Altritaliani

La creatività e la politica italiana. Idee per la sottoscrizione di un appello al Presidente della Repubblica.

domenica 24 novembre 2013 di Emidio Diodato

Così il Papa si è rivolto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante il discorso pronunciato al Quirinale il 14 novembre scorso:

Signor Presidente, in questa circostanza mi è caro formulare l’auspicio, sostenuto dalla preghiera, che l’Italia, attingendo dal suo ricco patrimonio di valori civili e spirituali, sappia nuovamente trovare la creatività e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo, a promuovere il bene comune e la dignità di ogni persona, e ad offrire nel consesso internazionale il suo contributo per la pace e la giustizia” (TMNews).

L’appello del Pontefice alla concordia, soprattutto in un periodo molto difficile per il Paese, è più che comprensibile. Ma il riferimento alla creatività, inserito in un contesto semantico che va dal patrimonio civile e spirituale allo sviluppo armonioso, credo imponga un supplemento di riflessione.

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Come ricorda Giovanni Jervis nella voce dell’Enciclopedia delle scienze sociali, edizione del 1992 (Treccani), gli studi sulla creatività sono da sempre divisi in due grandi campi. Il primo è centrato sullo studio delle persone di genio e considera la creatività come una caratteristica differenziale della personalità, quindi come qualcosa che è distribuito in modo inevitabilmente ineguale fra gli individui. Il secondo campo di studi riguarda le condizioni generali che favoriscono la creatività e strutturano il processo creativo stesso, e quindi considera la creatività come una sorta di potenzialità generale. Dato il contesto semantico entro cui Papa Francesco ha fatto appello alla creatività, penso si debba fare riferimento alla seconda accezione, quindi vedere nella creatività una spinta innovativa universale verso la proposta di nuove e migliori idee sociali.

A questo proposito è utile dare una sbirciata allo studio The impact of culture on creativity condotto per conto della Commissione europea da Kea European Affairs e pubblicato nel giugno 2009 (ec.europa.eu). Si scopre che il processo creativo può svolgersi come potenzialità generale quando, prendendo ispirazione dal patrimonio culturale, si riesce a coniugare capacità d’innovazione e aspetto emozionale. In altre parole, la creatività genera innovazione ma può sgorgare da un patrimonio che si è riusciti a conservare o, se si vuole, dalla rielaborazione di una permanenza.

L’innovazione sociale è quindi il prodotto di un’emozione che, scaturita dalla consapevolezza di possedere e poter vivere un certo patrimonio, libera nuove e migliore idee, spingendo verso uno sviluppo più armonioso. In questa concezione, arricchita da echi di filosofia orientale, il processo creativo rimane cognitivo ma implica la formazione di una sorta di intelletto generale. Creatività è dunque la capacità di connettere idee fuori dagli schemi precostituiti, ma collegandole in virtù di emozioni generate dalla continua riscoperta di una tradizione o di un comune passato di valori civili e spirituali.

Penso che l’auspicio del Pontefice potrebbe produrre effetti se la finanza italiana divenisse davvero creativa. Non però una “finanza creativa” come espediente di un singolo genio, magari un ministro economico che vende il patrimonio o cede a terzi un credito non esigibile, realizzando così un guadagno che serve a coprire perdite pregresse. Di ciò fu ad esempio accusato, a torto o a ragione, Giulio Tremonti quando ricoprì la carica di ministro dell’Economia e delle finanze nel secondo governo Berlusconi. Il processo creativo che viceversa possiamo auspicare, aggiungendoci alle preghiere del Papa, partirebbe da una riqualificazione semantica della locuzione “finanza creativa” generata dalla conquista pacifica, con idee di migliaia di cittadini, dei ministeri dello Sviluppo economico, dell’Ambiente, tutela del territorio e del mare, dei Beni e attività culturali e turismo, e dell’Istruzione, Università e ricerca.

“Signor Presidente, un po’ di creatività al potere!”

Emidio Diodato
- Professore associato di scienze politiche
- Università per stranieri di Perugia


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