Altritaliani

Intervista al filosofo Masullo: “Avere novant’anni... Capita.”

mercoledì 24 aprile 2013 di Violetta Luongo

Abbiamo incontrato il filosofo Aldo Masullo per una conversazione a 360 gradi, su come è cambiata l’Italia, sulla recente elezione del Capo dello Stato, sulla politica oggi ma anche su come cambia la sua Napoli. Occorre sempre, secondo lui, un po’ di distanza e finanche di indifferenza di fronte a quello che capita.

«Avere novant’anni? Capita». Così Aldo Masullo commenta il suo compleanno, festeggiato in forma privata con i figli e nipoti, e solennizzato in un convegno all’Istituto di Diagnosi e Cura Hermitage Capodimonte a Napoli.
Sottile con occhi chiari, estremamente acuto e attento, le mani piccole e immobili. Questo Aldo Masullo oggi, non più la mefistofelica figura con sopracciglia folte e arruffate, “rosso di pelo”, che a suo dire, faceva paura ai bambini. Uno dei maggiori filosofi italiani, ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca e all’insegnamento, ma da piccolo sognava di fare il capostazione. «Ero innamorato dei treni, in essi – così il filosofo racconta – c’è una doppia valenza, il movimento e al contempo l’ordine, i binari».

JPEG - 103 Kb
Aldo Masullo durante il convegno a Capodimonte

Violetta Luongo: - Qual è la figura più importante nella sua infanzia e adolescenza?

Aldo Masullo: - Oltre ai miei genitori ovviamente, ho avuto degli insegnanti molto bravi, sia alle elementari a Torino, sia poi alle medie a Nola. Tutti i miei maestri hanno lasciato una traccia molto forte.

V.L.: - Quale paese o città sente più suo?

A.M.: - Ormai non mi si può contestare che sia Napoli la città che porto nel mio cuore, però fin da piccolo, forse perché nato ad Avellino poi trasferito a Torino, e poi a Nola, non mi sento legato in modo esclusivo ad una città, ma cittadino del mondo, ovviamente tra me e il mondo c’è l’Europa. Ecco mi sento molto europeo.

V.L.: - Perché la filosofia? Quando e come ha scelto?

A.M.: - Quando ero ragazzo ho amato moltissimo la letteratura, da adolescente scrivevo racconti, novelle e persino opere teatrali, mi iscrissi all’università di Lettere credendo di dedicarmi proprio alla letteratura però c’era in me una ipoteca: al liceo a Napoli ebbi un insegnante di filosofia, Alberto Schettini, un vecchio molto malandato fisicamente, ma di straordinaria nobiltà d’animo ed estremamente rigoroso. Era un bravissimo insegnante di filosofia, in prima liceale assegnò a ciascuno di noi una tesina, io ebbi la “Metempsicosi secondo Platone” e mi mise nove. Quindi c’era in me questa radice filosofica che rifiorì all’università e per questo decisi di dedicarmi ad essa.

V.L.: - Anni fa fu fatto insistentemente il suo nome come sindaco di Napoli. Per lei un’occasione perduta o un pericolo scampato?

A.M.: - Un pericolo scampatissimo. Durante un dialogo con Massimo D’Alema, che preoccupato mi chiedeva che intenzioni avessi, volendo egli sostenere Bassolino, gli spiegai che fra le mie ambizioni non c’era quella di fare il sindaco di Napoli.

V.L. : - De Magistris fu visto come una grande speranza, secondo lei ha risposto alle attese o in cosa ha deluso i napoletani?

A.M.: Premesso che non l’ho mai visto come una grande speranza, ho votato per lui solo perché il candidato del Pd scomparve. Ritengo che sia un sognatore e come tutti i sognatori finisce come vittima del proprio narcisismo perché il sogno non è altro che la nube rosa dove noi proiettiamo la nostra immagine. De Magistris non si è reso conto che una città come Napoli va curata come si curano i bambini, cominciando dalle piccole cose, immagino che il sindaco debba essere una persona che cammina per la città, che vede cosa realmente sta succedendo e che si fa vedere incutendo rispetto e coraggio. Questa è la prima virtù di un sindaco, e lui non ce l’ha. Con quei pochi soldi disponibili avrebbe dovuto affrontare i problemi minuti, come le famose buche per le strade. Prima di queste avevo visto solo quelle causate dalle bombe in tempo di guerra, ma così grandi mai.

V.L.: - Cosa pensa della politica di de Magistris dei “grandi eventi”?

A.M.: - Il grande evento può anche servire ma laddove già c’è un tessuto funzionante della città, nel nostro caso mi fa pensare al Barone di Münchhausen che tentava di mantenersi in alto reggendosi i capelli.

V.L.: - E dell’attuale situazione politica? Ne usciremo?

A.M.: - In un modo o nell’altro ne usciremo, non so come, quando e a che prezzo. È sicuramente oggetto di preoccupazione. Ricordo quello che dice Vico, i popoli devono giungere al punto più basso della loro caduta per cominciare a risalire, spero che risaliremo prima di giungere al punto più basso se il punto più basso è ancora più basso del punto in cui siamo giunti adesso.

V.L.: - Chi avrebbe visto e chi avrebbe voluto come presidente della Repubblica? A.M.: - I nomi di per se stessi non sono motivati e motivanti, le ragioni politiche richiedono una persona che abbia al contempo prestigio morale, la maggiore indipendenza dai partiti e anche una grande forza per resistere alle spinte. Non deve lasciarsi travolgere. Mi sarebbe piaciuto una donna, si parlava di Emma Bonino, non mi è assolutamente antipatica.

V.L.: - Napolitano è stato un buono presidente?

A.M.: - È riuscito a portare avanti faticosamente ma con fermezza questo sgangherato vascello che è la nostra Repubblica soprattutto in questi anni, probabilmente non si è lasciato comprendere chiaramente dal popolo, ha compiuto scelte anche necessarie e dolorose in cui ha mostrato grande coraggio come per la nomina di Mario Monti, ha fatto ciò che serviva per superare una difficoltà, ma non è riuscito a farsi capire dagli italiani. È apparso troppo chiuso nel suo fortilizio.

V.L.: - Come giudica Grillo e i suoi adepti?

A.M.: - Io distinguo Grillo dagli adepti, che sono tutti quegli italiani che, non avendo quell’orientamento politico ragionato, sono colpiti dalle difficoltà, l’unica reazione è quella oppositiva. Grillo è un personaggio furbo perché utilizza la propria arte di comico, anche se, ultimamente, tutto ciò che dice di comico ha ben poco. È uno strumentalizzatore di questa reazione popolare che andava montando, ha conseguito questo risultato i cui retroscena ancora non conosciamo.

V.L.: - Per finire come ci si sente a 90 anni?

A.M.: - La mia è una sensazione di indifferenza, io sento il piacere e il dolore ma caratterialmente ho sempre una riserva di indifferenza di fronte a quello che capita. Forse è anche l’atteggiamento congenito del filosofo che cerca sempre di guardare le cose nella loro appartenenza a una realtà che è molto più grande della nostra vicenda particolare. Io credo che sia una sensazione di tutti i novantenni che hanno ancora un po’ di salute, sembra quasi normale. Tempo fa improvvisamente mi resi conto che mio figlio Carlo aveva 60 anni, provai una sensazione né di malinconia né di preoccupazione, ma di stranezza. È la stessa cosa nel dire che ho 90 anni…capita.

Violetta Luongo


Home | Contatti | Mappa del sito | | Statistiche del sito | Visitatori : 418 / 3999648

Monitorare l’attività del sito it  Monitorare l’attività del sito THEMI e IDEE   ?

Sito realizzato con SPIP 3.0.21 + AHUNTSIC

-->