Altritaliani
Voyages en ItalieS. Reportage fotografico.

Terra del Salento: "Qui c’è quasi tutto".

lunedì 18 agosto 2014 di Flavio Brunetti

Quando anche una breve vacanza di mare diventa l’occasione di riflessioni più profonde. Pubblichiamo, attraverso le sue fotografie, gli “appunti di viaggio” di Flavio Brunetti dal Sud dell’Italia, dalla punta del tacco della penisola: il Salento con la sua meravigliosa Otranto ricca di storia e di suggestioni. Vedi anche il portfolio. Foto in esclusiva per Altritaliani.

QUI C’È QUASI TUTTO

Pensavi di trovare solo il mare in fondo al tacco dello stivale? Ma, invece… qui c’è quasi tutto. Non ci credi? Ti racconto cosa c’è. Basta solo stare attento e guardare intorno a te:


- C’è un uomo che è stato a Napoli, molti anni a Poggioreale. Lì non c’era mare, soltanto muri e sbarre. Ora l’uomo, quando arrivano i turisti come te, come me, prova a vendergli un po’ d’uva. Un bel grappolo: due euro. Racimolare, con la gente che arriva, qualche spicciolo per l’inverno.


- Ci sono due occhi chiari sotto una pila di cappelli, innalzata a mo’ di torre sulla testa, e le braccia colme di borsette, braccialetti e tante altre svariate cose. Il corpo della donna è fatica, è una vetrina che cammina nell’arsura senza sosta. Due occhi chiari. Dolcissime, due profonde perle, sullo scuro della pelle, chiedono solo di vivere senza troppo disturbare noi, sbracati al sole, a parlare di Berlusconi, di calcio, di ristoranti e di ricette.


- Ci sono fiori, gigli bianchi, sulle dune arroventate della sabbia, che adornano la vita con la grazia e cacciano via la desolazione. Poi, nel buio della notte, ci sono, a fare un po’ di luce, due barche, piccole a vela.


- C’è la bancarella: noccioline, capperi, dolcini, datteri, liquirizie, tarallucci, caramelle colorate chissà con cosa e tante altre leccornie!


- Ci sono, altissime, le mura contro i Turchi che venivano dal mare con il loro carico di morte: le mura, baluardo della città antica che si perde nei ricami delle strette sue viuzze.

Lì, la sera, scorazzano i tre-ruote per i turisti che dormono lontano, nei camping o nei villaggi; indaffarati tra balli in gruppo, cacce al tesoro, e altri stupidi giochi e animazioni, loro, alla ricerca di divertimenti insulsi, non avrebbero tempo per vedere; allora salgono su quei trabiccoli o si fanno sollevare in cielo e credono di vedere.


- Ci sono infiniti decori bianchi, nell’azzurro del mattino, ai Martiri Cristiani trucidati, mille anni or sono, dagli infedeli, e tra essi, quell’intrigo armonioso di ricami e ghirigori, guarda bene!, e scoprirai gli angeli delle luci artificiali.


- C’è il vento di maestrale che fa increspare, al largo, il mare nello stretto che separa il tacco dell’Italia dall’Albania, quello stretto dove al tempo delle Repubbliche Marinare, cominciava il “Golfo di Venezia”. Così i Dogi chiamavano l’Adriatico sulle cui onde si affacciavano Ragusa, Spalato, Ravenna, Bari e le tante meravigliose isole di quel mare.


- Ci sono gli orti. I preziosi orti, ricchi di insalate, verdure, meloni e di lavoro. Ci sono le grotte. Ci sono le cave minerarie. Ci sono muri che attraverso essi vedi il cielo!


- Ci sono ombre che scalano le torri. Mostri satiri a tre teste e la civetta. Le Madonne bizantine e c’è De Chirico. Ci sono cimiteri in riva al mare dove i morti sono diventati pietre o le pietre sono diventate i morti.


- Ci sono i vecchi e le donne del paese che sanno tutto e se lo dicono tra loro, tanto noi non capiremmo mai, in così poco, breve tempo, l’amore che hanno dentro.

Insomma, come ti racconto, “Qui c’è quasi tutto”. Bisogna solo, umilmente, guardarsi attorno.

Testo, foto e portfolio © Flavio Brunetti

Reportage pubblicato il 13 agosto 2013

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