Altritaliani

Venezia 70 : Nel vivo la Mostra con Miyazaki e i film di Franco e di Avranas.

lunedì 2 settembre 2013 di Andrea Curcione, Massimo Rosin

Entra nel vivo la Mostra con l’atteso film d’animazione di Miyazaki che già prima della proiezione aveva suscitato polemiche. Poi il deludente debutto da regista di James Franco e ancora in concorso l’inquietante film del regista greco Avranas che lascia luci ed ombre

CHILD OF GOD di James Franco (Usa, 104’, v.o. inglese s/t italiano) con Scott Haze, Tim Blake Nelson, Jim Parrack

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Attore, regista e scrittore, il 35enne James Franco (Palo Alto, 1978) si cimenta ora con la regia di questa trasposizione del terzo romanzo di James McCarthy, “Child of God” (Figlio di Dio) pubblicato nel 1973 e adesso pellicola in concorso a Venezia. La storia, ambientata negli anni Cinquanta, vede protagonista Lester Ballard (interpretato dall’attore Scott Haze) il quale, traumatizzato dal suicidio del padre, dopo la messa all’asta della fattoria e il terreno annesso, diventa un disadattato stupratore e necrofilo che si aggira tra i boschi del Tennessee per uccidere giovani coppie che si appartavano in auto per poi violentare da morte le ragazze.

Il folle, abile a sparare col fucile, finirà per rifugiarsi con i suoi trofei femminili nelle caverne naturali della zona, che gli offriranno un sicuro nascondiglio dagli abitanti del posto che gli daranno ben presto la caccia. James Franco utilizza uno dei romanzi più cupi di McCarthy adattandolo - con un finale più morbido dell’originale - alle fattezze recitative-espressive dell’attore che interpreta Ballard, il texano Scott Haze (veramente bravo) aiutato dalla ruvida e grigia fotografia di Christina Voros.

La pellicola però non fa trasparire emozioni, non “buca” lo schermo e lascia perplesso lo spettatore, anche per alcune scene forti, un po’ gratuite, che il regista ha voluto mostrare.

KAZE TACHINU (SI ALZA IL VENTO) di Hayao Miyazaki (Giappone, 126’, v.o. giapponese s/t inglese/italiano)

Di tutt’altro genere l’ultima pellicola d’animazione “Kaze Tachinu” (“Si alza il vento”) del Maestro giapponese Hayao Miyazaki, presentata in concorso a Venezia 70. Il film, che inizia alla fine degli anni Venti per arrivare al secondo dopoguerra, racconta la vita di un giovane, appassionato di aerei, Tatsuo Hori, che diventerà un importante ingegnere della nascente fabbrica d’aerei Mitsubishi, il quale realizzerà il proprio sogno di ragazzino: costruire un aereo veloce e maneggevole.

Egli lo progetterà, e sarà l’aereo da caccia Mitsubishi A6M, il ben noto caccia “Zero” che verrà usato dall’aviazione militare Giapponese nel Secondo Conflitto Mondiale. Il titolo del film prende spunto dai versi di una poesia di Paul Valery (“Si alza il vento, bisogna tentare di vivere…” che servirà d’incoraggiamento al protagonista per inseguire i propri sogni. C’ è anche un omaggio al costruttore italiano dei primi velivoli di inizio Novecento, Giovanni Battista Caproni, che nel film afferma: “Gli aerei sono dei magnifici sogni”.

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Miyazaki con toni struggenti e più adulti, racconta come la forza di volontà possa essere premiata. Molto toccante è la storia d’amore del protagonista con la tenera Nahoko, un amore delicato e infelice con la sua amata dal fisico minato dalla tubercolosi. Nonostante la malattia, lei starà accanto al suo amato Jori per incoraggiarlo e sostenerlo fino alla fine.

“Si alza il vento” è un film poetico, più maturo e più adulto rispetto ad altri film, come ad esempio “Porco Rosso”. Suggestive sono le immagini dei panorami di Tokyo, del disastro del terremoto che devastò la città nel 1923, delle evoluzioni aeree e degli uffici dove i tecnici progettavano i velivoli della Mitsubishi. Si può contestare alla pellicola la durata eccessiva (126’) che magari necessitava di qualche riduzione; tuttavia nel complesso il film è davvero molto bello e importante.

Soprattutto perché probabilmente questa pellicola – presentata al Lido in anteprima europea – è destinata ad essere l’ultima realizzata dal 76enne Maestro giapponese. Miyazaki infatti proprio al Lido ha fatto comunicare la notizia del suo ritiro dal mondo dell’animazione. Un annuncio che ha fatto subito il giro del mondo e che è stata accolto con dispiacere da quanti seguono la carriera artistica di questo straordinario disegnatore.

Da Venezia

Andrea Curcione

MISS VIOLENCE di Alexandros Avranas

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E’ il giorno della Grecia che qui alla Mostra presenta Miss Violence del giovane regista Alexandros Avranas. Film coraggioso, ma che forse non rispecchia l’attuale momento di questo paese, nè tantomeno lo può rappresentare per quello che è il valore della sua civiltà. Avranas ha preso spunto da un fatto vero per costruire una storia dove, dietro ad una apparente normalità, si nasconde un orrore disgustoso. Ad una festa di compleanno Angleliki, la festeggiata, si butta giù dal balcone. Senza alcun apparente motivo. A casa il lutto viene celebrato con molta dignità e compostezza dove tutti si impegnano a vivere cercando di riprendere i fili della normalità. Nella casa vivono due anziani genitori a cui fanno contorno altri nipoti che vivono con loro. Lui, il nonno, vuole che tutto torni come prima, e questo è un impegno che porterà avanti con pazienza e fermezza. Fino a quando qualcosa comincerà a sgretolarsi. Mano a mano che il film procede, si verrà a sapere quali tragedie la sua bonarietà nasconde. A dispetto della vita che conduce, o forse per le tante bocche da sfamare, costringerà una figlia, ancora minorenne, a prostituirsi offrendola ad amici. Non contento obbligherà in seguito anche la figlia più piccola, che forse non ha ancora dieci anni, a fare altrettanto. Si verrà così a sapere che il suicidio di Angeliki altro non era che il tentativo, riuscito, di ribellarsi, all’"Orco" rappresentato dal nonno che imponeva il silenzio a tutti. Il finale vede sua moglie intenta ad asciugare un coltello. Lo fa con cura estrema perchè quello rappresenterà la soluzione a tutti i mali. In conferenza stampa il regista ha tenuto a precisare che questo film non rappresenta in alcun modo una metafora del suo paese. "Ho voluto descrivere questo vicenda, prendendola da un fatto di cronaca vera, che, nei particolari, era ancora più racappricciante. Queste cose possono accadere in qualsiasi paese, nessuno ne è escluso." ha precisato a chi gli chiedeva se questo film fosse uno spaccato del suo paese. Dopo Anghelopoulos la Grecia cerca ancora chi sia il suo erede artistico. Dubito che Avranas possa esserlo.

Da Venezia

Massimo Rosin


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