati con Coniglio Editore, e «Caruso. Lucio Dalla e Sorrento. Il rock e i tenori» (Donzelli, 2011). Ha collaborato con «Il grande dizionario della canzone italiana» di Dario Salvatori (Rizzoli, 2006) e con «Il dizionario completo della canzone italiana» di Enrico Deregibus (Giunti, 2006). Nel 2004 ha aperto il sito lacanzoneitaliana.it Dal 2007 fa parte della giuria del Premio Tenco. E’ collaboratrice de "Il Tirreno" e di "Musica leggera". Questo è il suo primo romanzo.

Sito: http://www.lacanzoneitaliana.it/

http://www.myspace.com/melisandamasseiautunnali

http://www.flickr.com/photos/melisanda78


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