Altritaliani
Il mensile Boccaccio 700

La voce a Boccaccio: Madonna Oretta, Giornata VI, Novella 1.

martedì 5 novembre 2013 di Floriana Calitti

“Un cavalier dice a madonna Oretta di portarla con una novella: e, mal compostamente dicendola, è da lei pregato che a piè la ponga.” Da Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di Amedeo Quondam, Maurizio Fiorilla, Giancarlo Alfano, Milano, nella nuova e recente edizione Rizzoli (in collaborazione con ADI, Associazione degli Italianisti), 2013.

Al centro esatto del “Decameron”, a metà, quando siamo arrivati a superare il numero cinquanta, Boccaccio decide di posizionare una novella-manifesto, una novella programmatica sul saper narrare, quindi una raccolta di novelle “narrate” come il “Decameron” che si interroga attraverso la storia di madonna Oretta Spina, su se stessa. Nella prima novella della sesta Giornata dedicata alla pronta battuta, al motto, alla risposta sagace, la protagonista, la gentildonna moglie di Geri Spina, rimbrotta un cavaliere che si era offerto di accompagnarla in un lungo e faticoso cammino raccontandole una storia, come portandola a cavallo … Ma il cavaliere si rivela talmente maldestro da costringere madonna Oretta a voler scendere da cavallo…
(Floriana Calitti)

Un cavalier dice a madonna Oretta di portarla con una novella: e, mal compostamente dicendola, è da lei pregato che a piè la ponga.

Giovani donne, come ne’ lucidi sereni sono le stelle ornamento del cielo e nella primavera i fiori de’ verdi prati, e de’ colli i rivestiti albuscelli, così de’ laudevoli costumi e de’ ragionamenti belli sono i leggiadri motti; li quali, per ciò che brievi sono, tanto stanno meglio alle donne che agli uomini quanto più alle donne che agli uomini il molto parlar si disdice. E’ il vero che, qual si sia la cagione, o la malvagità del nostro ingegno o inimicizia singulare che a’ nostri secoli sia portata da’ cieli, oggi poche o non niuna donna rimasa ci è la qual ne sappia ne’ tempi oportuni dire alcuno o, se detto l’è, intenderlo come si conviene: general vergogna di tutte noi. Ma per ciò che già sopra questa materia assai da Pampinea fu detto, più oltre non intendo di dirne; ma per farvi avvedere quanto abbiano in sé di bellezza a’ tempi detti, un cortese impor di silenzio fatto da una gentil donna ad un cavaliere mi piace di raccontarvi.

Sì come molte di voi o possono per veduta sapere o possono avere udito, egli non è ancora guari che nella nostra città fu una gentile e costumata donna e ben parlante, il cui valore non meritò che il suo nome si taccia. Fu adunque chiamata madonna Oretta, e fu moglie di messer Geri Spina; la quale per avventura essendo in contado, come noi siamo, e da un luogo ad un altro andando per via di diporto insieme con donne e con cavalieri, li quali a casa sua il dì avuti aveva a desinare, ed essendo forse la via lunghetta di là onde si partivano a colà dove tutti a piè d’andare intendevano, disse uno de’ cavalieri della brigata: “Madonna Oretta, quando voi vogliate, io vi porterò, gran parte della via che a andare abbiamo, a cavallo con una delle belle novelle del mondo”.

Al quale la donna rispuose: “Messere, anzi ve ne priego io molto, e sarammi carissimo”.

Messer lo cavaliere, al quale forse non stava meglio la spada allato che ’l novellar nella lingua, udito questo, cominciò una sua novella, la quale nel vero da sé era bellissima, ma egli or tre e quattro e sei volte replicando una medesima parola e ora indietro tornando e talvolta dicendo: “Io non dissi bene” e spesso ne’ nomi errando, un per un altro ponendone, fieramente la guastava: senza che egli pessimamente, secondo le qualità delle persone e gli atti che accadevano, profereva.

Di che a madonna Oretta, udendolo, spesse volte veniva un sudore e uno sfinimento di cuore, come se inferma fosse stata per terminare; la qual cosa poi che più sofferir non poté, conoscendo che il cavaliere era entrato nel pecoreccio né era per riuscirne, piacevolmente disse: “Messere, questo vostro cavallo ha troppo duro trotto, per che io vi priego che vi piaccia di pormi a piè”.

Il cavaliere, il qual per avventura era molto migliore intenditore che novellatore, inteso il motto e quello in festa e in gabbo preso, mise mano in altre novelle e quella che cominciata aveva e mal seguita senza finita lasciò stare.

(Nota della redazione: Ci dispiace ma non ci è possibile riprodurre tipograficamente sul sito il capolettera (maiuscola di diverse dimensioni) della nuova edizione Rizzoli che andrebbe mantenuto).

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Maître de la Cité des Dames, miniatura, XV secolo, Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano.

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Madonna Oretta e il cavaliere che mal novellava (VI,I), Cod. Parigino It. 63

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Miniatura tratta dal ms. Fr. 240, c. 172 verso, Bibliothèque Nationale, Paris

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Miniatura tratta dal ms. Add. 35323, c.1 r, British Museum, London

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SOMMARIO DEL MENSILE BOCCACCIO 700

- L’EDITORIALE

- Né come Dante né come Petrarca: su Boccaccio rimatore, di Roberto Fedi

- Boccaccio, il Decameron e la questione della lingua italiana, di Anna Mori

- La voce a Boccaccio: Madonna Oretta, Giornata VI, Novella 1, di Floriana Calitti

- Intervista a Giancarlo Alfano. L’intrigante Decameron, tra passato, presente e futuro, di Giovanni Capecchi

- Il Decameron al cinema. Un’opera all’origine di tanti film, di Gianfranco Bogliari

- Boccaccio in Europa. Non solo il Decameron, di Ilaria Rossini

- L’affascinante storia editoriale del nuovo testo del “Decameron”. Intervista a Maurizio Fiorilla. Di Stefania Modano

- Boccaccio e lo straordinario successo del tema del “cuore mangiato”, di Floriana Calitti.

- Intervista di Floriana Calitti ad Amedeo Quondam. Le cose e le parole del mondo nel “Decameron” di Boccaccio.

- Nastagio degli Onesti e l’exemplum della caccia infernale, di Floriana Calitti

- Il dono della sposa. Boccaccio, Botticelli e la pittura del Quattrocento di Anna Maria Panzera

- Boccaccio narratore in versi: Il “Ninfale fiesolano” di Daniele Piccini

- Boccaccio e le “conclusioni del Decameron” di Luigi Surdich


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