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Ex Voto d’Italia: Un patrimonio di inestimabile valore socio-culturale.

lunedì 17 giugno 2013 di Mario Carillo

Un patrimonio di inestimabile valore socio-culturale ignorato fino a qualche decennio fa è rappresentato dalle seimila tavolette votive ed altri “ex voto” catalogati nel Santuario della Madonna dell’Arco, teatro il lunedì in albis dall’arrivo dei fujenti sulla strada per i paesi vesuviani.

La parte più antica e preziosa della raccolta risale al Cinquecento. Sono circa mille esemplari, 600 dei quali su legno, altri su carta. Su alcuni, brevi annotazioni in latino o in un approssimativo italiano. Tutti in perfetto stato di conservazione, nonostante l’usanza dei fedeli di inchiodare i quadretti alle pareti del tempio. Le navate di molte altre chiese italiane brulicano di queste ingenue pitture che raffigurano disgrazie, miracolosamente evitate per l’intervento di un santo. Vi si scorgono muratori che precipitano da altissime impalcature, meccanici che stanno per essere trascinati da complicati ingranaggi, bambini caduti nell’acqua bollente, militari in guerra, marinai in balia delle onde; in un angolo del quadretto il santo protettore nell’atto di impedire la disgrazia.

Nei primi esemplari, gli artigiani esperti nel rappresentare la scena dello scampato pericolo si servivano di tavolette di noce o pioppo; poi passarono, nel Seicento, al castagno e all’ulivo o all’abete, elementi essenziali per la creazione dell’opera. La pittura a tempera eseguita su carta, su legno o su un’imprimitura fatta di gesso e colla. Più tardi compaiono le “tabelle” ad olio; nell’ ottocento alcuni “ex voto” sono dipinti su vetro.

Nella galleria dei miracoli del Santuario della Madonna dell’Arco, la raccolta è stata rigorosamente ordinata. Si parte dalla sezione “fatti giudiziari” dove sono raggruppati lavori ispirati alla cronaca nera, alla vita all’interno delle carceri, alla tortura, alla condanna a morte. La camorra e altre forme di violenza del passato sono raccolte sotto l’etichetta “calamità pubbliche”. Le più numerose sono le tavolette sui miracoli, con gli infermi e i loro parenti nell’atto di implorare la grazia. Accanto al malato un medico che opera o allarga le braccia in segno di resa. L’uso delle tavolette votive è fatto risalire a rituali pagani di tremila anni fa.

Esso si diffuse in Italia nella prima metà del Quattrocento”: La più antica “tabella”, conservata nel museo di San Martino di Napoli è del 1361, commissionata dal cacciatore Francischino de Brigal e raffigura una “morte falciatrice” con diciotto cadaveri. Una testimonianza che esula dalle tavolette pittoriche, ma collegata direttamente agli ex voto, si ritrova nel Museo Campano di Capua. Una collezione di duecento statuette databili fra il V e I sec. a.C. raffiguranti madri con bimbi in braccio. Erano ex voto dati in ringraziamento a Matuta, la dea italica della fecondità.

Secondo un calcolo del Centro Nazionale Ricerche, nei Santuari mariani vi sarebbero non meno di ottantamila tavolette votive. Di esse diecimila sono state schedate e costituiscono un prezioso patrimonio documentario per la storia degli abiti, degli strumenti di lavoro e dei ferri chirurgici. Le tecniche di intervento medico si possono ricavare da tre dipinti di epoche diverse: mentre nel Cinquecento e nel Seicento il medico interviene, su un ammalato colpito da emottisi, con un taglio sotto la pianta del piede, nel secolo successivo il taglio è praticato immediatamente sotto il ginocchio, e nell’Ottocento all’intervento chirurgico si sostituisce la semplice immersione delle mani in acqua fredda.

Negli ultimi anni il fenomeno in Italia è stato meno frequente; il persistere in Campania di questa tradizione si spiega, invece, con la pubblicazione di numerosi libri specializzati e il persistere di artigiani che offrono quadretti votivi, dipinti talvolta in serie, ipotizzando ogni sorta di sciagura e lasciando libero l’angolino in alto riservato al santo invocato. In Via San Biagio dei Librai, San Gregorio Armeno, la strada dei pastori, si può ancora trovare un bravo pittore. In case moderne non è raro imbattersi in qualche quadretto votivo, acquistato su Internet.

Altri templi che in Italia possiedono cospicue, raccolte, sono il Santuario di Pompei, con oltre mille tavolette, nelle teche pezzi di argenteria e un bambino d’argento.

Una scultura argentea dal peso di dieci chili; lo stesso peso di un bambino salvato per intercessione della Madonna; il Santuario della Madonna del Consolato a Torino, il Santuario della Madonna dei Fiori a Bra, il Santuario della Madonna di Milllesimi, presso Savona; Santuario Nostra Signora del Boschetto di Camogli con un’agevole raccolta di ex voto marinari. Nel 1467 nel viterbese per la devozione alla Madonna della Quercia, gli ex voto venivano affissi ai rami della quercia o lasciati sull’altare ai piedi dell’albero.

Se oggi è diminuita la presenza di “tabelle” votive, è aumentata la tendenza a servirsi di un oggetto o una fotografia. Il pugile Patrizio Oliva, per esempio donò alla Madonna dell’Arco i guantoni con cui conseguì la vittoria alle Olimpiadi. Riccardo Azzoli, pilota di Formula 3, per intercessione della Madonna di Pompei, avuto salva la vita in seguito a un incidente, ha lasciato la Coppa, vinta in precedenza. Tossicodipendenti usciti dal tunnel della droga lasciano in una teca le loro siringhe. Altri offrono fotografie dello scampato pericolo con impressa l’immagine della Madonna. Dagli ultimi dati Censis risulta che in Italia ci sono oltre tremila musei. Fra questi le raccolte di “ex voto” pittorici, spesso trascurate, testimonianze inedite di epoche passate.

Mario Carillo


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