Altritaliani

Candidata al Consiglio comunale: Il bello della cittadinanza attiva.

giovedì 30 maggio 2013 di Marina Mancini

Mi ritrovo e mi piace mescolare le mie idee a quelle degli altri, diventare una sola voce con questi miei concittadini generosi e belli, che non si fanno abbagliare e non si confondono. I cittadini, non tutti, sono ciechi e sordi e nemmeno tanto assuefatti o stanchi da essere ridotti al silenzio o all’ignavia, peggio, all’asservimento o all’osceno clientelismo.

Mi dicono “vai e partecipa”. Rifletto il tempo che basta a sorseggiare una tazzina di caffè e la decisione è già maturata dentro di me, ma prendo tempo, un pò per darmi un tono da donna impegnata, per farmi desiderare, forse si, forse no.

Dall’altra parte quando ti dicono:“vai e partecipa” le strade da percorrere non sono molte, nel mio caso se ne contano due:

1) No, perché faccio due lavori, ho una bambina, due cani, due gatti, due criceti. E poi il tempo signora mia! Quello non basta mai.

2) Si, perché se proprio le cose non mi piacciono, continuare a lamentarsi senza mai esserci e contribuire, ciabattando tra una stanza e l’altra, con in mano il famoso caffè, è un esercizio inutile. Un po’ da vecchietti della città vecchia del poeta De Andrè.

Così dico si e mi ritrovo candidata come consigliere comunale in una lista di sinistra della mia città. Roba forte! “Mica pizza e fichi” direbbe il mio amico Renato.
La mia città bella e assolata, sul mare. Litorale romano. Dove trovava rifugio e fresco d’estate il buon vecchio Nerone.

Certo, non è stato facile convincere la mia piccola che la mia discesa in campo non era l’equivalente di quell’altra discesa, di lui, da quel di Arcore, più famoso, più ricco e pelato e che proprio io sotto i riflettori difficilmente sarei approdata. “Ecco”, mi dice Francesca arrabbiatissima, “adesso mi tocca andare pure in televisione!” Chiarito il punto con lei, mi getto nell’avventura, la curiosità la fa da padrona.

Il “tutti rubano, tutti sono uguali” è stato il sale del mio pane quotidiano in una famiglia che di indirizzo civile e impegno sociale aveva il nulla di fatto registrato, il “se sapessi non farei, ma non so e quindi non faccio”, inciso sull’uscio di casa.

Peggio se sei donna o femmina, come si usava dire tra noi altri, e in quanto tale, per attributi sessuali e volontà divina, inferiore e, quindi, non ti impicciare di politica che non sono fatti tuoi. Io, per fortuna o caparbia contrarietà, a questa roba qua non ci ho mai creduto.

E tutta la fatica fatta, tutte le lotte in solitaria, le parole gridate e dettate dalla rabbia, offesa umanamente più che politicamente, a dire la verità, finalmente trovano il giusto coronamento in questa inaspettata candidatura. L’impegno serio. Mi infilano in una lista di semi sconosciuti, cominciano ad arrivare messaggi, telefonate, e- mail, ci vediamo, ci sentiamo, facciamo, scriviamo, parliamo, coinvolgiamo.

In questo nuovo vortice, però, mi trovo, mi scopro, mi sento a casa. Le persone della lista che incontro mi somigliano, ci guardiamo e scopriamo le stesse urgenze e volontà, al di là delle personali e umani differenze, che ci distinguono ma non ci dividono. E, soprattutto, confermano il mio sospetto antico. E’ la prova provata, il “tutti uguali” non regge, è smascherato, svergognato, marchiato con il bollo del: “non sei serio, non mi convinci a non partecipare, a non esserci, a non contribuire con le mie capacità e intelligenza”.

Mi ritrovo e mi piace mescolare le mie idee a quelle degli altri, diventare una sola voce con questi miei concittadini generosi e belli, che non si fanno abbagliare e non si confondono.

Scopri dietro casa, all’angolo della strada i tuoi eroi, quelli con i bigodini in testa, che portano a spasso il cane, che si alzano alle cinque e prendono il treno pigiati come le sardine, che fanno spesa, come me, al netto del risparmio per far quadrare il conto, che studiano, che si arrabbiano, che non ci stanno. Insegnanti, studenti, pensionati, archeologi, ingegneri, assistenti sociali, laureati e operai, camionisti, negozianti e altra varia umanità a discutere e a mettere sul piatto della bilancia il tempo sottratto al privato e la partecipazione condivisa. La risposta di questo bilanciamento ricorda quella della ragazza no tav di tante parole fa, che mescolava il suo attivismo politico al concetto di dignità. Esserci per non sentirsi complici di un sistema malato e perverso.

Dopo tutto, sono molti gli interessi da giocarsi, mica la fatica si fa gratis.

Gli interessi si misurano su tutte le dita delle mani e dei piedi, numerosi come i capelli della testa, come gli abitanti che attraversano le nostre strade bucate, si giocano tra il nostro mare, il patrimonio artistico, la salvaguardia del territorio, la salute, i beni pubblici, la scuola. E si parte, allora, per un tour di parole, di progetti da condividere, di possibilità masticate con passione. Tutto incorniciato, spesso, da tavole apparecchiate e caffè bollente. Risate e discorsi seri, rabbia e fatica. Ma è questa la politica fatta dai cittadini? Ancora più bella di quello che potessi sperare.

Niente a che vedere con massimi sistemi e teorie astratte, semplicemente risposte pratiche a problemi seri della città in cui mi capita vivere, respirare, crescere mia figlia. Ma le proposte di buon senso non trovano onorevoli orecchie che l’ascoltino, distratte, le onorevoli orecchie, insieme alle voraci bocche e agli avidi occhi, da altri personalissime attrattive.

Ma intanto, queste istanze civili ci sono, a dichiarare che i cittadini, non tutti, sono ciechi e sordi e nemmeno tanto assuefatti o stanchi da essere ridotti al silenzio o all’ ignavia, peggio, all’asservimento o all’osceno clientelismo. Nella mia città, per esempio, molte persone non si sono lasciate infinocchiare dalle tre patacche blu, festeggiate in pompa magna dal comune, per dichiarare che il mare nostrum è pulito, fresco e profumato. Ti ci butti dentro e a seconda delle maree che riportano a riva di tutto un po’ o degli scarichi (di natura non ben definita), ti ritrovi cromata e unta come in un torneo di lancio della poltiglia.

Ma come e la bandiera blu? La bandiera blu la riponiamo nel cassetto o la rispediamo al mittente. I miei generosi concittadini sono andati a pescare le analisi fatte dalla Asl, questo l’anno scorso, per scoprire il noto e stra noto, ovvero, che l’acqua del mare è inquinata, e che se ti bagni quando proprio ti dice male, rischi un infezione.

Ti raccontano una balla e guarda un po’, qualcuno non ci crede! Deve essere stato un duro colpo per gli onorevoli amministratori scoprire e scontrarsi con questi strani abitanti sapiens che si uniscono e danno forma a questa creatura che si potrebbe chiamare: “cittadinanza attiva”?

Sai come è ? Non per tutti la Rubi rubacuori è la nipote di Mubarak, qualche dubbio a qualcuno viene, mica per cattiveria, sia ben chiaro!

Marina Mancini


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