Altritaliani

Vittorio Squillante: ”Oltre il sipario”- Un uomo tra cinema e poesia.

giovedì 23 maggio 2013 di Armando Lostaglio

Un po’ lucano, un po’ napoletano, un po’ americano, Vittorio Squillante ha vissuto da sempre nel segno del cinema. Procuratore di numerose star italiane e americane. Una vita tra sogni, spettacolo e realtà. Le sue emozioni e sensazioni in un recente libro di poesie dall’emblematico titolo: “Oltre il sipario”. Eccolo in una intervista che ci ha concesso.

La poesia più schietta nel segno del cinema. E’ un libro esile, leggero, un viaggio godibile nella memoria; una veste grafica essenziale e in copertina una immagine mutuata da “La dolce vita” di Fellini. Ma solo aprendolo, sfogliandone le prime liriche, ci si accorge di essere al cospetto di versi pregnanti, ricchi di ponderatezza ed intrisi di nostalgia. Una nostalgia che si tinge di tenerezza e talvolta ha il sapore amaro di un film neorealista.

Si tratta di “Oltre il sipario” (EditricErmes, Potenza), l’opera prima di un poeta, Vittorio Squillante, che giovanissimo non è, ma che conserva la freschezza di un bambino, anche se evoca esperienze e talvolta dolori. Un fanciullino che, pascolianamente, guarda al passato non senza aver offerto una equa accorata analisi, mediante la funzione tipica del verso, quando si colora dolcemente dei ricordi, nell’etimo di “ridare al cuore”.

E, nel contempo, si può cogliere una lezione proustiana per quel “linguaggio del tempo e della memoria, che – sostiene altrove Massimo Nava – è forse l’unico trucco che l’uomo ha a disposizione per inventarsi un senso e chiamarlo Dio, o per riconoscere gli altri esseri nella comunione dei valori”.

Un idioma che sa essere popolare (specie quando adotta la lingua madre, quella napoletana, sua radice e simbiosi), sia quando parla di aspetti interiori della vita quotidiana (con versi in italiano). Squillante è uomo di cinema e al cinema (che lo scrive in maiuscolo) dedica la bellissima lirica “Il mercato dei sogni” che sembra il titolo di un film, asserendo: “O’ Cinema è nu mercato ‘e suonne / e chi cchiù sonna, meglio ‘o sape fa / basta ‘na bella storia, e a mano ca to fa…..”

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Vittorio Squillante con Dennis Hopper e Sergio Leone

Squillante scrive in un napoletano leggibile e per questo godibilissimo, sembra di guardare immagini di una Italia in bianco e nero, che sa di commedia come di tristi emigrazioni. Ed un lieve ilare ricordo di Massimo Troisi e degli amici di sempre, con la pacata rilettura di una vita dedicata a quel mondo magico e controverso, che solo un uomo di cinema sa magnificare. Il cinema è infatti la sua vita, svolge attività di procuratore per i maggiori attori italiani ed americani; l’elenco sarebbe lunghissimo: basti citare Joe Pesci o la bellissima Mira Sorvino o il premio Oscar Farid Murray Abraham (il Salieri di “Amadeus” diretto da Milos Forman); mentre in Italia fra registi ed attori citeremmo un nome per tutti: quello di Giancarlo Giannini.

Il grande attore spezzino gli dedica, infatti, una prefazione esemplare per la sua profondità e semplicità ad un tempo, rileggendone una dicotomia umana: scruta il poeta che dialoga con la propria interiorità, e l’uomo ricco di esperienze fra le più rare. Affiora, certamente, in Giannini un affetto sincero verso Squillante specie quando scrive: “…Le sue liriche, insomma, disegnano l’ombra di un uomo inquieto che certamente dialoga con la sua memoria, acquistando sempre di più una dolente coscienza del vivere, ma con punte di estrema felicità, vissute nel presente del ricordo…”

Un bel viaggio nei sentimenti che riflette sul mondo del cinema e sulla vita, per riverberare e guardare in maniera dolce e anche disincantata, oltre il sipario.

L’INTERVISTA

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Giancarlo Giannini

Lo incontriamo nel suo studio romano, lo Studio Squillante, in un elegante palazzo dalle parti di San Pietro. Uno studio pieno di ricordi, tanti i ritratti d’autore: campeggia una dedica personale di Frank Sinatra; è ripreso con Joe Pesci, con Robert De Niro, con un giovanissimo Massimo Ranieri, con il premio Oscar Murray Abraham, e con Harvey Keitel, ed ancora con Angela Luce e Lina Sastri.

Tante le personalità del cinema che da decenni appassionano ed emozionano le platee di ogni luogo. Sono tutti suoi amici prima ancora che essere legati all’Agenzia che Vittorio Squillante da molti lustri dirige. E’ un uomo apparentemente timido Vittorio, napoletano dentro che ha portato negli Stati Uniti quello spirito che sa attraversare ogni contingenza, nella propria unicità. Vittorio Squillante ha legato la propria esistenza ai suoi grandi amori: il cinema e il calcio, secondo tradizione.

Ci accoglie con i versi di una sua poesia dedicata all’amico Massimo Troisi.
Ci racconta in breve la sua brillante carriera, che fa di Vittorio una delle personalità più apprezzate nel mondo del cinema, ma anche del teatro e della televisione.

Armando Lostaglio: Ma tutto nasce con la passione per il calcio, dottor Squillante?

Vittorio Squillante: “Quando avevo 15 anni andai a studiare a New York. Ma già a 14 anni giocavo a Napoli con la Folgore, con la quale fummo campioni della Campania, dopo aver vinto il campionato a Napoli. Trasferitomi in America, partecipai al campionato di serie A; nella squadra ebbi il piacere di avere come compagni Giovannini (ex giocatore della nazionale italiana), l’argentino Andrade e Viney, che aveva giocato col Napoli.”

A.L.: E’ stato dunque il pallone a catalizzare anche in America gli interessi giovanili?

V.S.: Certo. Quando compii 18 anni e ricevetti la cittadinanza americana, fui richiamato dall’esercito Statunitense. Dopo il periodo di addestramento nel New Jersey, fui trasferito in Germania e li inserito nella famosa First Division dell’esercito Usa. Giocai con la squadra militare contro una selezione inglese, e sono stato notato da un dirigente dello Schweinfurt 05. Con questa squadra partecipai al campionato tedesco di serie A: correva l’anno 1954. Fui richiesto da alcune squadre italiane ma non fu possibile tesserarmi perché avevo perso la nazionalità italiana ed allora era vietato tesserare più di uno straniero. Per cui, dopo due anni, lasciai la squadra tedesca e ritornai in America dove continuai a giocare ed a studiare fino a conseguire il diploma di laurea dell’American University.

A.L.: L’amore per il calcio, dunque, una appassionante “militanza” e poi l’abbandono a vantaggio del cinema. Come nasce il suo amore per il cinema e per la poesia: la napoletanità quale valore ha avuto?

V.S.: In Italia feci ritorno con mia moglie ed i miei figli, lavorando per il governo USA, in qualità di direttore di Services Division alla base di Sigonella (Catania). Il mio amore per il cinema nacque quando conobbi Vittorio Caprioli ed il grandissimo Giancarlo Giannini, che all’epoca giravano un film a Catania. Mi dimisi così dal mio impiego con il governo USA e mi trasferii con la mia famiglia a Roma, dove iniziai la mia attività di agente e procuratore.

A.L.: Quali sono state le “scoperte” artistiche che ritiene importanti sia sotto l’aspetto umano che artistico?

V.S.: Grazie al mio grandissimo “cliente” Giannini, stimato in tutto il mondo, mi associai con l’avvocato Jay Julien, che allora rappresentava in America e nel mondo Robert De Niro, Harvey Keitel, Christopher Walken, Joe Pesci, Martin Scorsese, Murray Abraham. La lista dei miei associati si arricchì con la rappresentanza di grandissimi attori quali Giuliano Gemma, Lina Sastri, Angela Luce, Angela Molina, Isa Danieli, ed ancora Marco Leonardi, Bianca Guaccero. Durante la mia attività nel mondo dello spettacolo ho avuto l’onore ed il piacere di conoscere Frank Sinatra, F. Murray Abraham, Sergio Bruni, Sergio Leone, Lina Wertmueller, e tanti grandi artisti con i quali si è instaurato un rapporto di grande amicizia.

A.L.: C’è un nome che però deve a lei la sua “scoperta?

V.S.: Fui il primo a scoprire il grande talento di Giovanni Calone, in arte Massimo Ranieri. Lo conobbi quando aveva solo 12 anni. Capii subito che sarebbe diventato il grande cantante ed attore che negli anni è diventato.

A.L.: Dunque, dottor Squillante, la sua napoletanità l’ha intensamente vissuta nelle esperienze più platoniche della sua città.

V.S.: Sicuramente. Il calcio, la poesia ed il cinema sono stati da sempre le passioni della mia vita. La poesia mi ha sempre accompagnato: devo questo amore alla mia Napoli che mi ispira nel cuore e nella mente. Fu proprio Sergio Bruni a suggerirmi di pubblicare il libro di poesie "Oltre il sipario", edito da EditricErmes di Potenza diretta dal prof. Lucio Attorre, con la prefazione affettuosa di Giancarlo Giannini. Un grazie particolare va dunque a Giancarlo e a F. Murray Abraham, che considero miei cari fratelli.

Armando Lostaglio


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