Altritaliani

Primarie PD: Il cambiamento.

lunedì 9 dicembre 2013 di Nicola Guarino

Il voto degli italiani che hanno risposto anche all’appello di Prodi, in massa è chiaro. Questa è la sinistra moderna che da anni in vano cercava di far sentire la sua voce, il suo disagio e le sue speranze. Il “diluvio” Renzi non concede equivoci. La sinistra è cambiata e forse da domani potrebbe cambiare il paese. Renzi stravince, la nomenklatura del PD è fuori.

“Questa non è la fine della sinistra, è la fine di un gruppo dirigente della sinistra”.

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Con questa frase, che Matteo Renzi ha pronunciato nel suo discorso di “insediamento” come nuovo segretario del PD, da ora in poi bisognerà fare i conti. Il quasi 70% dei voti raggiunti, insieme ai dati di Cuperlo e Civati che insieme non fanno la metà dei voti del sindaco fiorentino, sono la riprova che la “famosa” trasformazione antropologica della sinistra, preconizzata da Eugenio Scalfari, è nei fatti. Oggi, sia Cuperlo che Civati non potranno più dire che Renzi è un uomo di destra, un “Berlusconi” più giovane, ed altre cose simili.

Mentre il gruppo dirigente dei venti anni di sconfitte si farà da parte, tutto il partito democratico, specialmente quelli che in queste primarie hanno sostenuto i perdenti, dovrà impegnarsi in una pacata ma profonda autocritica, liberandosi, per il bene del partito, dai propri infondati pregiudizi, guardando e giudicando il nuovo segretario, come l’espressione del rinnovamento, del cambiamento.

Fare questo significa mettere in discussione metodi e modi di fare politica, a cominciare dalle correnti. Un tema che Renzi sa cruciale ricordando come in passato abbia nuocito a Veltroni il troppo correntismo che fini’ per logorarlo fino alle dimissioni.

Significa fermare la pratica dei privilegi che sono stati anche parte del funzionamento della sinistra ma non da ora, ma sin dai lontani anni settanta, malgrado e contro la questione morale di Berlinguer, quando la DC gestiva la cosa pubblica a livello nazionale con i “suoi metodi” e il PCI a livello locale con i “suoi”. Significa ridare alla politica il compito di amministrare secondo regole chiare e trasparenti, risolvere i problemi, non occupando manu militari imprese pubbliche, il pubblico impiego, interi settori bancari e finanziari, l’informazione e quant’altro secondo logiche lottizzatrici e spartitorie e per gruppi di potere che non hanno mai favorito il merito e la professionalità e quindi la produttività.

Significa che il rinnovamento non puo’ riguardare solo i vertici nazionali, ma che Renzi, vincitore ovunque e finanche tra gli italiani all’estero, dovrà operare rapidamento un rinnovamento che giunga fino alle estreme periferie del partito. Da uomo del sud so bene come in questi anni il partito sia stato sacrificato agli interessi, a volte finanche malavitosi, che hanno unito pezzi del PD, con imprese e affari in un’area di opacità politica che ha allontanato migliaia di cittadini dalla partecipazione politica.

Significa anche che il sindacato deve rinnovarsi e ritrovare il suo ruolo e non limitarsi ad essere un coinvitato nell’esercizio del potere. Che dovrà fare un disamina a critica delle sue stesse linee di azione, non limitandosi più alla solo difesa dei garantiti, abbandonando di fatto chi è fuori dal mercato del lavoro o che oggi non ha alcuna garanzia. Chiede anche a loro maggiore trasparenza di azione e di organizzazione.

La logica degli orticelli, in cui ciascun gruppo, ciascuna corrente, costruiva il suo piccolo potere locale, non puo’ più essere. Valga questo in tante aree del sud Italia, dove non è un caso che la nomenclatura abbia offerto, una sia pur labile, maggiore resistenza al diluvi renziano, valga in ogni altro luogo, incluse le sezioni degli italiani sparse nel mondo, a partire da quella di Parigi da cui scriviamo.

La Waterloo di Cuperlo che in se è un politico degnissimo, di cultura e spessore, ma che non è riuscito a smarcarsi da una dirigenza di perdenti, fa il paio con la voglia di cambiamento incarnata da Renzi e con i lusinghieri dati di Civati, i quali due insieme costituiscono i 4/5 dei votanti, una cosa che dà il senso plastico di quale sia la sete e la fame di cambiamento in quel partito e in generale in tutto il centrosinistra italiano.

Non c’è una sola regione in cui Renzi non abbia vinto di almeno venti punti sul secondo, un dato che sfiora il 68% dei votanti. Civati a sorpresa batte Cuperlo nel nord Italia e questo impone due cose: che il partito si raccolga con lealtà intorno al nuovo segretario, quella lealtà che lo stesso ebbe quando fu sconfitto da Bersani; e poi che il rinnovamento proceda spedito per estendersi finalmente alla società tutta.

La sinistra non è “Cosa nostra” e non rispettare un voto democratico, espresso da una grande quantità di cittadini che hanno voluto offrirle un’ultima chance partecipando in massa a queste primarie, è quanto meno delittuoso.

Chi ha voluto chiudere gli occhi, accusando Renzi, finanche di populismo, deve oggi ricredersi e capire che dietro al successo del sindaco fiorentino c’è proprio il contrario, ovvero la consapevolezza che questa è l’ultima speranza della politica. Non va dimenticato che siamo un paese dove il 40% dei cittadini non vota più e tra quelli che votano la metà sostengono forze populiste ed antieuropee.

Chi contro ogni pronostico ha sfidato il freddo in Italia e all’estero per votare a queste primarie, mentre la consulta dava una lezione politica al parlamento, bocciando il “porcellum”, mentre Berlusconi veniva messo da parte non dalla sua malapolitica ma dai suoi guai giudiziari, mentre il paese è fermo da trenta anni ed in recessione, è venuto a chiedere al PD, a Renzi e alla sua nuova classe dirigente, cose concrete; come la lotta alla corruzione, agli evasori, più lavoro e meno lavoro precario, più certezze per i giovani, aiuto alle imprese e più concorrenza, più liberalizzazioni, meno caste, banche che aiutino il credito e che non siano solo centri della finanza e della borsa. Ma si chiede anche di dare futuro alla politica, di sconfiggere la cultura dell’antipolitica, di battere il populismo necrofilo di Berlusconi e Grillo, di ricostruire il senso della cittadinanza, indicando al paese la via per una solida cultura della legalità, della partecipazione, della cittadinanza.

Le primarie si confermano un formidabile strumento democratico e la vittoria di Renzi ufficializza l’affermarsi di una modernità della sinsitra. C’è un filo che lega l’evoluzione del PDS, dell’asinello, dei progressisti, dell’Ulivo fino al PD. Che lega Parisi, Veltroni, Prodi fino al sindaco fiorentino. Oggi finalmente si puo’ parlare di un riformismo “rivoluzionario” che rimette al centro i cittadini, i nuovi emarginati, aperto alla società e che si propone attraverso un partito che non sia più come una chiesa chiusa nei suoi dogmi, ma aperto e dialettico con la società.

Chi non vorrà vedere questa realtà non potrà che fare del male al PD e alla politica tutta. Perché sia chiaro da oggi la palla passa anche alla destra che non potrà anacronisticamente presentarsi semplicemente e credibilmente con il solo inespressivo e plastificato volto di Berlusconi.

Su Renzi, da domani, pesa una responsabilità enorme in un momento delicatissimo del paese, che presenta un quadro politico frammentato ed instabile con le “drammatiche” elezioni europee alle porte, il cui valore simbolico forse diventa finanche prevalente sull’indubbio valore politico.

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Per questo il governo Letta, ma finanche la destra di Alfano, devono capire che Renzi non potrà più accettare temporeggiamenti o ritardi. L’ha detto anche nel suo discorso di ringraziamento. Da ora si dovranno dare segnali precisi. Non si potrà battere il populismo e l’antipolitica se non si daranno presto esempi chiari. Riformando la legge elettorale e non per tornare al proporzionale e alla prima repubblica. Gli italiani indicarono nel ’92 il bipolarismo e da quel solco non si puo’ e non si deve uscire. Riducendo le spese della politica, avviando l’abolizione del Senato, sostituendolo con una camera consultiva delle regioni, abolendo le province e iniziando a dare il segno concreto che il tempo dei privilegi, oggi della politica e domani delle troppe caste, è finito.

Chi vorrà lavorare (specie a sinistra) contro, per mettere in crisi Renzi, per chiuderlo tra l’antieuropeismo grillino e berlusconiano, per i propri meschini privilegi politici, potrà farlo ma non farà che generare altre macerie. Ecco perché mi auguro che il rinnovamento del PD proceda con forza dal centro alle periferie del partito, affinché venga meno quella vocazione perdente e si incominci davvero a gustare il piacere della vittoria e del progresso del paese.

Oggi è toccata alla sinistra, domani, c’è da sperare che toccherà anche alla destra di guardare all’Europa abbandonando deleteri modelli per rinnovarsi, affinché anche l’Italia possa ambire ad essere un paese moderno, di democrazia avanzata e non la brutta copia di tragici esempi terzomondisti.

Nicola Guarino


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